In Rilievo

«CHI MI HA TOCCATO? → LA FORZA CHE ESCE DA GESÙ».

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L’EMORROISSA!

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo:

«Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”».

Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse:

«Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ guarita dal tuo male».

Vangelo di Marco 5, 25-34

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TUTTO CIÒ CHE SI VUOLE, SI DEVE VOLER PERCHÉ LO VUOLE IDDIO.

Questa mattina il mio adorabile Gesù non veniva, onde ho molto aspettato, per poco tempo si è fatto vedere mi ha detto: “Come uno strumento musicale suona gradito all’orecchio di chi lo ascolta, così i tuoi desideri, le tue aspettazioni, i sospiri, le lacrime tue, suonano al mio udito come una musica delle più gradite. Ma per fare che scenda più dolce e dilettevole, ti voglio insegnare un altro modo, cioè, desiderarmi non come desiderio tuo, ma come desiderio mio, perché Io amo grandemente di manifestarmi teco. Insomma, tutto ciò che tu vuoi e desideri, volerlo e desiderarlo perché lo voglio Io, cioè, prenderlo da dentro Me e farlo tuo. Così sarà più dilettevole la tua musica al mio udito, perché è musica uscita da Me stesso.”

Poi ha soggiunto: “Tutto ciò che esce da Me entra in Me. Ecco perciò che gli uomini si lamentano che non ottengono così facilmente quello che mi domandano, perché non sono cose che escono da Me e non essendo cose che escono da Me, non sono così facili ad entrare in Me ed uscire poi per darsi a loro, perché esce da Me ed entra in Me tutto ciò che è santo, puro e celeste. Or, qual meraviglia se viene loro chiusa l’udienza se ciò che domandano non sono tali? Ecco perciò tieni tu bene a mente che tutto ciò che esce da Dio entra in Dio.” Chi può dire ciò che comprendevo sopra queste due parole? Ma non ho parole a sapermi spiegare. Ah! Signore, dammi grazia che possa domandare tutto ciò che è santo e che sia desiderio e Volontà tua, così potrai comunicarti con me più abbondantemente.

Luisa Piccarreta – LdC – III Vol. 9 Agosto 1900

 

 

In Rilievo

LA SUPERBIA → MALATTIA DEL SECOLO

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Com’è difficile amarsi su questa terra, camminare insieme e rispettarsi, toccare con mano la vera gioia della vita, dell’essere stati amati e creati da Dio. Non è facile mantenere fermo un nobile proposito di bene, mettere in pratica i sani principi della filantropia dell’animo umano. Dappertutto si soffre, nelle relazioni, nelle amicizie, nel matrimonio, in famiglia, sul lavoro e nella società in genere, nella politica. Insomma, in ogni rapporto umano vi sono enormi conflitti e insidie in cui si disputano non umili sacrifici per il bene di tutti, ma orgogliose vittorie per l’egoismo di pochi, portando con sé amare divisioni, contese, desolazione e oscurità spirituali pressanti. Giorno dopo giorno aumenta sempre più la linea di demarcazione, la distanza tra chi fa veramente il bene e chi lo fa solo per finta, l’ansia e la paura di non riuscire più a comunicare con “l’altro”.

Tutti facciamo parte della medesima unità sacra e divina.

Tuttavia ecco il punto. A causa dell’umano volere, il cuore dell’uomo si è terribilmente corrotto, inquinato di superbia. Questa è la malattia del secolo, la malattia del ‘900 peggiore del cancro. Uccide l’anima immortale! Questo è uno dei segni più chiari che contraddistinguono gli uomini spirituali da quelli materiali, carnali; coloro che cercano di vivere “puri” e di Cielo anziché “sporchi” e di terra.

Desidero per l’occasione riportare un pensiero che rimanda alla spiritualità di padre Andrea Gasparino (che ringrazio di cuore), dalla scuola di preghiera:

«Egli non si accontenta di rimanere nell’atrio della preghiera, invita decisamente ad entrare nel tempio stesso della preghiera, la’ dove Dio si incontra nel silenzio anche materiale, nella fuga dal mondo, nel riconoscimento della nostra povertà e dell’assoluto bisogno della grazia di Dio. Gesù ha raccomandato molto di pregare. Cristo ha consigliato la preghiera per far fronte alle lotte della vita. Cristo ci dice che a certi incroci della vita bisogna pregare, solo la preghiera ci salva dal cadere. Purtroppo c’è gente che non lo capisce fino a quando non si sfracella. Se Cristo ha comandato di pregare, è segno che non si può vivere senza la preghiera.

L’uomo ha bisogno dell’incontro diretto con la forza di Dio. L’influenza della preghiera sullo spirito e sul corpo è dimostrabile quanto la secrezione ghiandolare. È solo pregando che noi raggiungiamo l’unità completa e armoniosa del corpo, dell’intelligenza e dell’anima, che conferisce alla struttura dell’uomo la forza.

La preghiera è il mezzo più importante per la ricostruzione e la riabilitazione della personalità di un uomo. La preghiera può cambiare la tua vita in qualunque momento, in qualunque situazione ti trovi, a qualunque età. Esistono situazioni in cui la forza dell’uomo non basta più, la sua buona volontà non regge. Ci sono momenti nella vita in cui l’uomo, se vuole sopravvivere, ha bisogno dell’incontro diretto con la forza di Dio.»

E dunque per poter andare avanti con pace e serenità non si può fare a meno ora di pensare a Lei, alla Madre di tutti noi.

Donaci la tua umiltà o Santissima Vergine Maria. Il tuo salutare Fiat!

Così sia!

AVE O MARIA..
Luciano Mirigliano

 

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MINACCE DI CASTIGHI

Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, ho visto molta gente tutta in movimento, mi pareva, ma non so dire certo, come una guerra, oppure rivoluzione ed a Nostro Signore non faceva altro che intrecciare corone di spine, tanto che, mentre io me ne stavo tutta attenta a toglierne una, ne conficcava un’altra più dolorosa. Ah! si, pareva proprio che il nostro secolo andrà rinomato per la superbia. La più grande sventura è il perdere la testa, perché perduta la testa con il cervello, tutte le altre membra si rendono inabili o si rendono nemiche di se stesso e degli altri, quindi avviene che la persona dà una rotta a tutti gli altri vizi. Il mio paziente Gesù tollerava tutte quelle corone di spine ed io avevo appena tempo di toglierle, onde si è rivolto a loro e ha detto: “Morirete, chi nella guerra, chi nelle carceri e chi al terremoto, pochi ne rimarrete. La superbia ha formato il corso delle azioni della vostra vita e la superbia vi darà la morte.”

