Chiesa Cattolica

« 15 agosto 2012 / 2019: sette anni di fede ardente »

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«La mia elezione non è fresco riposo in un boschetto fiorito. Io sono venuto a portare fuoco sulla Terra; e che posso desiderare se non che si accenda? Perciò mi affatico e voglio vi affatichiate fino alla morte e finché la Terra sia tutta un rogo di fuoco celeste. Io devo essere battezzato con un battesimo. E come sarò angustiato finché non sarà compiuto! Non vi chiedete perché? Perché per esso potrò di voi fare dei portatori del Fuoco, degli agitatori che si muoveranno in tutti e contro tutti gli strati sociali, per farne un’unica cosa: il gregge di Cristo. Credete voi che Io sia venuto a metter pace sulla Terra? E secondo il modo di vedere della Terra? No. Ma anzi discordia e separazione. Perché d’ora innanzi, e fintanto che tutta la Terra non sarà un unico gregge, di cinque che sono in una casa due saranno contro tre, e sarà il padre contro il figlio, e questo contro il padre, e la madre contro le figlie, e queste contro quella, e le suocere e nuore avranno un motivo di più per non intendersi, perché un linguaggio nuovo sarà su certe labbra e accadrà come una Babele, perché un sommovimento profondo scuoterà il regno degli affetti umani e soprumani. Ma poi verrà l’ora in cui tutto si unificherà in una lingua nuova, parlata da tutti i salvati dal Nazareno, e si depureranno le acque dei sentimenti, andando sul fondo le scorie e brillando alla superficie le limpide onde dei laghi celesti. In verità che non è riposo il servirmi, secondo quanto dà, l’uomo, di significato a questa parola. Occorre eroismo e instancabilità. Ma Io ve lo dico: alla fine sarà Gesù, sempre e ancora Gesù, che si cingerà la veste per servirvi, e poi si siederà con voi ad un banchetto eterno e sarà dimenticata fatica e dolore». (Cfr. Lc 12, 49-53)

Maria Valtorta: L’uomo avido e la parabola del ricco stolto. Le inquietudini e la vigilanza nei servi di Dio. Cap. 276. Poema: IV, 140.  10 settembre 1945.

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Potenza della fede

Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Servire con umiltà

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». Lc 17,5-10

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LA GRANDE DIFFERENZA TRA LA SANTITÀ DELLE VIRTÙ E QUELLA DEL VIVERE NELL’UNITÀ DELLA LUCE DEL VOLER DIVINO.

 

Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù faceva vedere la divina giustizia in atto di sgravarsi sulla terra, comandando agli elementi che si scatenassero contro le creature; io tremavo nel vedere: dove le acque inondavano i paesi quasi per seppellirli; dove il vento, che con forza impetuosa trasportava e sradicava piante, alberi, case, da farne un mucchio, da rimanere varie regioni nella più squallida miseria; dove serpeggiavano terremoti con notevole danno. Ma chi può dire tutti i mali che stanno per piombare sulla terra? Oltre di ciò, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno che soffriva in modo straziante per le tante offese che gli facevano le creature, specie per le tante ipocrisie; sembrava che sotto al bene apparente tenevano il veleno nascosto, le spade, le lance, i chiodi, per ferirlo in tutti i modi. Onde, come se Gesù mi volesse insieme a patire mi ha detto:

“Figlia mia, la bilancia della mia Giustizia è colma e sta straripando sopra le creature; vuoi tu come figlia della mia Volontà che Io ti metta ai riflessi della mia Giustizia, affinché prenda parte ai suoi colpi? Perché sta per fare un mucchio della terra; e mentre col tuo patire soddisfi la Giustizia, risparmierai i tuoi fratelli. Chi vive nell’alto Regno del Supremo Volere deve difendere ed aiutare chi sta nel basso “.

Ora, mentre ciò diceva mi son sentita come se la Giustizia divina piovesse i suoi riflessi su di me, e Gesù immedesimandomi con Lui, soffrivo insieme i suoi colpi, le sue ferite, le sue pene; erano tante che io stessa non sapevo se dovessi restare viva o morta; ma con sommo mio dolore, il mio Gesù, ritirandosi ha mitigato le mie pene e son restata di nuovo a valicare il mio duro e lungo esilio. Ma sempre: “Fiat! Fiat!”… Tutto ciò avrei voluto passarlo per sopra [tralasciarlo], ma l’ubbidienza si è imposta e con mio sommo rincrescimento ho dovuto fare un piccolo cenno. Onde, chi può dire come sono restata? Ed il mio dolce Gesù per sollevarmi ha ripreso il suo dire sulla sua Santissima V olontà:

Figlia mia, vieni con Me in mezzo alla Creazione: Cielo e terra ti aspettano, vogliono colei che, animata da quella stessa Volontà che anima e dà vita ad esse, faccia risuonare tutta la Creazione di quell’eco dolcissimo dell’Eterno Amore del loro Fattore; vogliono la tua voce che, scorrendo in ciascuna cosa creata, animi il loro muto linguaggio di quella perenne gloria e adorazione al loro Creatore. E siccome tutte le cose create sono vincolate tra loro ed una è la forza dell’altra, perché una è la Volontà Suprema che le vivifica e conserva, onde chi la possiede è vincolata con esse con la medesima forza e con la stessa unione; quindi non stando [tu] in mezzo alla Creazione si sentirebbero mancare, per la tua assenza, la forza universale ed il vincolo dell’inseparabilità. Perciò vieni nei nostri domini, perché tutti ti sospirano, ed insieme ti farò comprendere altre cose sulla grande distanza che c’è tra la santità di chi possiede l’unità della Luce del Regno della mia Volontà e la santità della sottomissione, della rassegnazione e delle virtù”.

