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5 MAGGIO: QUEL MASSONE DI NAPOLEONE.

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Perché dunque temi se hai lo sguardo del tuo Gesù che sempre ti guarda, ti difende, ti protegge? Se sapessi che significa essere guardato da Me, non temeresti più di nulla”. (Gesù a Luisa Piccarreta)

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La “mano nascosta” è infatti un simbolo ricorrente nei rituali del grado massonico “Royal Arch”, ed i leader mondiali che ne fanno uso se ne servono per comunicare agli altri iniziati dell’ordine: “Questo è ciò a cui appartengo, ciò in cui credo e per il quale sto lavorando.” […]

Nel suo saggio su Napoleone e la Massoneria, Tuckett scrive:

“Ci sono prove inconfutabili secondo cui Napoleone conosceva la natura, la finalità e l’organizzazione della Massoneria; nozioni che egli approvava e praticava per promuovere i propri scopi”. (J.E.S. Tuckett, Napoleone e la Massoneria – Link)

 

Il complotto contro la Chiesa

Maurice Pinay scriveva nel 1962:

«Si sta compiendo (con il Concilio Vaticano II) la più perversa cospirazione contro la santa Chiesa […]. Sembrerà […] incredibile a coloro che ignorano questa cospirazione che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal comunismo e dal potere occulto che li governa. Tali agenti sarebbero tra quei Cardinali, Arcivescovi e Vescovi che formano una specie di ala progressista dentro il Concilio» 11.   (di Don Curzio Nitoglia)

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IL CINQUE MAGGIO

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:


Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.


Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

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Alessandro Manzoni

 

Parafrasi

Egli fu (è morto, è trapassato). Infatti ora giace immobile, avendo esalato l’ultimo respiro, e la sua spoglia è rimasta senza più ricordi, privata della sua anima: chiunque ha saputo la notizia di questa morte è attonito. Tutti restano muti pensando alle ultime ore di quest’uomo inviato dal fato e nessuno sa dire quando un uomo simile tornerà di nuovo a calpestare la terra che lui stesso ha calpestato, lasciando un cammino sanguinoso. Io, come poeta, ho visto Napoleone in trionfo, sul soglio imperiale, ma ho taciuto senza far poesia su questo evento, e ho visto anche il momento in cui, rapidamente, fu sconfitto, tornò al potere e cadde ancora, ma la mia poesia ha continuato a restare in disparte e non mischiarsi a tutte le voci adulanti che aveva intorno Napoleone; adesso il mio ingegno poetico vuole parlare – e si innalza commosso, senza elogi servili o insulti vili – dell’improvvisa morte di una figura simile, e offre alla tomba di quest’uomo un componimento che forse resterà eterno.
Dall’Italia all’Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni rapidissime di quest’uomo seguivano il suo modo di pensare, condusse imprese dalla Sicilia fino al Don, dal Mediterraneo all’Atlantico. Fu vera gloria la sua? Spetta ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle fare di Napoleone (lui) un simbolo della sua potenza divina. La pericolosa e trepida gloria di un grandissimo disegno, l’insofferenza di un animo che deve obbedire ma pensa al potere e poi lo raggiunge e ottiene un premio che sarebbe stato una follia ritenere possibile.
Sperimentò tutto: provò la gloria, tanto più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere regale e l’esilio, due volte è stato sconfitto, e due volte vincitore. Egli stesso si diede il nome: due epoche tra loro opposte guardarono a lui sottomesse, come se ogni destino dipendesse da lui, egli impose il silenzio e si sedette tra loro come un arbitro. Nonostante tanta grandezza, scomparve rapidamente e finì la sua vita in ozio, prigioniero in una piccola isola, bersaglio di immensa invidia e di rispetto profondo, di grande odio e di grande passione.
Come sulla testa del naufrago si avvolge pesante l’onda su cui poco prima lo sguardo dello sventurato scorreva alto e in cerca di rive lontane che non avrebbe potuto raggiungere,così su quell’anima si abbatté il peso dei ricordi. Ah, quante volte ha iniziato a scrivere le sue memorie per i posteri ma su tutte quelle pagine si posava continuamente la sua stanca mano! Quante volte alla fine di un giorno improduttivo ha abbassato lo sguardo fulmineo, con le braccia conserte, preso dal ricordo dei giorni ormai andati.
E ripensò agli accampamenti militari in continuo movimento, alle trincee, allo scintillare delle armi e agli assalti della cavalleria, e agli ordini dati rapidamente e alla loro esecuzione. Ah, forse fra tanto dolore crollò il suo spirito e si disperò, ma arrivò l’aiuto di Dio a quel punto, che lo condusse in una realtà più serena; E lo guidò per i floridi sentieri delle speranze, verso i campi eterni, lo condusse alla beatitudine eterna, che sorpassa ogni desiderio umano, lo guidò dove la gloria terrena non vale nulla.Bella, immortale, benefica fede, abituata ai trionfi! Considera anche questo tuo trionfo e sii allegra perché nessuna personalità più grande si è mai chinata davanti alla croce di Cristo.
Tu (Fede) allontana dalle ceneri di quest’uomo ogni parola maligna: il Dio che atterra e rialza, che dà dolori e consola si è posto accanto a lui, per consolarlo nel momento solitario della sua morte.
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LA PROFEZIA SULL’ULTIMO PAPA