Dopo ciò, il benedetto Gesù mi ha tirato da mezzo a quella gente e si è fatto bambino ed io lo portavo nelle mie braccia per farlo riposare. Lui, chiedendomi un ristoro voleva succhiare da me, io, temendo che fosse demonio, l’ho segnato varie volte con la croce e poi gli ho detto: “Se sei veramente Gesù, recitiamo insieme l’Ave Maria alla nostra Regina Mamma.” E Gesù ha recitato la prima parte ed io la Santa Maria. Dopo, Lui stesso ha voluto recitare il Pater Noster, oh! come era commovente il suo pregare, inteneriva tanto che il cuore pareva che si liquefacesse. Onde dopo ha soggiunto: “Figlia, ebbi la mia vita dal cuore, distintamente dagli altri; ecco perciò una ragione perché sono tutto cuore per le anime e perché sono portato a voler il cuore e non tollero neppure un’ombra di ciò che non è mio.

Onde fra Me e te voglio tutto distintamente per Me e quello che concederai alle creature non sarà altro che il trabocco del nostro amore.”

 

Luisa Piccarreta – Libro di Cielo – III Vol. 19 Febbraio 1900

In Rilievo

L’UMILE CREATO E IL PECCATO DI SUPERBIA

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L’altra notte sono uscito all’aperto, sul terrazzo a rimirare in uno stupore sempre crescente il cielo con le sue splendide costellazioni. Sulla testa mi stava assiso il Grande Carro dell’Orsa Maggiore. Quanta pace lassù, sconfinata ha afferrato il cuore, l’anima mia.

Sì, poiché la terra è diventata ormai una inospitale distesa di menzogne e superbia, ricolma di serpenti infernali d’ogni calibro e dimensione, mentre si annidano fra le iniquità degli uomini, morsi e avvelenati da Lucifero.

Ho innalzato lo sguardo, liberatorio ed ho incontrato il cielo, il mio cielo che da sempre m’aspetta giacché fedele, puro ed innocente. Sì, l’ho veduto pieno di verità e stelle, d’umiltà.

Grazie o Signore di tutte le cose che mai privi della tua santa presenza il creato e chi l’osserva in muta orazione. Ovunque volgo lo sguardo lì ti scorgo. Gli esseri parlano continuamente del tuo consolante ed infinito amore, della tua magnificenza.

Di te o Gesù Cristo, della tua Santa Croce ci fanno segno le tue meraviglie.

Ecco: occorre corrisponderti con immensa gratitudine.

La Grazia ci ama!

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

 

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Chiunque tu sia,
che nel flusso di questo tempo ti accorgi che,
più che camminare sulla terra,
stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!
Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
dell’ambizione, della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.
Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
Se turbato dalla enormità dei peccati,
se confuso per l’indegnità della coscienza,
cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza
e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore,
e per ottenere l’aiuto della sua preghiera,
non dimenticare l’esempio della sua vita.
Seguendo lei non puoi smarrirti,
pregando lei non puoi disperare.
Se lei ti sorregge non cadi,
se lei ti protegge non cedi alla paura,
se lei ti è propizia raggiungi la mèta.

Preghiera per il nome di Maria
(San Bernardo di Chiaravalle)

 

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LA GRAZIA E LA CORRISPONDENZA A LEI.

Dopo essere venuto parecchie volte, ma sempre in silenzio, io avvertivo un vuoto ed una pena perché non sentivo la voce dolcissima del mio dolce Gesù e Lui, ritornando, quasi per contentarmi, mi ha detto: “La grazia è la vita dell’anima. Come l’anima dà vita al corpo, così la grazia dà vita all’anima.

Ma per aver vita al corpo non basta aver solamente l’anima, ma ha bisogno ancora d’un cibo come nutrirsi e crescere a debita statura, così all’anima non basta avere la grazia per avere vita, ma ci vuole un cibo per nutrirla e condurla a debita statura e qual è questo cibo?

E’ la corrispondenza.

Sicché la grazia e la corrispondenza formano quella catena inanellata che la conducono al cielo ed a misura che l’anima corrisponde la grazia, viene formando gli anelli di questa catena.” Poi ha soggiunto: “Qual è il passaporto per entrare nel regno della grazia?

E’ l’umiltà.

L’anima, guardando sempre il suo nulla e scorgendosi non essere altro che polvere, che vento, metterà tutta la sua fiducia nella grazia, tanto da renderla padrona e la grazia, prendendo padronanza su tutta l’anima, la conduce per il sentiero di tutte le virtù e la fa giungere all’apice della perfezione.”

Che sarà l’anima senza grazia? Mi pareva come il corpo senza l’anima, che diventa puzzolente e fa scaturire vermi e marciume da tutte le parti, tanto da rendersi soggetto di orrore alla stessa vista umana, così l’anima, senza la grazia, si rende tanto abominevole da far orrore alla vista, non degli uomini, ma di Dio tre volte Santo.

Ah! Signore, liberami da tanta sciagura e dal mostro abominevole del peccato (di superbia – ndr)!

 

LdC – III Vol. 31 Gennaio 1900

In Rilievo

COME LA DIVINA VOLONTÀ VUOL CRESCERE NELLA CREATURA E FORMARE LA SUA PIENEZZA. COME CHI VIVE IN ESSA STA A GIORNO DI TUTTE LE OPERE DEL SUO CREATORE, IL QUALE LA FA POSSEDITRICE DI TUTTE LE OPERE DIVINE.

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Canto al Vangelo (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

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Mi sento nelle onde del Voler Divino, che investendomi, vogliono più penetrare nel fondo dell’anima mia per farsi conoscere e farmi sentire la sua Vita, le sue gioie celesti, i beni immensi che vuol dare a chi vuol vivere insieme con Lui. Ed il mio amato Gesù, che pare che con ansia sta aspettando per riprendere il suo dire sul Fiat Divino, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, come ne sono contento quando vedo l’anima disposta, che vuole ascoltarmi e ricevere il gran dono di cui la mia parola è portatrice, Io non parlo mai se non vedo l’anima disposta, perché se non è disposta, la mia parola non può consegnare il dono di cui la mia parola è generatrice. Ora, tu devi sapere che quanto più la creatura cerca la mia Volontà, la vuol conoscere, l’ama, non se la fa sfuggire in tutti gli atti suoi, tanto più cresce la sua pienezza, basta per farla crescere un’attenzione in più, un sospiro, un desiderio di voler la sua Vita, oh! come cresce mirabilmente e la sospinge tanto in alto, fino a giungere sulle altezze delle sfere divine e conoscerne i più alti ed intimi segreti.