Ora, mentre ciò diceva mi son trovata fuori di me stessa e cercavo di far risuonare il mio ‘Ti amo’, la mia adorazione, su tutte le cose create, e Gesù tutto bontà ha soggiunto:

“Figlia mia, guarda il cielo, le stelle, il sole, la luna, le piante, i fiori, il mare, guarda tutto: ciascuna cosa ha la sua natura distinta, il suo colorito, la sua piccolezza e la sua altezza, ognuna ha il suo ufficio distinto, e una non può fare ciò che fa l’altra né produrre gli stessi effetti. Sicché ciascuna cosa creata è simbolo della santità delle virtù, della sottomissione e rassegnazione alla mia Volontà; a seconda delle virtù che hanno praticato, [i Santi] hanno attinto in loro un colore distinto, perciò si può dire chi è fiore rosso, chi viola, chi bianco, chi è pianta, chi è albero, chi è stella; e a secondo che si sono sottomessi ai riflessi del Supremo Volere, così hanno sviluppato nella fecondità, nell’altezza, nella bellezza, ma uno è il loro colorito, perché il mio Volere, come raggio di sole, ha dato loro il colore di quel seme che loro stessi avevano messo nelle anime loro.

Invece la santità di chi vive nell’unità della Luce della mia Volontà è parto di quell’Atto solo del suo Creatore, che mentre è uno nelle mani creatrici, i raggi della sua Volontà, uscendo da Dio, invadono tutto e producono opere ed effetti, tanto innumerevoli che l’uomo non può giungere a contarli tutti. Sicché questa santità, essendo parto di quell’Atto solo, sarà cura e gelosia del Voler Supremo che racchiuda in sé tutti i colori, tutte le svariate bellezze, tutti i beni possibili ed immaginabili. Sicché più che sole sfolgorante racchiuderà ed eclisserà in sé tutta la Creazione con le sue svariate bellezze, tutti i beni della Redenzione si vedranno in lei racchiusi, tutte le santità si vedranno in lei, ed Io, sfoggiando in amore più che mai, metterò il suggello della mia stessa Santità in chi avrà posseduto il Regno della mia Volontà.

Sai tu come succederà a riguardo di questa santità del vivere nel mio Volere, per il tuo Creatore? Succederà come ad un re che non ha prole: questo re non gode mai l’affetto d’un figlio, né lui si sente di prodigare tutte le sue carezze paterne né i suoi baci affettuosi, perché non scorge in nessuno il suo parto, le sue fattezze e a chi affidare le sorti del suo Regno; poveretto, vive sempre con un chiodo nel cuore, vive sempre circondato da servi, da persone che non lo rassomigliano, e se gli stanno dintorno non è per puro amore, ma per interesse proprio, per fare acquisto di ricchezze, di gloria e forse anche per tradirlo. Ora, supponi che venga un suo figlio alla luce dopo lungo tempo: quale non è la festa di questo re? Come se lo bacia, lo carezza, non sa distaccare il suo sguardo dal figlio suo, in cui riconosce la sua immagine; appena nato lo eredita [lo fa erede] del suo Regno e di tutti i suoi beni, e la sua completa gioia e festa è che il suo Regno non sarà più degli estranei, dei suoi servi, ma del suo caro figlio. Onde si può dire che ciò che è del padre è del figlio, e ciò che è del figlio è del padre.

Ora, chi possederà il Regno della mia Volontà sarà per Noi come un figlio nato dopo seimila anni circa; qual gioia, qual festa non sarà per Noi nel vedere in lui la nostra immagine integra, bella, come la uscimmo dal nostro seno paterno; tutte le carezze, i baci, i doni, saranno per questo figlio, molto più che, avendo dato all’uomo nella Creazione il Regno della nostra Volontà come eredità sua speciale, ed essendo stato questo nostro Regno in mano ad estranei, a servi, a traditori, per sì lungo tempo, nel vedere questo figlio, che lo possederà come figlio e Ci darà la gloria del Regno della nostra Volontà, la nostra eredità sarà messa in salvo da parte di questo figlio. Non è giusto che tutto le diamo, anche Noi stessi, e che racchiuda tutto e tutti?”

Mentre Gesù ciò diceva, io son rimasta impensierita e Gli ho detto: “Possibile, Amor mio, tutto questo?” E Gesù ha soggiunto:

Figlia mia, non ti meravigliare, perché col possedere l’anima il Regno del Supremo V olere possederà una V olontà Divina, infinita, eterna, che racchiude tutti i beni; quindi chi possiede tutto può darci tutto. Qual sarà il nostro contento, la nostra e la sua felicità nel vedere la piccolezza della creatura in questo nostro Regno, che prende continuamente da Noi da padrona, da figlia nostra? E siccome ciò che prende da Noi è divino, lei prende il divino e il divino Ci dà, prende l’infinito e l’infinito Ci dà, prende da Noi cose immense e cose immense Ci dà, prende da Noi luce e luce Ci porta; lei non farà altro che prendere e darci; Noi metteremo a sua disposizione tutte le cose nostre, affinché nel Regno della nostra Volontà, datogli da Noi, non più entrino cose a Noi estranee, ma tutte cose nostre, e così possiamo ricevere i frutti, la gloria, l’amore, l’onore del Regno della nostra Volontà. Perciò sii attenta ed il tuo volo nel nostro Volere sia continuo”.

 

Luisa Piccarreta: LDC – XIX Volume 2 Luglio 1926

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«IL MISTERO DELLA CROCE È PAZZIA PER L’UOMO»

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La “Croce” è un vero banco di prova dell’amore, una verifica. È il più potente telescopio per guardarsi dentro e conoscere se realmente amiamo oppure facciamo finta, ci fa conoscere chi siamo e a chi vogliamo appartenere. È appunto un segno di appartenenza forte, il tatuaggio indelebile delle anime, il più efficace, ma che non ammette finzioni, vale a dire falsi comportamenti, ipocrisie. È il simbolo della coerenza per eccellenza, della congruenza.