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«Il criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù durante tutta la sua vita è stata la ferma volontà di amare il Padre, di essere uno col Padre, e di essergli fedele; questa decisione di corrispondere al suo amore lo ha spinto ad abbracciare, in ogni singola circostanza, il progetto del Padre, a fare proprio il disegno di amore affidatogli di ricapitolare ogni cosa in Lui, per ricondurre a Lui ogni cosa. Nel rivivere il santo Triduo, disponiamoci ad accogliere anche noi nella nostra vita la volontà di Dio, consapevoli che nella volontà di Dio, anche se appare dura, in contrasto con le nostre intenzioni, si trova il nostro vero bene, la via della vita. La Vergine Madre ci guidi in questo itinerario, e ci ottenga dal suo Figlio divino la grazia di poter spendere la nostra vita per amore di Gesù, nel servizio dei fratelli

(Papa Benedetto XVI – dall’Udienza Generale del 20 aprile 2011)

 


 

La profezia che indica nel 111° Papa “Gloria olivae”, ovvero Benedetto XVI, l’ultimo dei pontefici, seguito da un Petrus secundus e poi la fine, ha uno dei suoi fulcri nella Abbazia di Scolca, più nota come parrocchia di San Fortunato. Che nel 1500 ha ospitato il monaco al centro di questa stupefacente storia, insieme al libro contenente la profezia e ad una importante opera d’arte, quest’ultima ancora presente e visibile nel museo di Scolca. Il recente studio che proietta nuova luce sulla profezia di Malachia, dà conto anche della intervista che mons. Negri concesse a Riminiduepuntozero, che ha creato un terremoto per il riferimento al ruolo della amministrazione Obama nelle dimissioni di papa Ratzinger.

Visto il titolo, cominciamo col togliere subito d’impaccio l’abate di Scolca (è questo il luogo cardine della storia, forse più noto come parrocchia di San Fortunato-San Lorenzo a Monte): don Renzo Rossi non ha nulla a che fare con la profezia in questione, attribuita al vescovo Malachia (1095-1148). Ma l’Abbazia di Scolca e i benedettini sì. Ancora più precisamente, è un monaco benedettino che vive fra la seconda metà del 1500 e gli inizi del 1600, a pubblicare la profezia nel suo Lignum Vitae: accade a Venezia nel 1595. Il monaco si chiama Arnold de Wyon, il quale da Scolca transita e lascia tracce importanti in parte ancora presenti. Se invece l’abate di Scolca, che sta celebrando in grande stile i 600 anni della Abbazia olivetana, ha un ruolo nella vicenda che stiamo per raccontare, questo è del tutto positivo perché, grazie al museo da lui inaugurato nel 2008, si conserva ed è visibile al pubblico una delle opere cardine ricomprese nel contesto della profezia di Malachia di Armagh sui papi. Lo vedremo a breve.