La mia Volontà è Vita e come vita non vuole arrestarsi, ma vuole sempre crescere e per crescere aspetta il più piccolo atto, un invito amoroso della creatura, molto più che non vuol crescere per forza, ma vuole che anch’essa deve voler che sempre cresca la mia Volontà e formi la sua pienezza. Ora, come cresce la sua pienezza, così cresce la Forza Divina nell’anima, la Santità, la Bellezza, la felicità, la conoscenza, la pienezza dei beni innumerevoli che possiede il mio Fiat Divino. Vedi dunque che significa un atto in più, un sospiro, un volerla, un chiamarla: Acquistare più Forza Divina, abbellirsi di più, ma tanto, che Noi stessi ne restiamo rapiti, la guardiamo e riguardiamo e riconosciamo in essa la nostra Forza, la nostra Bellezza ed oh! come l’amiamo, ci sentiamo felicitare di più perché essa è per Noi la portatrice delle nostre gioie, dei nostri beni. Innanzi a questa creatura il nostro Amore si gonfia, straripa da Noi, si versa tanto in essa da riempirla tutta, fino a formarle intorno e dentro di sé, il nostro labirinto d’Amore, il quale le dà le ansie, i desideri ardenti di far crescere la pienezza della nostra Volontà.

Figlia mia, c’è gran differenza tra chi è tutta attenzione, tutt’occhi, tutta cuore perché vuole la mia Volontà e tra chi la vuole ma senza grande attenzione, pare che non hanno occhio per guardarla in tutte le cose, cuore per amarla e voce per chiamarla, forse questi posseggono la mia Volontà in piccola parte, quindi la sua pienezza è da loro lontana.” Gesù ha fatto silenzio ed io son rimasta nelle onde eterne del Divin Volere, tanto, che la mia povera mente non sapeva uscirne e mi sentivo di dire: “Gesù, basta per ora, la mia mente non può più contenere ciò che Tu vuoi dirmi.” Ed il dolce Gesù mi ha messo la sua mano alla fronte e ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, ascoltami ancora dove può giungere l’anima che vive nella nostra Volontà. Essa la mette a giorno di tutte le opere nostre, il nostro Ente Supremo tiene sempre in atto continuo tutte le opere sue, per Noi il passato ed il futuro non esiste, sicché il Padre Celeste Genera continuamente suo Figlio e tra il Padre ed il Figlio Procede lo Spirito Santo, questa è vita in Noi ed è come il palpito ed il respiro che forma la nostra Vita: “Generare e Procedere continuamente”, ci mancherebbe la vita se ciò non fosse, come mancherebbe la vita alla creatura se non avesse un palpito e un respiro continuo. Ora, in questo Generare e Procedere continuamente, vengono formate gioie immense, felicità e contenti tali, che non potendoli contenere dentro di Noi, straripano fuori e formano le gioie e la felicità di tutto il Cielo. Dai beni immensi che produce la Generazione continua del Verbo e Procedere dello Spirito Santo, straripò fuori la sontuosità e magnificenza della macchina di tutta la Creazione; la creazione dell’uomo, il concepimento della Vergine Immacolata e la discesa del Verbo sulla terra, tutto questo e altro è sempre in atto nel nostro Essere Divino, come è sempre in atto che il Padre Genera suo Figlio e Procede lo Spirito Santo.

Ora, chi vive nella nostra Volontà è spettatrice di questi prodigi divini e sente ridarsi dal Padre il Figlio che sempre Genera, lo Spirito Santo che sempre Procede ed oh! i contenti, l’amore, le grazie che riceve e ci dà la gloria che sempre Generiamo; nel nostro Volere trova in atto la Creazione e le diamo con diritto tutti i beni di essa ed è la prima glorificatrice di tante cose che abbiamo creato, trova in atto la Vergine concepita, i suoi mari d’amore, tutta la sua Vita e la Vergine la fa posseditrice ed essa prende e ci glorifica del gran bene che facemmo nel creare questa Celeste Creatura; trova in atto la discesa del Verbo, la sua nascita, le sue lacrime, la sua Vita palpitante ancora, le sue pene e la facciamo posseditrice di tutto ed essa prende tutto, ci glorifica, ci ama per tutti e per tutto. Nel nostro Volere la creatura può dire: “Tutto è mio, anche lo stesso Dio, come è mia la Divina Volontà.” Perciò essa sente il dovere di glorificarci e amarci in ogni cosa e per tutti. Non dare ciò che abbiamo fatto e facciamo a chi vive nel nostro Volere, ci riesce impossibile, il nostro Amore non lo sopporterebbe, ci metterebbe in pena, molto più che Noi nulla perdiamo col dare, anzi ci sentiamo più glorificati, più felicitati chè le creature vivono con Noi, sono a giorno delle opere nostre e ne sono posseditrici. Poter dire: “Ciò che è nostro e tuo.” E’ la nostra più grande felicità, le disunioni non apportano mai bene, il tuo ed il mio spezza l’amore e produce l’infelicità. Nella nostra Volontà non esiste la disunione, il tuo ed il mio, ma tutto è nostro e sommo accordo.”

LdC – XXXV Vol. 23 Agosto 1937

In Rilievo

UT UNUM SINT: NELL’AMORE SIAMO TUTTI UNO.

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Quando diciamo di amare Dio o qualcuno al mondo dobbiamo verificare se in verità la nostra volontà è una con quella della persona amata. Diversamente non è amore, ma qualcosa d’altro.

Ecco il punto. Dove c’è accordo di volontà c’è il vero amore, ossia Dio.

È beatitudine infinita.

Allora si stabilisce il vero regno dell’ordine e della pace in noi e sulla terra rendendoci tutti felici con quella stessa gioia e felicità immensa del Cielo, del nostro Signore e Creatore.

«Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!».  (Gesù a Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XVI Vol. 19 Maggio 1924)

 

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

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TUTTI GLI ATTI, DAL PIÙ PICCOLO AL PIÙ GRANDE, DI CHI VIVE NEL VOLER DIVINO, ACQUISTANO IL VALORE DI ATTI ETERNI E DIVINI.

 

La mia povera mente si sperdeva nell’immensità del Voler Supremo; mi sentivo come dentro d’un mare, e tutto l’essere mio beveva a larghi sorsi l’acqua salutare della Volontà Eterna, anzi mi entrava da tutte le parti: dalle orecchie, dalla bocca, dagli occhi, dalle nari, dai pori del corpo. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà è Eterna, e solo chi vive in Essa, abbracciando l’eterno, tutti i suoi atti, dal più piccolo al più grande, essendo animati da una Volontà Eterna, tutti acquistano il valore, il merito, la forma di atti divini ed eterni.

Il Voler Divino svuota quegli atti di tutto ciò che è umano, e riempiendoli della sua Volontà Divina, li fa suoi e vi mette il suggello, li costituisce come altrettanti atti eterni e divini”. Ond’io, nel sentire ciò, ho detto meravigliandomi: “Com’è possibile, o mio Sommo Bene, che la creatura solo col vivere nel tuo Volere possa ricevere questo gran bene: che i suoi atti diventino eterni e divini?”