Leggiamo nel libro dell’apocalisse di Giovanni: All’angelo della Chiesa di Laodicèa scrivi: Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: 15Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.

Poiché è più che specchio, la croce non mente, ha la forza di mettere a nudo ogni maschera e mostrare il vero volto, chi in verità noi siamo e a chi apparteniamo, ossia la nostra vera identità. Una impeccabilis lente d’ingrandimento che raggiunge i più intimi anfratti e nascondigli dell’animo umano o dell’umano volere. Impossibile sfuggirle o raccontarle bugie. È un laser spirituale che mira con precisione inaudita l’obiettivo e colpisce il punto al fine di separare, dividere ciò che è veritiero da ciò che è menzognero. Un perfetto bisturi della chirurgia, divina.

Ecco il punto. La “Croce” significa “amare e amare significa: “un solo volere, “ciò che vuole Dio lo voglio anch’io”. Tuttavia amare significa anche: “odiare il male in modo divino”.

Gesù un giorno interroga Pietro ed egli risponde:

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». (Gv 21,15-19)

Ecco la preziosissima perla del Vangelo: la croce, cattedra di sapienza. La croce ch’è amore, speranza e fedeltà alla sua adorabile Divina Volontà.

 

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

 

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IL GIUDIZIO DELLA CROCE

Una mattina, era il giorno dell’esaltazione della croce, 14 Settembre 1899, il mio dolce Gesù mi trasportò nei luoghi santi e, prima mi disse tante cose della virtù della croce, non ricordo tutto, appena qualcosa: “Diletta mia, vuoi tu essere bella? La croce ti darà i lineamenti più belli che si possano trovar e nel Cielo e nella terra, tanto da innamorare Iddio che contiene in Sé tutte le bellezze.” Continuava Gesù: “Vuoi tu essere piena d’immense ricchezze, non per breve tempo ma per tutta l’eternità? Ebbene, la croce ti somministrerà tutte le specie di ricchezze, dai centesimi più piccoli, qual sono le piccole croci, alle somme più grandi, quali sono le croci più pesanti, eppure gli uomini sono tanto avidi per guadagnare un soldo temporale che dovranno presto lasciare e nessun pensiero si danno per acquistare un centesimo eterno, e quando Io, avendo compassione di loro, vedendo la loro spensieratezza per tutto ciò che riguarda l’eterno, benignamente porgo loro l’occasione, invece d’averlo a caro, si indignano e mi offendono. Che pazzia umana, pare che la capiscano al rovescio. Diletta mia, nella croce ci sono tutti i trionfi, tutte le vittorie ed i più grandi acquisti, tu non devi aver altra mira che la croce e questa ti basterà per tutto questo. […]

Altre volte ricordo che il mio dolce Gesù rinnovando queste crocifissioni, mi disse: “Diletta mia, la croce fa distinguere i reprobi dai predestinati. Come nel giorno del giudizio i buoni si rallegreranno al vedere la croce, così fin d’ora si può vedere se uno dev’essere salvo o perduto, se al presentarsi della croce l’anima l’abbraccia, se la porta con rassegnazione, con pazienza e bacia e ringrazia quella mano che l’invia, eccoti il segno che è salva. Se al contrario al presentarsi della croce s’irrita, la disprezza e giunge fino ad offendermi, puoi dire, è segno che è un’anima che s’incammina per la via dell’inferno; così faranno i reprobi nel giorno del giudizio, che al veder la croce si affliggeranno e bestemmieranno. Tutto dice la croce, la croce è un libro che senza inganno ed a chiare note ti dice e fa distinguere il santo dal peccatore, il perfetto dall’imperfetto, il fervoroso dal tiepido. La croce comunica una tale luce all’anima, che fin d’ora non solo fa distinguere il buono dal reo, ma si può conoscere ancora chi dev’essere più o meno glorioso nel Cielo, chi deve occupare un posto superiore e un posto minore. Tutte le altre virtù stanno umili e riverenti innanzi alla virtù della croce ed innestandosi con essa ne ricevono maggior lustro e splendore.

Chi può dire quali fiamme di desiderio ardenti gettava nel mio cuore questo parlare di Gesù? Mi sentivo divorare dalla fame del patire e Lui, per soddisfare le mie brame, oppure, per dire meglio, ciò che Lui stesso m’infondeva, mi rinnovava la crocifissione.

 

Luisa Piccarreta – LdC – I Vol. 14 Settembre 1899

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«VENITE ADOREMUS DOMINUM»

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Santo Natale

A te che cerchi Gesù, perché soffri come Lui soffriva, quando gli calpestavano i piedi e le mani sotto la Croce.

A chi è solo al mondo e non ha più nessuno.

A chi ha per Madre la Vergine Maria e Padre il buon Signore, poiché ha scoperto finalmente chi sono i veri genitori.

A chi cerca giustizia e non la trova.

A chi ama anche quando viene dimenticato e abbandonato, tradito dagli stessi amici e fratelli. Dai propri Pastori.

A chi cerca calore nel cuore degli uomini illudendosi di trovarlo.

A chi ha capito che solo Dio può appagarlo.

A chi ha il sentimento della verità, di andare avanti e non dispera mai.

A chi non combina guai.

A chi non si lascia mettere guinzagli al collo da nessuno, perché ha il coraggio di essere un uomo, anziché un cane da passeggio.

A chi si umilia e chiede scusa perché ha capito di aver sbagliato, di ever offeso il prossimo suo come se stesso.