E diciamo però immediatamente che la profezia ha una gigantesca forza d’urto perché riguarda l’istituzione più solida che attraversa i secoli da oltre due millenni: la Chiesa cattolica. E in particolare il successore di Pietro, anzi “i” successori di Pietro, che convivono – per la prima volta nella storia – in Vaticano. Secondo la profezia l’ultimo Papa di Santa Romana Chiesa sarebbe Ratzinger, un “Gloria olivae”. Mentre Bergoglio non viene nemmeno definito Papa ma Petrus Romanus, (e in effetti è con “vescovo di Roma” che ama farsi chiamare Bergoglio, che ha scelto anche di non abitare negli appartamenti papali ma a Santa Marta) a capo di una cattolicità in preda ad incertezze e disordine. La profezia così viene tradotta: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che lascerà il gregge fra molte tribolazioni. Passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”. Come se già non bastasse l’abisso che questa formula spalanca sull’oggi, esiste anche un’altra versione della profezia che risulta ancora più sovrapponibile ai giorni nostri: anziché di Petrus Romanus parla di Petrus secundus. Questa formulazione si trova in un testo stampato a Ferrara nel 1794 dal titolo La Profezia dei sommi Pontefici romani.

Praticamente Malachia profetizza che “il ciclo della successione pontificale piena” (come scrive lo studioso Alfredo Maria Barbagallo, a cui va il merito di scoperte recenti che gettano nuova luce su una questione dibattuta nei secoli), arriverebbe a conclusione col 111 Papa “Gloria olivae”, ovvero Benedetto XVI, e col 112 (Bergoglio) saremmo in presenza di un “supremo ed autorevole traghettatore della Chiesa verso lidi incogniti ed in un contesto generale drammatico” scrive Barbagallo.

La cui sconvolgente scoperta aggiunge un innesto di impressionante ulteriore attualità alla profezia. Barbagallo ha messo le mani sullo scritto di un gesuita, pubblicato nel 1951, René ThibautLa mystérieuse prophétie des Papes, che indicava nel 2012 la sostanziale conclusione del ciclo dei pontefici. Sessantasette anni prima, descrive cioè la sofferta decisione alla quale Papa Ratzinger accenna per la prima volta nell’aprile 2012 (lo rivela il card. Bertone nel libro I miei Papi, da poco nelle librerie) e che poi comunica ufficialmente l’11 febbraio 2013, ovvero la decisione di dimettersi: “… ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

Arnold de Wyon commissiona anche tre raffigurazioni pittoriche sulla Gloria benedettina. Una si trova nella Abbazia di Scolca sul colle di Covignano, ed ha per soggetto l’albero genealogico benedettino. “Il libro contenente la profezia e la riproduzione artistica sullo stesso soggetto (una elaboratissima incisione in rame) erano quindi presenti insieme nella stessa Abbazia, ed in basso a sinistra nella riproduzione è raffigurato lo stesso Wyon in persona”, scrive Barbagallo. Un altro quadro si trova a Perugia e il terzo nella Chiesa di Santa Maria di Loreto ad Alessandria, proveniente – tenetevi saldi – dalla Abbazia benedettina di San Pietro in Bergoglio (non più esistente). Il libro sparì dalla biblioteca della Abbazia di Scolca, che subì anche l’invasione delle truppe napoleoniche. Ma è rimasta l’opera d’arte (foto qui sopra) di cui si è occupato anche il prof. Andrea Donati con un approfondimento pubblicato su L’Arco (periodico realizzato dal 2002 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ideato, curato e a lungo diretto da Enzo Pruccoli) nel 2005.