E Gesù: “Perché ti meravigli? La cosa è semplicissima: tutta la ragione è perché la mia Volontà è Eterna e Divina, e tutto ciò che esce da Essa, siccome è parto d’una Volontà Eterna e Divina non può andare escluso da essere eterno e divino. Ma sempre la creatura deve mettere da bando la sua volontà umana per dar luogo alla Mia; se ciò fa, i suoi atti sono contati nei Nostri, sia il grande che il suo più piccolo atto. E poi, ciò successe nella Creazione: quante cose non furono create?

Grandi e piccole, fino il piccolo seme, il piccolo insetto!… Ma per quanto piccole, non si può dire che le mie opere grandi furono create da questa Volontà Suprema, e quindi sono opere divine, e le piccole non siano state create da una mano divina. E sebbene si vede che solo tutto ciò che fu creato nell’atmosfera: cielo, sole, stelle, ecc., sono sempre fissi e stabili, invece ciò che fu creato nella bassa terra: fiori, piante, uccelli, ecc., sono soggetti a morire e rinascere, ciò dice niente, anzi, siccome sono creati da una Volontà Eterna e Divina, il germe tiene virtù di moltiplicarsi, perché in tutte le cose c’è la mia Virtù creatrice e conservatrice.

Ora, se tutte le cose create, piccole o grandi, perché create in virtù del mio Fiat Onnipotente possono chiamarsi opere divine, molto più possono chiamarsi atti divini ed eterni ciò che la mia Volontà opera nell’anima che, mettendo ai piedi del mio Volere il suo umano volere, Mi dà piena libertà di fare agire la mia Volontà! Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé, vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: Un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana!, che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!

 

LdC – XVI Vol. 19 Maggio 1924

Chiesa Cattolica

5 MAGGIO: QUEL MASSONE DI NAPOLEONE.

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Perché dunque temi se hai lo sguardo del tuo Gesù che sempre ti guarda, ti difende, ti protegge? Se sapessi che significa essere guardato da Me, non temeresti più di nulla”. (Gesù a Luisa Piccarreta)

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La “mano nascosta” è infatti un simbolo ricorrente nei rituali del grado massonico “Royal Arch”, ed i leader mondiali che ne fanno uso se ne servono per comunicare agli altri iniziati dell’ordine: “Questo è ciò a cui appartengo, ciò in cui credo e per il quale sto lavorando.” […]

Nel suo saggio su Napoleone e la Massoneria, Tuckett scrive:

“Ci sono prove inconfutabili secondo cui Napoleone conosceva la natura, la finalità e l’organizzazione della Massoneria; nozioni che egli approvava e praticava per promuovere i propri scopi”. (J.E.S. Tuckett, Napoleone e la Massoneria – Link)

 

Il complotto contro la Chiesa

Maurice Pinay scriveva nel 1962:

«Si sta compiendo (con il Concilio Vaticano II) la più perversa cospirazione contro la santa Chiesa […]. Sembrerà […] incredibile a coloro che ignorano questa cospirazione che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal comunismo e dal potere occulto che li governa. Tali agenti sarebbero tra quei Cardinali, Arcivescovi e Vescovi che formano una specie di ala progressista dentro il Concilio» 11.   (di Don Curzio Nitoglia)

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IL CINQUE MAGGIO

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:


Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.


Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

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Alessandro Manzoni

 

Parafrasi

Egli fu (è morto, è trapassato). Infatti ora giace immobile, avendo esalato l’ultimo respiro, e la sua spoglia è rimasta senza più ricordi, privata della sua anima: chiunque ha saputo la notizia di questa morte è attonito. Tutti restano muti pensando alle ultime ore di quest’uomo inviato dal fato e nessuno sa dire quando un uomo simile tornerà di nuovo a calpestare la terra che lui stesso ha calpestato, lasciando un cammino sanguinoso. Io, come poeta, ho visto Napoleone in trionfo, sul soglio imperiale, ma ho taciuto senza far poesia su questo evento, e ho visto anche il momento in cui, rapidamente, fu sconfitto, tornò al potere e cadde ancora, ma la mia poesia ha continuato a restare in disparte e non mischiarsi a tutte le voci adulanti che aveva intorno Napoleone; adesso il mio ingegno poetico vuole parlare – e si innalza commosso, senza elogi servili o insulti vili – dell’improvvisa morte di una figura simile, e offre alla tomba di quest’uomo un componimento che forse resterà eterno.
Dall’Italia all’Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni rapidissime di quest’uomo seguivano il suo modo di pensare, condusse imprese dalla Sicilia fino al Don, dal Mediterraneo all’Atlantico. Fu vera gloria la sua? Spetta ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle fare di Napoleone (lui) un simbolo della sua potenza divina. La pericolosa e trepida gloria di un grandissimo disegno, l’insofferenza di un animo che deve obbedire ma pensa al potere e poi lo raggiunge e ottiene un premio che sarebbe stato una follia ritenere possibile.
Sperimentò tutto: provò la gloria, tanto più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere regale e l’esilio, due volte è stato sconfitto, e due volte vincitore. Egli stesso si diede il nome: due epoche tra loro opposte guardarono a lui sottomesse, come se ogni destino dipendesse da lui, egli impose il silenzio e si sedette tra loro come un arbitro. Nonostante tanta grandezza, scomparve rapidamente e finì la sua vita in ozio, prigioniero in una piccola isola, bersaglio di immensa invidia e di rispetto profondo, di grande odio e di grande passione.
Come sulla testa del naufrago si avvolge pesante l’onda su cui poco prima lo sguardo dello sventurato scorreva alto e in cerca di rive lontane che non avrebbe potuto raggiungere,così su quell’anima si abbatté il peso dei ricordi. Ah, quante volte ha iniziato a scrivere le sue memorie per i posteri ma su tutte quelle pagine si posava continuamente la sua stanca mano! Quante volte alla fine di un giorno improduttivo ha abbassato lo sguardo fulmineo, con le braccia conserte, preso dal ricordo dei giorni ormai andati.
E ripensò agli accampamenti militari in continuo movimento, alle trincee, allo scintillare delle armi e agli assalti della cavalleria, e agli ordini dati rapidamente e alla loro esecuzione. Ah, forse fra tanto dolore crollò il suo spirito e si disperò, ma arrivò l’aiuto di Dio a quel punto, che lo condusse in una realtà più serena; E lo guidò per i floridi sentieri delle speranze, verso i campi eterni, lo condusse alla beatitudine eterna, che sorpassa ogni desiderio umano, lo guidò dove la gloria terrena non vale nulla.Bella, immortale, benefica fede, abituata ai trionfi! Considera anche questo tuo trionfo e sii allegra perché nessuna personalità più grande si è mai chinata davanti alla croce di Cristo.
Tu (Fede) allontana dalle ceneri di quest’uomo ogni parola maligna: il Dio che atterra e rialza, che dà dolori e consola si è posto accanto a lui, per consolarlo nel momento solitario della sua morte.
Chiesa Cattolica

«MARIA DI NAZARETH E LUISA DI CORATO»

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Oggi, anniversario di nascita della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la piccola figlia della Divina Volontà. Chi può comprendere quanto sia davvero grande la sua Missione per l’umanità intera, ma soprattutto per la Chiesa ?