A chi sceglie la Grazia anziché il peccato.

A chi ha il coraggio di chiedere aiuto.

A chi ha la forza di perdonare.

A chi sa vincere il proprio orgoglio ed ogni superbia con atti profondi di umiltà e carità.

A chi non si accontenta di poco, ma vuole tutta la verità.

A chi vive per l’onestà, la santità.

A chi non si arrende al proprio dolore, ma scavando di più trova sorpreso l’acqua e l’amore. Trova Gesù.

A chi scorge uno spiraglio di luce in piena notte. Quando tutto sembra perduto.

A chi si rialza dopo aver inciampato.

A chi sa discernere il bene dal male, e non si lascia infinocchiare.

A chi non si ferma dalla paura, ma continua a marciare avanti a passi da gigante.

A chi non sceglie occhio per occhio, ma lascia a Dio la sua vendetta.

A chi crede nella forza dei “deboli”, nell’Agnello che ha vinto il lupo.

A chi piange alla luce del sole senza provar vergogna, nessun rossore.

A chi è puro, mite e umile di cuore, al vero adoratore.

A chi confessa il proprio peccato e accusa se stesso non solo in privato.

A chi non è indifferente e si pente.

A chi canta alla vita, invece d’ucciderla in grembo accanita.

A chi si guarda allo specchio e non mente.

A chi non accetta la menzogna, fosse pure a metà, minima di realtà.

A chi ama navigare in un mare di verità.

A chi rimane in piedi dritto piuttosto che “piegato” in ginocchio.

A chi ha il coraggio di dire basta alla viltà e all’omertà.

A chi fino alla fine continua a combattere invece di andare a sbattere, morire tiepido e vomitato da Dio.

A chi prega e digiuna con i piedi per terra.

A chi vive in pace piuttosto che in guerra.

A chi ha una malattia e sa che “guarirà” nonostante nessuno glielo dirà. Perché gli servirà di “” non appena in “pace” vi giungerà.

A chi confida nell’Altissimo e crede nei Novissimi, alle verità eterne: morte, giudizio, inferno e paradiso.

A chi ha compreso che l’umano volere è un orrore senza la Volontà di Dio e il suo amore.

A chi crede che Dio, maschio e femmina li creò, l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Una carne sola, un solo Volere.

A chi crede che la fine dei tempi sarà la fine degli empi. Questa.

A chi rimane a Cristo fedele per sempre e resiste contro ogni avversità, giacché nulla può impedirgli di restare saldo alla verità.

A te che cerchi la vera fede, la libertà. Quella felicità che solo il bambino di Betlemme è venuto a portarci in quantità.

Sì, tanti tanti auguri, anime belle. Che meritate onore e gloria, la corona della vittoria, al cospetto del gran Re.

 

Luciano Mirigliano

Chiesa Cattolica

«IL FIAT È INFERNO PER IL DIAVOLO»

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LA DIVINA VOLONTÀ È INFERNO PER IL DEMONIO, E LUI LA CONOSCE SOLO PER ODIARLA.

Mi sentivo un certo timore ancora: chi sa non fosse il mio adorabile Gesù che Si benignava di parlarmi, col manifestarmi tante sublimi Verità, specie sulla Volontà Divina, ma il nemico per trarmi in inganno, e mentre pare che con tante verità mi getta in alto, poi mi precipiterà nell’abisso; e dicevo tra me: “Mio Gesù, liberatemi dalle mani del nemico, io non voglio saper nulla, quello che mi sta a cuore è salvarmi l’anima”.

Onde il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, perché temi? Non sai tu che il meno che sappia di Me il serpente infernale è della mia Volontà? Perché non volle farla, e non facendola né la conobbe né la amò; molto meno penetrò nei segreti del mio imperscrutabile Volere per conoscerne gli effetti, il valore della mia Volontà; e se non li conosce, come può parlarne? Anzi, la cosa che più aborre, [è] che l’anima faccia la mia Volontà.

Lui non si cura se l’anima prega, si confessa, fa la Comunione, fa penitenza, se faccia miracoli; ma la cosa che più gli nuoce è che l’anima faccia la mia Volontà, perché come si ribellò alla mia Volontà, così fu creato in lui l’inferno, il suo stato infelice, la rabbia che lo rode; sicché la mia Volontà è inferno per lui, e ogniqualvolta vede l’anima soggetta al mio Volere conoscerne i pregi, il valore, la santità, si sente raddoppiare l’inferno, perché vede nell’anima creare il Paradiso, la felicità, la pace da lui perduta; e quanto più il mio Volere è conosciuto, tanto più resta tormentato e furibondo.

Quindi, come mai può parlarti del mio Volere se forma il suo inferno? E se ti parlasse, le sue parole formerebbero in te l’inferno, perché lui conosce la mia Volontà solo per odiarla, non per amarla, e ciò che si odia non porta mai la felicità, la pace. E poi, la sua parola è vuota di Grazia, quindi non può conferire la Grazia di far fare la mia Volontà”.

Luisa Piccarreta – LdC – XVI Vol. 9 Settembre 1923

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«TUTTA LA FINEZZA E L’ASTUZIA DEL VERO AMORE»

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L’ANIMA CHE FA LA MIA VOLONTÀ, PERDE IL SUO TEMPERAMENTO ED ACQUISTA IL MIO. SORRISO DI GESÙ.