Il documento appena messo online da Barbagallo ha un’altra attinenza sorprendente con Rimini. Anzi con Riminiduepuntozero. Richiama infatti l’intervista, che tanto rumore ha suscitato, da noi pubblicata a Mons. Luigi Negri. Alla domanda “si è fatto un’opinione sul perché Benedetto abbia rinunciato al papato, un gesto clamoroso nella millenaria storia della Chiesa?”, mons. Negri rispose: “Si è trattato di un gesto inaudito. Negli ultimi incontri l’ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. Ho poca conoscenza – per fortuna – dei fatti della Curia romana, ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda”. Una vera bomba quella che l’arcivescovo decise di far deflagrare. Se non che Barbagallo ha trovato un’altra relazione sconvolgente con la profezia, rinvenendo nel romanzo (La vigilia dell’eternità) di uno scrittore indiano la figura di mezzo fra Gloria olivae e Petrus Romanus: Caput nigrum. Ovvero l’ex presidente americano e il ruolo che avrebbe giocato nelle dimissioni di Benedetto. Scrive Barbagallo: “…alcune opinioni internazionali su incogniti ambienti tendenti ad esercitare indirette pressioni sulla decisione di Papa Benedetto venivano prudentemente citate in una recente intervista da Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio. L’intervista in questione era rilasciata in data 6 marzo 2017 alla redazione del diffuso sito web di informazioni locali Riminiduepuntozero.it, per poi venire rimandata dalla stampa nazionale. Su ciò si sarebbero poi inserite alcune emotive forzature interpretative, che l’autore avrebbe immediatamente smentito“. E aggiunge: “naturalmente ci apparirebbe interessante domandare alla cortesia di Mons. Negri se all’atto della intervista fosse a conoscenza della presenza a Rimini stessa dell’opera rinascimentale commissionata da Arnold de Wyon, oltre che della stesura settecentesca a Ferrara – luogo dell’intervista web – del citato testo di relazione alla Profezia di Malachia”.

Alla luce di tutto ciò (ma la nostra è solo una estrema sintesi relativa quasi esclusivamente ai punti di attinenza della profezia con Scolca, mentre è consigliata la lettura del documento integrale di Barbagallo, linkato come “fonte”), non acquista un valore ancora più importante il seicentesimo anniversario di fondazione della Abbazia di Covignano? La conoscenza dei benedettini olivetani, di Arnold de Wyon in particolare, del suo Lignum Vitae e delle opere pittoriche custodite a San Fortunato, Perugia e Alessandria, diventa un motivo di interesse e di attualità che oltrepassa di gran lunga i confini di Rimini e che incastona la storia di Scolca dentro il passato, il presente e il futuro della Chiesa. Sembra poco?

Da Riminiduepuntozero

PROFEZIA DI MALACHIA – ABBAZIA DI SCOLCA DI RIMINI: la profezia sull’ultimo Papa (di inquietante attualità) passa dal colle di Covignano.

Chiesa Cattolica

«FATIMA 13 OTTOBRE 1917 → LA VOSTRA LIBERAZIONE È VICINA»

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L’evento scientifico di Fatima del 1917, che ha segnato la storia, poiché è stato un fatto inatteso che ha reso immobili e muti gli occhi di una moltitudine rimasta attonita innanzi ad un sole letteralmente “uscito fuori di sé”, ha la capacità di mostrare a tutti, in particolare a coloro che non credono, che vi è qualcosa di pensante oltre il firmamento del Cielo. Una intelligenza sovrumana ed un’autorità superiore che opera e governa con potenza in tutte le cose da Essa create.

Ecco. L’articolo seguente pubblicato nel 2016, sulla “fine dei tempi”, ha fatto letteralmente il giro del mondo, in pochi giorni.

Perché l’interesse ora è davvero enorme per quel che accade oggigiorno in questa Valle di lacrime (cfr. Mt 24) o meglio in quella di Pompeì:

– IL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI –

 

Rubbio (Vicenza), 31 dicembre 1992. Ultima notte dell’anno.

LA FINE DEI TEMPI.