Adveniat Regnum Tuum
Luciano Mirigliano


 

Com’è bella la piccolezza! Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: Per la Redenzione si servì della piccolezza della Santissima Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti! Vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo Cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto: “La mia cara piccolina! Ti ho scelta piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli, li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri; non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò, quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo. Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile. Mi piace tanto che le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono usciti; nulla di proprio faccio entrare in loro per non farle perdere la loro piccolezza, e così conservarle la freschezza e bellezza divina, da donde sono usciti”.

Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, Amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola, e Tu dici che mi ami assai perché piccina; come può essere?” E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere. Come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il ‘Tutto’ esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma [è] grandezza da piangere: non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore; sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla. Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Fra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e Questo non solo La conservò piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma La fece La più grande di tutti. Oh, come era bella: piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che La formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo Me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della Redenzione.

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprisse il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi.

Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola. Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null’altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti – molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo – e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ond’io, nel sentire ciò ho detto: “Amor mio e Tutto mio, dimmi, chi sarà questa piccina fortunata? Oh, come vorrei conoscerla!”

E Lui subito: “Come, non l’hai capito chi è? Sei tu la mia piccolina; te l’ho detto tante volte che sei la piccina, e perciò ti amo”. Ma mentre ciò diceva mi son sentita come trasportare fuori di me stessa, in una luce purissima in cui si vedevano tutte le generazioni divise come in due ali, una a destra e l’altra a sinistra del trono di Dio. A capo d’un ala stava l’Augusta Regina Mamma, da cui scendevano tutti i beni della Redenzione… Oh, come era bella la sua piccolezza! Piccolezza meravigliosa, prodigiosa; piccola e potente, piccola e grande, piccola e Regina, piccola, e dalla sua piccolezza pendere tutti, disporre di tutto, imperare su tutti; e solo perché piccina, ravvolgere il Verbo nella sua piccolezza e farlo scendere dal Cielo in terra, per farlo morire per amore degli uomini! All’altra ala si vedeva a capo un’altra piccola – lo dico tremante e per ubbidire! -: era colei che Gesù aveva chiamato ‘la sua piccola figlia del Divin Volere’. Ed il mio dolce Gesù, mettendosi in mezzo a queste due ali, tra le due piccole che stavano a capo, ha preso con una sua mano la mia e con l’altra quella della Regina Madre, e ha unito insieme l’una all’altra dicendo:

“Mie piccole figlie, datevi la mano innanzi al nostro Trono, abbracciate tra le vostre piccole braccia l’Eterna Divina Maestà; a voi solo è dato, perché piccole, abbracciare l’Eterno, l’Infinito, ed entrarci dentro; e se la prima piccola strappò all’Amore dell’Eterno la Redenzione, così la seconda, dando la mano alla prima, venga da Lei aiutata a strappare dall’Eterno Amore il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ora, chi può dire quello che successe? Io non ho parole per sapermi esprimere, solo so dire che sono rimasta più umiliata e confusa, e quasi come una bimba picciosa volevo il mio Gesù per dirgli i miei timori, i miei dubbi, e pregavo che allontanasse da me tutte queste cose – che il solo pensarle temevo che fosse una fine superbia – e mi desse la grazia d’amarlo davvero e di compire in tutto il suo Santissimo Volere. Onde il mio sempre amabile Gesù, ritornando di nuovo, Si faceva vedere dentro di me, e la mia persona serviva come a coprirlo dentro di me; e senza farmi parlare mi ha detto:

“Povera piccina mia, di che temi? Coraggio; sono Io che farò tutto nella mia figlia piccola, tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma Io farò tutto in te. Non vedi come Io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che Mi copre? Sono Io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere; Io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola. E’ la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so, che tu sei nulla e puoi nulla; perciò ti affliggi; ma è la Potenza del mio braccio che vuole e può operare, e Mi piace operare cose grandi nei più piccoli. E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo, Mi sarebbe mancata la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me.

Invece, col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da Lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana carne. Poi fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse ‘una’, quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe [stata] un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da Me preparato.

Quindi, non vuoi tu essere insieme con Me per dare all’uomo l’opera che Io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele; non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te”.

 

LdC – XVI Vol. 10 Novembre 1923

Chiesa Cattolica

LA PROFEZIA SULL’ULTIMO PAPA

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«Il criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù durante tutta la sua vita è stata la ferma volontà di amare il Padre, di essere uno col Padre, e di essergli fedele; questa decisione di corrispondere al suo amore lo ha spinto ad abbracciare, in ogni singola circostanza, il progetto del Padre, a fare proprio il disegno di amore affidatogli di ricapitolare ogni cosa in Lui, per ricondurre a Lui ogni cosa. Nel rivivere il santo Triduo, disponiamoci ad accogliere anche noi nella nostra vita la volontà di Dio, consapevoli che nella volontà di Dio, anche se appare dura, in contrasto con le nostre intenzioni, si trova il nostro vero bene, la via della vita. La Vergine Madre ci guidi in questo itinerario, e ci ottenga dal suo Figlio divino la grazia di poter spendere la nostra vita per amore di Gesù, nel servizio dei fratelli

(Papa Benedetto XVI – dall’Udienza Generale del 20 aprile 2011)

 


 

La profezia che indica nel 111° Papa “Gloria olivae”, ovvero Benedetto XVI, l’ultimo dei pontefici, seguito da un Petrus secundus e poi la fine, ha uno dei suoi fulcri nella Abbazia di Scolca, più nota come parrocchia di San Fortunato. Che nel 1500 ha ospitato il monaco al centro di questa stupefacente storia, insieme al libro contenente la profezia e ad una importante opera d’arte, quest’ultima ancora presente e visibile nel museo di Scolca. Il recente studio che proietta nuova luce sulla profezia di Malachia, dà conto anche della intervista che mons. Negri concesse a Riminiduepuntozero, che ha creato un terremoto per il riferimento al ruolo della amministrazione Obama nelle dimissioni di papa Ratzinger.