Avendo visto varie anime intorno a Gesù, specie una più sensibile, Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, le anime di temperamento sensibile, se si indirizzano al bene, fanno più progresso delle altre, perché la loro sensibilità le porta ad imprese ardue e grandi.”
Io l’ho pregato che le togliesse quel po’ di sensibilità umana che le restava, che la stringesse più a Sé, che le dicesse che l’amava, ché a sentirsi dire che l’amava sarebbe stata conquistata del tutto: “vedrai che riuscirai, non hai vinto me così, dicendomi che mi amavi tanto, tanto?”
E Gesù: “Sì, sì, lo farò, ma voglio la sua cooperazione, che sfugga quanto più può alle persone che le eccitano la sensibilità.”
Onde io ho soggiunto: “Mio amore, dimmi, qual è il mio temperamento?”

E Gesù: “Chi vive nella mia Volontà perde il suo temperamento ed acquista il mio. Sicché nell’anima che fa la mia Volontà si scorge un temperamento piacevole, attraente, penetrante, dignitoso ed insieme semplice, d’una semplicità infantile, insomma, mi rassomiglia in tutto. Anzi, di più ancora, ha in suo potere il temperamento come lo vuole e come ci vuole; siccome vive nella mia Volontà prende parte alla mia potenza, quindi ha le cose e se stesso a sua disposizione, quindi, a seconda delle circostanze e delle persone con cui tratta, prende il mio temperamento e lo svolge.”

Ed io: “Dimmi, mi dai un primo posto nel tuo Volere?”
Gesù ha sorriso: “Sì, sì, te lo prometto, dalla mia Volontà non ti farò uscire giammai e prenderai e farai ciò che vuoi.”
Ed io: “Gesù, voglio essere povera, povera e piccola, piccola, delle stesse cose tue non voglio niente, è meglio che le abbia Tu stesso, voglio solo Te e come mi serviranno le cose, Tu me le darai, non è vero, oh! Gesù?”
E Gesù: “Brava, brava, la figlia mia, finalmente ho trovato una che non vuole niente. Tutti vogliono qualcosa da Me, ma non il tutto, cioè Me solo, mentre tu, col non voler niente, hai voluto tutto e qui sta tutta la finezza e l’astuzia del vero amore.” Io ho sorriso e Gesù è scomparso.

 

Luisa Piccarreta – LdC – XI Vol. 24 Febbraio 1912

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«CHI MI HA TOCCATO? → LA FORZA CHE ESCE DA GESÙ».

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L’EMORROISSA!

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo:

«Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”».

Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse:

«Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ guarita dal tuo male».

Vangelo di Marco 5, 25-34

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TUTTO CIÒ CHE SI VUOLE, SI DEVE VOLER PERCHÉ LO VUOLE IDDIO.

Questa mattina il mio adorabile Gesù non veniva, onde ho molto aspettato, per poco tempo si è fatto vedere mi ha detto: “Come uno strumento musicale suona gradito all’orecchio di chi lo ascolta, così i tuoi desideri, le tue aspettazioni, i sospiri, le lacrime tue, suonano al mio udito come una musica delle più gradite. Ma per fare che scenda più dolce e dilettevole, ti voglio insegnare un altro modo, cioè, desiderarmi non come desiderio tuo, ma come desiderio mio, perché Io amo grandemente di manifestarmi teco. Insomma, tutto ciò che tu vuoi e desideri, volerlo e desiderarlo perché lo voglio Io, cioè, prenderlo da dentro Me e farlo tuo. Così sarà più dilettevole la tua musica al mio udito, perché è musica uscita da Me stesso.”

Poi ha soggiunto: “Tutto ciò che esce da Me entra in Me. Ecco perciò che gli uomini si lamentano che non ottengono così facilmente quello che mi domandano, perché non sono cose che escono da Me e non essendo cose che escono da Me, non sono così facili ad entrare in Me ed uscire poi per darsi a loro, perché esce da Me ed entra in Me tutto ciò che è santo, puro e celeste. Or, qual meraviglia se viene loro chiusa l’udienza se ciò che domandano non sono tali? Ecco perciò tieni tu bene a mente che tutto ciò che esce da Dio entra in Dio.” Chi può dire ciò che comprendevo sopra queste due parole? Ma non ho parole a sapermi spiegare. Ah! Signore, dammi grazia che possa domandare tutto ciò che è santo e che sia desiderio e Volontà tua, così potrai comunicarti con me più abbondantemente.

Luisa Piccarreta – LdC – III Vol. 9 Agosto 1900

 

 

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L’UMILE CREATO E IL PECCATO DI SUPERBIA

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L’altra notte sono uscito all’aperto, sul terrazzo a rimirare in uno stupore sempre crescente il cielo con le sue splendide costellazioni. Sulla testa mi stava assiso il Grande Carro dell’Orsa Maggiore. Quanta pace lassù, sconfinata ha afferrato il cuore, l’anima mia.

Sì, poiché la terra è diventata ormai una inospitale distesa di menzogne e superbia, ricolma di serpenti infernali d’ogni calibro e dimensione, mentre si annidano fra le iniquità degli uomini, morsi e avvelenati da Lucifero.

Ho innalzato lo sguardo, liberatorio ed ho incontrato il cielo, il mio cielo che da sempre m’aspetta giacché fedele, puro ed innocente. Sì, l’ho veduto pieno di verità e stelle, d’umiltà.

Grazie o Signore di tutte le cose che mai privi della tua santa presenza il creato e chi l’osserva in muta orazione. Ovunque volgo lo sguardo lì ti scorgo. Gli esseri parlano continuamente del tuo consolante ed infinito amore, della tua magnificenza.

Di te o Gesù Cristo, della tua Santa Croce ci fanno segno le tue meraviglie.

Ecco: occorre corrisponderti con immensa gratitudine.

La Grazia ci ama!

