III Vol. 21 Maggio 1900

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LO STATO PIÙ SUBLIME È IL DISFARE IL NOSTRO VOLERE NEL VOLERE DI DIO.

È VIVERE DELLA SUA VOLONTÀ.

 

Questa mattina il mio adorabile Gesù non veniva; onde dopo molto aspettare è venuto e,
carezzandomi, mi ha detto: “Figlia mia, sai tu qual è la mia mira su di te? E lo stato che voglio da
te?” E soffermandosi un poco ha soggiunto: “La mira che ho su di te non è di cose prodigiose e di
tante cose che potrei operare su di te per mostrare l’opera mia, ma la mia mira è di assorbirti nella
mia Volontà e farne una sola e di lasciare di te un esemplare perfetto di uniformità del tuo con il
mio Volere. Ma ciò è lo stato più sublime, è il prodigio più grande, è il miracolo dei miracoli che di
te intendo fare. Figlia mia, per giungere perfettamente a fare uno il nostro Volere, l’anima deve
rendersi invisibile, deve imitare Me, che mentre riempio il mondo col tenerlo assorbito in Me e col
non restare assorbito in esso, mi rendo invisibile, tanto che da nessuno mi lascio vedere.

Ciò significa che non c’è alcuna materia in Me, ma tutto è purissimo Spirito e se nella mia umanità
assunta presi la materia, fu per rassomigliarmi in tutto all’uomo e dargli un esemplare perfettissimo
di come spiritualizzare questa stessa materia. Onde l’anima deve tutto spiritualizzare e giungere a

rendersi invisibile per poter formare facilmente la sua volontà una con la mia Volontà, perché ciò
che è invisibile può essere assorbito in un altro oggetto. Di due oggetti, di cui si vuol formare uno
solo, è necessario che uno perda la propria forma, altrimenti mai si giungerebbe a formare un solo
essere.

Quale fortuna sarebbe la tua se distruggendo te stessa, fino a renderti invisibile, potessi
ricevere una forma tutta divina! Anzi, tu col restare assorbita in Me ed Io in te, formando un solo
essere, verresti a ritenere in te la fonte divina e siccome la mia Volontà contiene ogni bene che
possa mai esserci, verresti a ritenere tutti i beni, tutti i doni, tutte le grazie e non avresti a cercarli
altrove ma in te stessa. Sembra che le virtù non abbiano confini, ma quando la creatura entra nella
mia Volontà secondo la sua capacità, trova il termine delle virtù, perché la mia Volontà fa
acquistare virtù più eroiche e più sublimi oltre le quali la creatura non può andare. E’ tanta l’altezza
della perfezione dell’anima disfatta nel mio Volere, che giunge ad operare come Dio e questo non fa
meraviglia, perché siccome non vive più la sua volontà in essa, ma la Volontà di Dio medesimo,
cessa ogni stupore se vivendo con questa Volontà possiede la potenza, la sapienza, la santità e tutte
le altre virtù che contiene lo stesso Dio. Basta dirti, per fare che tu t’innamori e cooperi quanto puoi
da parte tua per giungere a tanto, che l’anima che giunge a vivere del solo mio Volere è regina di
tutte le regine ed il suo trono è tanto alto, che giunge fino al trono dell’Eterno, entra nei segreti
dell’Augustissima Triade e partecipa all’amore reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Oh! come tutti gli angeli e santi la onorano, gli uomini l’ammirano e i demoni la temono, scorgendo
in lei l’Essere Divino!” “Ah! Signore, quando mi farai giungere a questo, perché da me niente
posso?” Or, chi può dire ciò che il Signore infondeva in me con luce intellettuale su questa
uniformità di voleri? E’ tanta l’altezza dei concetti, che la mia lingua non bene dirozzata, non ha
parole per esprimerli. Appena ho potuto dire questo poco, sebbene spropositando, di ciò che il
Signore, con luce vivissima, mi fece comprendere.