Visto il titolo, cominciamo col togliere subito d’impaccio l’abate di Scolca (è questo il luogo cardine della storia, forse più noto come parrocchia di San Fortunato-San Lorenzo a Monte): don Renzo Rossi non ha nulla a che fare con la profezia in questione, attribuita al vescovo Malachia (1095-1148). Ma l’Abbazia di Scolca e i benedettini sì. Ancora più precisamente, è un monaco benedettino che vive fra la seconda metà del 1500 e gli inizi del 1600, a pubblicare la profezia nel suo Lignum Vitae: accade a Venezia nel 1595. Il monaco si chiama Arnold de Wyon, il quale da Scolca transita e lascia tracce importanti in parte ancora presenti. Se invece l’abate di Scolca, che sta celebrando in grande stile i 600 anni della Abbazia olivetana, ha un ruolo nella vicenda che stiamo per raccontare, questo è del tutto positivo perché, grazie al museo da lui inaugurato nel 2008, si conserva ed è visibile al pubblico una delle opere cardine ricomprese nel contesto della profezia di Malachia di Armagh sui papi. Lo vedremo a breve.

E diciamo però immediatamente che la profezia ha una gigantesca forza d’urto perché riguarda l’istituzione più solida che attraversa i secoli da oltre due millenni: la Chiesa cattolica. E in particolare il successore di Pietro, anzi “i” successori di Pietro, che convivono – per la prima volta nella storia – in Vaticano. Secondo la profezia l’ultimo Papa di Santa Romana Chiesa sarebbe Ratzinger, un “Gloria olivae”. Mentre Bergoglio non viene nemmeno definito Papa ma Petrus Romanus, (e in effetti è con “vescovo di Roma” che ama farsi chiamare Bergoglio, che ha scelto anche di non abitare negli appartamenti papali ma a Santa Marta) a capo di una cattolicità in preda ad incertezze e disordine. La profezia così viene tradotta: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che lascerà il gregge fra molte tribolazioni. Passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”. Come se già non bastasse l’abisso che questa formula spalanca sull’oggi, esiste anche un’altra versione della profezia che risulta ancora più sovrapponibile ai giorni nostri: anziché di Petrus Romanus parla di Petrus secundus. Questa formulazione si trova in un testo stampato a Ferrara nel 1794 dal titolo La Profezia dei sommi Pontefici romani.

Praticamente Malachia profetizza che “il ciclo della successione pontificale piena” (come scrive lo studioso Alfredo Maria Barbagallo, a cui va il merito di scoperte recenti che gettano nuova luce su una questione dibattuta nei secoli), arriverebbe a conclusione col 111 Papa “Gloria olivae”, ovvero Benedetto XVI, e col 112 (Bergoglio) saremmo in presenza di un “supremo ed autorevole traghettatore della Chiesa verso lidi incogniti ed in un contesto generale drammatico” scrive Barbagallo.

La cui sconvolgente scoperta aggiunge un innesto di impressionante ulteriore attualità alla profezia. Barbagallo ha messo le mani sullo scritto di un gesuita, pubblicato nel 1951, René ThibautLa mystérieuse prophétie des Papes, che indicava nel 2012 la sostanziale conclusione del ciclo dei pontefici. Sessantasette anni prima, descrive cioè la sofferta decisione alla quale Papa Ratzinger accenna per la prima volta nell’aprile 2012 (lo rivela il card. Bertone nel libro I miei Papi, da poco nelle librerie) e che poi comunica ufficialmente l’11 febbraio 2013, ovvero la decisione di dimettersi: “… ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

Arnold de Wyon commissiona anche tre raffigurazioni pittoriche sulla Gloria benedettina. Una si trova nella Abbazia di Scolca sul colle di Covignano, ed ha per soggetto l’albero genealogico benedettino. “Il libro contenente la profezia e la riproduzione artistica sullo stesso soggetto (una elaboratissima incisione in rame) erano quindi presenti insieme nella stessa Abbazia, ed in basso a sinistra nella riproduzione è raffigurato lo stesso Wyon in persona”, scrive Barbagallo. Un altro quadro si trova a Perugia e il terzo nella Chiesa di Santa Maria di Loreto ad Alessandria, proveniente – tenetevi saldi – dalla Abbazia benedettina di San Pietro in Bergoglio (non più esistente). Il libro sparì dalla biblioteca della Abbazia di Scolca, che subì anche l’invasione delle truppe napoleoniche. Ma è rimasta l’opera d’arte (foto qui sopra) di cui si è occupato anche il prof. Andrea Donati con un approfondimento pubblicato su L’Arco (periodico realizzato dal 2002 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ideato, curato e a lungo diretto da Enzo Pruccoli) nel 2005.

Il documento appena messo online da Barbagallo ha un’altra attinenza sorprendente con Rimini. Anzi con Riminiduepuntozero. Richiama infatti l’intervista, che tanto rumore ha suscitato, da noi pubblicata a Mons. Luigi Negri. Alla domanda “si è fatto un’opinione sul perché Benedetto abbia rinunciato al papato, un gesto clamoroso nella millenaria storia della Chiesa?”, mons. Negri rispose: “Si è trattato di un gesto inaudito. Negli ultimi incontri l’ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. Ho poca conoscenza – per fortuna – dei fatti della Curia romana, ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda”. Una vera bomba quella che l’arcivescovo decise di far deflagrare. Se non che Barbagallo ha trovato un’altra relazione sconvolgente con la profezia, rinvenendo nel romanzo (La vigilia dell’eternità) di uno scrittore indiano la figura di mezzo fra Gloria olivae e Petrus Romanus: Caput nigrum. Ovvero l’ex presidente americano e il ruolo che avrebbe giocato nelle dimissioni di Benedetto. Scrive Barbagallo: “…alcune opinioni internazionali su incogniti ambienti tendenti ad esercitare indirette pressioni sulla decisione di Papa Benedetto venivano prudentemente citate in una recente intervista da Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio. L’intervista in questione era rilasciata in data 6 marzo 2017 alla redazione del diffuso sito web di informazioni locali Riminiduepuntozero.it, per poi venire rimandata dalla stampa nazionale. Su ciò si sarebbero poi inserite alcune emotive forzature interpretative, che l’autore avrebbe immediatamente smentito“. E aggiunge: “naturalmente ci apparirebbe interessante domandare alla cortesia di Mons. Negri se all’atto della intervista fosse a conoscenza della presenza a Rimini stessa dell’opera rinascimentale commissionata da Arnold de Wyon, oltre che della stesura settecentesca a Ferrara – luogo dell’intervista web – del citato testo di relazione alla Profezia di Malachia”.

Alla luce di tutto ciò (ma la nostra è solo una estrema sintesi relativa quasi esclusivamente ai punti di attinenza della profezia con Scolca, mentre è consigliata la lettura del documento integrale di Barbagallo, linkato come “fonte”), non acquista un valore ancora più importante il seicentesimo anniversario di fondazione della Abbazia di Covignano? La conoscenza dei benedettini olivetani, di Arnold de Wyon in particolare, del suo Lignum Vitae e delle opere pittoriche custodite a San Fortunato, Perugia e Alessandria, diventa un motivo di interesse e di attualità che oltrepassa di gran lunga i confini di Rimini e che incastona la storia di Scolca dentro il passato, il presente e il futuro della Chiesa. Sembra poco?