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

 

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Chiunque tu sia,
che nel flusso di questo tempo ti accorgi che,
più che camminare sulla terra,
stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!
Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
dell’ambizione, della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.
Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
Se turbato dalla enormità dei peccati,
se confuso per l’indegnità della coscienza,
cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza
e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore,
e per ottenere l’aiuto della sua preghiera,
non dimenticare l’esempio della sua vita.
Seguendo lei non puoi smarrirti,
pregando lei non puoi disperare.
Se lei ti sorregge non cadi,
se lei ti protegge non cedi alla paura,
se lei ti è propizia raggiungi la mèta.

Preghiera per il nome di Maria
(San Bernardo di Chiaravalle)

 

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LA GRAZIA E LA CORRISPONDENZA A LEI.

Dopo essere venuto parecchie volte, ma sempre in silenzio, io avvertivo un vuoto ed una pena perché non sentivo la voce dolcissima del mio dolce Gesù e Lui, ritornando, quasi per contentarmi, mi ha detto: “La grazia è la vita dell’anima. Come l’anima dà vita al corpo, così la grazia dà vita all’anima.

Ma per aver vita al corpo non basta aver solamente l’anima, ma ha bisogno ancora d’un cibo come nutrirsi e crescere a debita statura, così all’anima non basta avere la grazia per avere vita, ma ci vuole un cibo per nutrirla e condurla a debita statura e qual è questo cibo?

E’ la corrispondenza.

Sicché la grazia e la corrispondenza formano quella catena inanellata che la conducono al cielo ed a misura che l’anima corrisponde la grazia, viene formando gli anelli di questa catena.” Poi ha soggiunto: “Qual è il passaporto per entrare nel regno della grazia?

E’ l’umiltà.

L’anima, guardando sempre il suo nulla e scorgendosi non essere altro che polvere, che vento, metterà tutta la sua fiducia nella grazia, tanto da renderla padrona e la grazia, prendendo padronanza su tutta l’anima, la conduce per il sentiero di tutte le virtù e la fa giungere all’apice della perfezione.”

Che sarà l’anima senza grazia? Mi pareva come il corpo senza l’anima, che diventa puzzolente e fa scaturire vermi e marciume da tutte le parti, tanto da rendersi soggetto di orrore alla stessa vista umana, così l’anima, senza la grazia, si rende tanto abominevole da far orrore alla vista, non degli uomini, ma di Dio tre volte Santo.

Ah! Signore, liberami da tanta sciagura e dal mostro abominevole del peccato (di superbia – ndr)!

 

LdC – III Vol. 31 Gennaio 1900

In Rilievo

COME LA DIVINA VOLONTÀ VUOL CRESCERE NELLA CREATURA E FORMARE LA SUA PIENEZZA. COME CHI VIVE IN ESSA STA A GIORNO DI TUTTE LE OPERE DEL SUO CREATORE, IL QUALE LA FA POSSEDITRICE DI TUTTE LE OPERE DIVINE.

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Canto al Vangelo (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

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Mi sento nelle onde del Voler Divino, che investendomi, vogliono più penetrare nel fondo dell’anima mia per farsi conoscere e farmi sentire la sua Vita, le sue gioie celesti, i beni immensi che vuol dare a chi vuol vivere insieme con Lui. Ed il mio amato Gesù, che pare che con ansia sta aspettando per riprendere il suo dire sul Fiat Divino, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, come ne sono contento quando vedo l’anima disposta, che vuole ascoltarmi e ricevere il gran dono di cui la mia parola è portatrice, Io non parlo mai se non vedo l’anima disposta, perché se non è disposta, la mia parola non può consegnare il dono di cui la mia parola è generatrice. Ora, tu devi sapere che quanto più la creatura cerca la mia Volontà, la vuol conoscere, l’ama, non se la fa sfuggire in tutti gli atti suoi, tanto più cresce la sua pienezza, basta per farla crescere un’attenzione in più, un sospiro, un desiderio di voler la sua Vita, oh! come cresce mirabilmente e la sospinge tanto in alto, fino a giungere sulle altezze delle sfere divine e conoscerne i più alti ed intimi segreti.

La mia Volontà è Vita e come vita non vuole arrestarsi, ma vuole sempre crescere e per crescere aspetta il più piccolo atto, un invito amoroso della creatura, molto più che non vuol crescere per forza, ma vuole che anch’essa deve voler che sempre cresca la mia Volontà e formi la sua pienezza. Ora, come cresce la sua pienezza, così cresce la Forza Divina nell’anima, la Santità, la Bellezza, la felicità, la conoscenza, la pienezza dei beni innumerevoli che possiede il mio Fiat Divino. Vedi dunque che significa un atto in più, un sospiro, un volerla, un chiamarla: Acquistare più Forza Divina, abbellirsi di più, ma tanto, che Noi stessi ne restiamo rapiti, la guardiamo e riguardiamo e riconosciamo in essa la nostra Forza, la nostra Bellezza ed oh! come l’amiamo, ci sentiamo felicitare di più perché essa è per Noi la portatrice delle nostre gioie, dei nostri beni. Innanzi a questa creatura il nostro Amore si gonfia, straripa da Noi, si versa tanto in essa da riempirla tutta, fino a formarle intorno e dentro di sé, il nostro labirinto d’Amore, il quale le dà le ansie, i desideri ardenti di far crescere la pienezza della nostra Volontà.