Da Riminiduepuntozero

PROFEZIA DI MALACHIA – ABBAZIA DI SCOLCA DI RIMINI: la profezia sull’ultimo Papa (di inquietante attualità) passa dal colle di Covignano.

Chiesa Cattolica

«ADRIANA: UNA PICCOLA DI GESÙ»

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Ho girato il mondo, ho studiato, mi sono laureato, ho visto cose ed incontrato persone. Tuttavia però non ho mai conosciuto una creatura intelligente e speciosa come Adriana Pallotti. Uno spirito elevato e rivestito di quel carattere di Cristo di cui mi sono perdutamente innamorato.

Ed ora il cuore si muove e sale sino alle lacrime per questa sua intima gioia che ha in seno, donatami per la vita.

Per continuare la sua grande Missione sulla terra. La divulgazione del grandissimo Carisma della Divina Volontà della Serva di Dio Luisa Piccarreta.

Grazie, Adriana!

 

TERZO FIAT SANTIFICANTE
Luciano Mirigliano

 


 

“Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta, e per quanti incidenti si possono dare, Essa trionferà di tutto! Ed ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto perché la sua assoluta Volontà venga compiuta!

Il tempo quando verranno alla luce è relativo e condizionato a quando si dispongono le creature a ricevere un tanto bene e a quelli che si devono occupare a farne i banditori e farne il sacrifizio per portare la nuova era di pace, il nuovo sole che snebbierà tutte le nubi dei mali.

Se tu sapessi quante grazie e lumi tengo preparati sopra di chi vedo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio Fiat.

Guardami come tengo preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi.

Ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tant’amo e voglio che facciano.

Ma devo dirti pure che guai a chi si oppone o potesse mettere ostacoli!

 

Gesù a Luisa Piccarreta – Estratto LdC – XXIV Vol. 2 agosto 1928

Chiesa Cattolica

«FATIMA 13 OTTOBRE 1917 → LA VOSTRA LIBERAZIONE È VICINA»

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L’evento scientifico di Fatima del 1917, che ha segnato la storia, poiché è stato un fatto inatteso che ha reso immobili e muti gli occhi di una moltitudine rimasta attonita innanzi ad un sole letteralmente “uscito fuori di sé”, ha la capacità di mostrare a tutti, in particolare a coloro che non credono, che vi è qualcosa di pensante oltre il firmamento del Cielo. Una intelligenza sovrumana ed un’autorità superiore che opera e governa con potenza in tutte le cose da Essa create.

Ecco. L’articolo seguente pubblicato nel 2016, sulla “fine dei tempi”, ha fatto letteralmente il giro del mondo, in pochi giorni.

Perché l’interesse ora è davvero enorme per quel che accade oggigiorno in questa Valle di lacrime (cfr. Mt 24) o meglio in quella di Pompeì:

– IL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI –

 

Rubbio (Vicenza), 31 dicembre 1992. Ultima notte dell’anno.

LA FINE DEI TEMPI.

«Lasciatevi docilmente ammaestrare da Me, figli prediletti. In questa ultima notte dell’anno, raccoglietevi in preghiera e nell’ascolto della parola della vostra Mamma Celeste, Profetessa di questi ultimi tempi. Non passate queste ore nel frastuono e nella dissipazione, ma nel silenzio, nel raccoglimento, nella contemplazione. Vi ho più volte annunciato che si approssima la fine dei tempi e la venuta di Gesù nella gloria. Ora voglio aiutarvi a comprendere i segni descritti nella Divina Scrittura, che indicano ormai vicino il suo glorioso ritorno.

Questi segni sono chiaramente indicati dai Vangeli, dalle Lettere di S. Pietro e di S. Paolo, e si stanno realizzando in questi anni.

→ Il primo segno è la diffusione degli errori, che portano alla perdita della fede ed all’apostasia. Questi errori vengono propagati da falsi maestri, da celebri teologi che non insegnano più le verità del Vangelo, ma perniciose eresie, basate su errati ed umani ragionamenti. È a motivo dell’insegnamento degli errori che si perde la vera fede e si diffonde ovunque la grande apostasia.

“Fate attenzione e non lasciatevi ingannare. Perché molti cercheranno di ingannare molta gente. Verranno falsi profeti ed inganneranno moltissimi”. (Mt. 24,5-9).

“Il giorno del Signore non verrà prima che ci sia stata la grande apostasia”. (2 Ts. 2,3).

“Verranno tra voi falsi maestri. Essi cercheranno di diffondere eresie disastrose e si metteranno perfino contro il Signore che li ha salvati. Molti li ascolteranno e vivranno, come loro, una vita immorale. Per colpa loro, la fede cristiana sarà disprezzata. Per il desiderio di ricchezza, vi imbroglieranno con ragionamenti sbagliati”. (2 Pt. 2,1-3).

→ Il secondo segno è lo scoppio di guerre e di lotte fratricide, che portano al predominio della violenza e dell’odio ed a un generale raffreddamento della carità, mentre si fanno sempre più frequenti le catastrofi naturali come epidemie, carestie, inondazioni e terremoti.

“Quando sentirete parlare di guerre, vicine o lontane, non abbiate paura; bisogna che ciò avvenga. I popoli combatteranno l’uno contro l’altro, un regno contro un altro regno. Ci saranno carestie e terremoti in molte regioni. Tutto questo sarà solo l’inizio di sofferenze più grandi. Il male sarà tanto diffuso che l’amore di molti si raffredderà. Ma Dio salverà chi resisterà sino alla fine”. (Mt. 24,6-12).

→ Il terzo segno è la sanguinosa persecuzione di coloro che si mantengono fedeli a Gesù ed al suo Vangelo e permangono forti nella vera fede. Frattanto il Vangelo viene predicato in ogni parte del mondo.

Pensate, figli prediletti, alle grandi persecuzioni cui viene sottoposta la Chiesa ed allo zelo apostolico degli ultimi Papi, sopratutto del mio Papa Giovanni Paolo II, nel portare a tutte le nazioni della terra l’annuncio del Vangelo. “Voi sarete arrestati, perseguitati ed uccisi. Sarete odiati da tutti per causa mia.

Allora molti abbandoneranno la fede; si odieranno e si tradiranno l’un l’altro. Intanto il messaggio del regno di Dio sarà annunciato in tutto il mondo; tutti i popoli dovranno sentirlo. E allora verrà la fine”. (Mt. 24,9-10).

→ Il quarto segno è l’orribile sacrilegio, compiuto da colui che si oppone a Cristo, cioè dall’anticristo. Entrerà nel tempio santo di Dio e siederà sul suo trono, facendosi adorare lui stesso come Dio.

“Costui verrà a mettersi contro tutto ciò che gli uomini adorano e chiamano Dio. Il malvagio verrà con la potenza di Satana, con tutta la forza di falsi miracoli e di falsi prodigi. Userà ogni genere di inganno maligno per fare del male”. (2 Ts. 2,4-9).