Figlia mia, c’è gran differenza tra chi è tutta attenzione, tutt’occhi, tutta cuore perché vuole la mia Volontà e tra chi la vuole ma senza grande attenzione, pare che non hanno occhio per guardarla in tutte le cose, cuore per amarla e voce per chiamarla, forse questi posseggono la mia Volontà in piccola parte, quindi la sua pienezza è da loro lontana.” Gesù ha fatto silenzio ed io son rimasta nelle onde eterne del Divin Volere, tanto, che la mia povera mente non sapeva uscirne e mi sentivo di dire: “Gesù, basta per ora, la mia mente non può più contenere ciò che Tu vuoi dirmi.” Ed il dolce Gesù mi ha messo la sua mano alla fronte e ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, ascoltami ancora dove può giungere l’anima che vive nella nostra Volontà. Essa la mette a giorno di tutte le opere nostre, il nostro Ente Supremo tiene sempre in atto continuo tutte le opere sue, per Noi il passato ed il futuro non esiste, sicché il Padre Celeste Genera continuamente suo Figlio e tra il Padre ed il Figlio Procede lo Spirito Santo, questa è vita in Noi ed è come il palpito ed il respiro che forma la nostra Vita: “Generare e Procedere continuamente”, ci mancherebbe la vita se ciò non fosse, come mancherebbe la vita alla creatura se non avesse un palpito e un respiro continuo. Ora, in questo Generare e Procedere continuamente, vengono formate gioie immense, felicità e contenti tali, che non potendoli contenere dentro di Noi, straripano fuori e formano le gioie e la felicità di tutto il Cielo. Dai beni immensi che produce la Generazione continua del Verbo e Procedere dello Spirito Santo, straripò fuori la sontuosità e magnificenza della macchina di tutta la Creazione; la creazione dell’uomo, il concepimento della Vergine Immacolata e la discesa del Verbo sulla terra, tutto questo e altro è sempre in atto nel nostro Essere Divino, come è sempre in atto che il Padre Genera suo Figlio e Procede lo Spirito Santo.

Ora, chi vive nella nostra Volontà è spettatrice di questi prodigi divini e sente ridarsi dal Padre il Figlio che sempre Genera, lo Spirito Santo che sempre Procede ed oh! i contenti, l’amore, le grazie che riceve e ci dà la gloria che sempre Generiamo; nel nostro Volere trova in atto la Creazione e le diamo con diritto tutti i beni di essa ed è la prima glorificatrice di tante cose che abbiamo creato, trova in atto la Vergine concepita, i suoi mari d’amore, tutta la sua Vita e la Vergine la fa posseditrice ed essa prende e ci glorifica del gran bene che facemmo nel creare questa Celeste Creatura; trova in atto la discesa del Verbo, la sua nascita, le sue lacrime, la sua Vita palpitante ancora, le sue pene e la facciamo posseditrice di tutto ed essa prende tutto, ci glorifica, ci ama per tutti e per tutto. Nel nostro Volere la creatura può dire: “Tutto è mio, anche lo stesso Dio, come è mia la Divina Volontà.” Perciò essa sente il dovere di glorificarci e amarci in ogni cosa e per tutti. Non dare ciò che abbiamo fatto e facciamo a chi vive nel nostro Volere, ci riesce impossibile, il nostro Amore non lo sopporterebbe, ci metterebbe in pena, molto più che Noi nulla perdiamo col dare, anzi ci sentiamo più glorificati, più felicitati chè le creature vivono con Noi, sono a giorno delle opere nostre e ne sono posseditrici. Poter dire: “Ciò che è nostro e tuo.” E’ la nostra più grande felicità, le disunioni non apportano mai bene, il tuo ed il mio spezza l’amore e produce l’infelicità. Nella nostra Volontà non esiste la disunione, il tuo ed il mio, ma tutto è nostro e sommo accordo.”

LdC – XXXV Vol. 23 Agosto 1937

In Rilievo

UT UNUM SINT: NELL’AMORE SIAMO TUTTI UNO.

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Quando diciamo di amare Dio o qualcuno al mondo dobbiamo verificare se in verità la nostra volontà è una con quella della persona amata. Diversamente non è amore, ma qualcosa d’altro.

Ecco il punto. Dove c’è accordo di volontà c’è il vero amore, ossia Dio.

È beatitudine infinita.

Allora si stabilisce il vero regno dell’ordine e della pace in noi e sulla terra rendendoci tutti felici con quella stessa gioia e felicità immensa del Cielo, del nostro Signore e Creatore.

«Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!».  (Gesù a Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XVI Vol. 19 Maggio 1924)

 

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

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TUTTI GLI ATTI, DAL PIÙ PICCOLO AL PIÙ GRANDE, DI CHI VIVE NEL VOLER DIVINO, ACQUISTANO IL VALORE DI ATTI ETERNI E DIVINI.

 

La mia povera mente si sperdeva nell’immensità del Voler Supremo; mi sentivo come dentro d’un mare, e tutto l’essere mio beveva a larghi sorsi l’acqua salutare della Volontà Eterna, anzi mi entrava da tutte le parti: dalle orecchie, dalla bocca, dagli occhi, dalle nari, dai pori del corpo. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà è Eterna, e solo chi vive in Essa, abbracciando l’eterno, tutti i suoi atti, dal più piccolo al più grande, essendo animati da una Volontà Eterna, tutti acquistano il valore, il merito, la forma di atti divini ed eterni.

Il Voler Divino svuota quegli atti di tutto ciò che è umano, e riempiendoli della sua Volontà Divina, li fa suoi e vi mette il suggello, li costituisce come altrettanti atti eterni e divini”. Ond’io, nel sentire ciò, ho detto meravigliandomi: “Com’è possibile, o mio Sommo Bene, che la creatura solo col vivere nel tuo Volere possa ricevere questo gran bene: che i suoi atti diventino eterni e divini?”

E Gesù: “Perché ti meravigli? La cosa è semplicissima: tutta la ragione è perché la mia Volontà è Eterna e Divina, e tutto ciò che esce da Essa, siccome è parto d’una Volontà Eterna e Divina non può andare escluso da essere eterno e divino. Ma sempre la creatura deve mettere da bando la sua volontà umana per dar luogo alla Mia; se ciò fa, i suoi atti sono contati nei Nostri, sia il grande che il suo più piccolo atto. E poi, ciò successe nella Creazione: quante cose non furono create?