“Un giorno vedrete nel luogo santo colui che commette l’orribile sacrilegio. Il profeta Daniele ne ha parlato. Chi legge cerchi di comprendere”. (Mt.24,15).

Figli prediletti, per capire in che cosa consiste questo orribile sacrilegio, leggete quanto viene predetto dal profeta Daniele. “Va, Daniele, queste parole sono nascoste e sigillate sino al tempo della fine.

Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi continueranno ad agire empiamente. Nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le comprenderanno. Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione, ci saranno milleduecentonovanta giorni. Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni”. (Dn. 12,9-12).

La Santa Messa è il sacrificio quotidiano, l’oblazione pura che viene offerta al Signore in ogni parte, dal sorgere al tramonto del sole.

Il sacrificio della Messa rinnova quello compiuto da Gesù sul Calvario. Accogliendo la dottrina protestante, si dirà che la Messa non è un sacrificio, ma solo la sacra cena, cioè il ricordo di ciò che Gesù fece nella sua ultima cena. E così verrà soppressa la celebrazione della santa Messa. In questa abolizione del sacrificio quotidiano consiste l’orribile sacrilegio compiuto dall’anticristo, la cui durata sarà di circa tre anni e mezzo, cioè di milleduecentonovanta giorni.

→ Il quinto segno è costituito da fenomeni straordinari, che avvengono nel firmamento del cielo. “Il sole si oscurerà, la luna perderà il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze del cielo saranno sconvolte”. (Mt. 24,29).

Il miracolo del sole, avvenuto a Fatima durante la mia ultima apparizione, vuole indicarvi che siete ormai entrati nei tempi in cui si compiranno questi avvenimenti*, che vi preparano al ritorno di Gesù nella gloria.

“Allora si vedrà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo. Tutti i popoli della terra piangeranno, e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo, con grande potenza e splendore”. (Mt. 20,40).

Miei prediletti e figli consacrati al mio Cuore Immacolato, vi ho voluto ammaestrare su questi segni, che Gesù nel suo Vangelo vi ha indicati, per prepararvi alla fine dei tempi, perché essi si stanno realizzando nei vostri giorni.

L’anno che si chiude e quello che si apre fanno parte del tempo della grande tribolazione, durante la quale si diffonde l’apostasia, si moltiplicano le guerre, succedono in tante parti catastrofi naturali, si intensificano le persecuzioni, l’annuncio del Vangelo è portato a tutti i popoli, fenomeni straordinari avvengono nel cielo e si fa sempre più vicino il momento della piena manifestazione dell’anticristo.

Allora vi invito a rimanere forti nella fede, sicuri nella speranza ed ardenti nella carità. Lasciatevi portare da Me e raccoglietevi tutti nel sicuro rifugio del mio Cuore Immacolato, che Io vi ho preparato proprio per questi ultimi tempi. Leggete con Me i segni del vostro tempo e vivete nella pace del cuore e nella fiducia. Io sono sempre con voi, per dirvi che la realizzazione di questi segni vi indica con sicurezza che è vicina la fine dei tempi, con il ritorno di Gesù nella gloria.

“Dalla pianta dei fichi, imparate questa parabola: quando i suoi rami diventano teneri e spuntano le prime foglie, voi capite che l’estate è vicina. Allo stesso modo, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che la vostra liberazione è vicina”. (Mt. 24,32-33)».

AI SACERDOTI FIGLI PREDILETTI DELLA MADONNA – MSM – DON STEFANO GOBBI

[*Cfr. Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XII Vol. 29 Gennaio 1919]

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XII VOL. 29 GENNAIO 1919
DIO COMPIRÀ LA TERZA RINNOVAZIONE DELL’UMANITÀ,
COL MANIFESTARE CIÒ CHE FACEVA LA SUA DIVINITÀ NELLA SUA UMANITÀ.

 

Stavo facendo l’adorazione alle piaghe di Gesù benedetto, ed infine ho recitato il credo intendendo di entrare nell’immensità del Voler Divino, dove stanno tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, e quegli stessi che la creatura dovrebbe fare e che per trascuratezza e malvagità non ha fatto, ed io dicevo: “Mio Gesù, amor mio, entro nel tuo Volere ed intendo con questo credo rifare, riparare tutti gli atti di fede che non hanno fatto le creature, tutte le miscredenze, l’adorazione dovuta a Dio come Creatore”. Mentre queste ed altre cose dicevo, mi sentivo sperdere la mia intelligenza nel Voler Divino, ed una luce che investiva il mio intelletto, in cui scorgevo dentro il mio dolce Gesù, e questa luce che diceva e diceva, ma chi può dire tutto? Dirò in confuso, e poi sento tale ripugnanza, che se l’ubbidienza non fosse così severa, ma più indulgente, non mi obbligherebbe a certi sacrifici, ma Tu, vita mia, dammi la forza e non lasciare a sé stessa la povera ignorantella.Ora pareva che mi dicesse:

“Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia provvidenza, ogni corso di duemila anni ho rinnovato il mondo, nei primi lo rinnovai col diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, cui come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, ed i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della mia Umanità, ed a lambicco hanno goduto della mia Divinità.

Ora siamo in circa del terzo duemila anni, e ci sarà una terza rinnovazione, ecco perciò lo scompiglio generale, non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione, e se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la Divinità, ora in questa terza rinnovazione, dopo che la terra sarà purgata ed in gran parte distrutta la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature, e compirò la rinnovazione col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Voler Divino col mio voler umano, come tutto restava concatenato in Me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna creatura era rifatto da Me e suggellato col mio Voler Divino.

Il mio amore vuole sfogo, e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia Umanità a pro delle creature, che superano di gran lunga gli eccessi che operava esternamente la mia Umanità. Ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, cui finora non ho manifestato a nessuno, al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla Essa contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora. Tanto che a non pochi apparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca. Ma Io a poco a poco mi farò strada manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderlo.

Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità. La mia Umanità immedesimata con la mia Divinità nuotava nel Voler Eterno, ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi, e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Voler Eterno. In questo ambiente del Voler Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti. Ora, questi atti non fatti e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.

Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti. Altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, cui deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere. Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avrebbe saputo; chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della Redenzione”.

Ed io interrompendo il dire di Gesù, ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è in questo vivere nel Voler Divino, perché non lo avete manifestato prima?”

E Lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre le anime a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro; la creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato, perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature, ed avrò stuoli di anime, che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, ed avrò la gloria di tanti atti sospesi fatti solo da Me, anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti in modo tutto divino, ed avrò la gloria divina da parte delle creature di tanti sacramenti ricevuti ed amministrati in modo umano, altri profanati, altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato.

Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu per prima”.

LUCIANO MIRIGLIANO