Grandi e piccole, fino il piccolo seme, il piccolo insetto!… Ma per quanto piccole, non si può dire che le mie opere grandi furono create da questa Volontà Suprema, e quindi sono opere divine, e le piccole non siano state create da una mano divina. E sebbene si vede che solo tutto ciò che fu creato nell’atmosfera: cielo, sole, stelle, ecc., sono sempre fissi e stabili, invece ciò che fu creato nella bassa terra: fiori, piante, uccelli, ecc., sono soggetti a morire e rinascere, ciò dice niente, anzi, siccome sono creati da una Volontà Eterna e Divina, il germe tiene virtù di moltiplicarsi, perché in tutte le cose c’è la mia Virtù creatrice e conservatrice.

Ora, se tutte le cose create, piccole o grandi, perché create in virtù del mio Fiat Onnipotente possono chiamarsi opere divine, molto più possono chiamarsi atti divini ed eterni ciò che la mia Volontà opera nell’anima che, mettendo ai piedi del mio Volere il suo umano volere, Mi dà piena libertà di fare agire la mia Volontà! Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé, vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: Un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana!, che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!

 

LdC – XVI Vol. 19 Maggio 1924

Chiesa Cattolica

«MARIA DI NAZARETH E LUISA DI CORATO»

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Oggi, anniversario di nascita della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la piccola figlia della Divina Volontà. Chi può comprendere quanto sia davvero grande la sua Missione per l’umanità intera, ma soprattutto per la Chiesa ?

Adveniat Regnum Tuum
Luciano Mirigliano


 

Com’è bella la piccolezza! Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: Per la Redenzione si servì della piccolezza della Santissima Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti! Vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo Cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto: “La mia cara piccolina! Ti ho scelta piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli, li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri; non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò, quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo. Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile. Mi piace tanto che le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono usciti; nulla di proprio faccio entrare in loro per non farle perdere la loro piccolezza, e così conservarle la freschezza e bellezza divina, da donde sono usciti”.

Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, Amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola, e Tu dici che mi ami assai perché piccina; come può essere?” E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere. Come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il ‘Tutto’ esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma [è] grandezza da piangere: non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore; sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla. Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Fra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e Questo non solo La conservò piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma La fece La più grande di tutti. Oh, come era bella: piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che La formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo Me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della Redenzione.

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprisse il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi.

Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola. Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null’altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti – molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo – e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ond’io, nel sentire ciò ho detto: “Amor mio e Tutto mio, dimmi, chi sarà questa piccina fortunata? Oh, come vorrei conoscerla!”

E Lui subito: “Come, non l’hai capito chi è? Sei tu la mia piccolina; te l’ho detto tante volte che sei la piccina, e perciò ti amo”. Ma mentre ciò diceva mi son sentita come trasportare fuori di me stessa, in una luce purissima in cui si vedevano tutte le generazioni divise come in due ali, una a destra e l’altra a sinistra del trono di Dio. A capo d’un ala stava l’Augusta Regina Mamma, da cui scendevano tutti i beni della Redenzione… Oh, come era bella la sua piccolezza! Piccolezza meravigliosa, prodigiosa; piccola e potente, piccola e grande, piccola e Regina, piccola, e dalla sua piccolezza pendere tutti, disporre di tutto, imperare su tutti; e solo perché piccina, ravvolgere il Verbo nella sua piccolezza e farlo scendere dal Cielo in terra, per farlo morire per amore degli uomini! All’altra ala si vedeva a capo un’altra piccola – lo dico tremante e per ubbidire! -: era colei che Gesù aveva chiamato ‘la sua piccola figlia del Divin Volere’. Ed il mio dolce Gesù, mettendosi in mezzo a queste due ali, tra le due piccole che stavano a capo, ha preso con una sua mano la mia e con l’altra quella della Regina Madre, e ha unito insieme l’una all’altra dicendo:

“Mie piccole figlie, datevi la mano innanzi al nostro Trono, abbracciate tra le vostre piccole braccia l’Eterna Divina Maestà; a voi solo è dato, perché piccole, abbracciare l’Eterno, l’Infinito, ed entrarci dentro; e se la prima piccola strappò all’Amore dell’Eterno la Redenzione, così la seconda, dando la mano alla prima, venga da Lei aiutata a strappare dall’Eterno Amore il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ora, chi può dire quello che successe? Io non ho parole per sapermi esprimere, solo so dire che sono rimasta più umiliata e confusa, e quasi come una bimba picciosa volevo il mio Gesù per dirgli i miei timori, i miei dubbi, e pregavo che allontanasse da me tutte queste cose – che il solo pensarle temevo che fosse una fine superbia – e mi desse la grazia d’amarlo davvero e di compire in tutto il suo Santissimo Volere. Onde il mio sempre amabile Gesù, ritornando di nuovo, Si faceva vedere dentro di me, e la mia persona serviva come a coprirlo dentro di me; e senza farmi parlare mi ha detto:

“Povera piccina mia, di che temi? Coraggio; sono Io che farò tutto nella mia figlia piccola, tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma Io farò tutto in te. Non vedi come Io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che Mi copre? Sono Io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere; Io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola. E’ la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so, che tu sei nulla e puoi nulla; perciò ti affliggi; ma è la Potenza del mio braccio che vuole e può operare, e Mi piace operare cose grandi nei più piccoli. E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo, Mi sarebbe mancata la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me.

Invece, col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da Lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana carne. Poi fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse ‘una’, quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe [stata] un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da Me preparato.

Quindi, non vuoi tu essere insieme con Me per dare all’uomo l’opera che Io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele; non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te”.

 

LdC – XVI Vol. 10 Novembre 1923