«Lasciatevi docilmente ammaestrare da Me, figli prediletti. In questa ultima notte dell’anno, raccoglietevi in preghiera e nell’ascolto della parola della vostra Mamma Celeste, Profetessa di questi ultimi tempi. Non passate queste ore nel frastuono e nella dissipazione, ma nel silenzio, nel raccoglimento, nella contemplazione. Vi ho più volte annunciato che si approssima la fine dei tempi e la venuta di Gesù nella gloria. Ora voglio aiutarvi a comprendere i segni descritti nella Divina Scrittura, che indicano ormai vicino il suo glorioso ritorno.

Questi segni sono chiaramente indicati dai Vangeli, dalle Lettere di S. Pietro e di S. Paolo, e si stanno realizzando in questi anni.

→ Il primo segno è la diffusione degli errori, che portano alla perdita della fede ed all’apostasia. Questi errori vengono propagati da falsi maestri, da celebri teologi che non insegnano più le verità del Vangelo, ma perniciose eresie, basate su errati ed umani ragionamenti. È a motivo dell’insegnamento degli errori che si perde la vera fede e si diffonde ovunque la grande apostasia.

“Fate attenzione e non lasciatevi ingannare. Perché molti cercheranno di ingannare molta gente. Verranno falsi profeti ed inganneranno moltissimi”. (Mt. 24,5-9).

“Il giorno del Signore non verrà prima che ci sia stata la grande apostasia”. (2 Ts. 2,3).

“Verranno tra voi falsi maestri. Essi cercheranno di diffondere eresie disastrose e si metteranno perfino contro il Signore che li ha salvati. Molti li ascolteranno e vivranno, come loro, una vita immorale. Per colpa loro, la fede cristiana sarà disprezzata. Per il desiderio di ricchezza, vi imbroglieranno con ragionamenti sbagliati”. (2 Pt. 2,1-3).

→ Il secondo segno è lo scoppio di guerre e di lotte fratricide, che portano al predominio della violenza e dell’odio ed a un generale raffreddamento della carità, mentre si fanno sempre più frequenti le catastrofi naturali come epidemie, carestie, inondazioni e terremoti.

“Quando sentirete parlare di guerre, vicine o lontane, non abbiate paura; bisogna che ciò avvenga. I popoli combatteranno l’uno contro l’altro, un regno contro un altro regno. Ci saranno carestie e terremoti in molte regioni. Tutto questo sarà solo l’inizio di sofferenze più grandi. Il male sarà tanto diffuso che l’amore di molti si raffredderà. Ma Dio salverà chi resisterà sino alla fine”. (Mt. 24,6-12).

→ Il terzo segno è la sanguinosa persecuzione di coloro che si mantengono fedeli a Gesù ed al suo Vangelo e permangono forti nella vera fede. Frattanto il Vangelo viene predicato in ogni parte del mondo.

Pensate, figli prediletti, alle grandi persecuzioni cui viene sottoposta la Chiesa ed allo zelo apostolico degli ultimi Papi, sopratutto del mio Papa Giovanni Paolo II, nel portare a tutte le nazioni della terra l’annuncio del Vangelo. “Voi sarete arrestati, perseguitati ed uccisi. Sarete odiati da tutti per causa mia.

Allora molti abbandoneranno la fede; si odieranno e si tradiranno l’un l’altro. Intanto il messaggio del regno di Dio sarà annunciato in tutto il mondo; tutti i popoli dovranno sentirlo. E allora verrà la fine”. (Mt. 24,9-10).

→ Il quarto segno è l’orribile sacrilegio, compiuto da colui che si oppone a Cristo, cioè dall’anticristo. Entrerà nel tempio santo di Dio e siederà sul suo trono, facendosi adorare lui stesso come Dio.

“Costui verrà a mettersi contro tutto ciò che gli uomini adorano e chiamano Dio. Il malvagio verrà con la potenza di Satana, con tutta la forza di falsi miracoli e di falsi prodigi. Userà ogni genere di inganno maligno per fare del male”. (2 Ts. 2,4-9).

“Un giorno vedrete nel luogo santo colui che commette l’orribile sacrilegio. Il profeta Daniele ne ha parlato. Chi legge cerchi di comprendere”. (Mt.24,15).

Figli prediletti, per capire in che cosa consiste questo orribile sacrilegio, leggete quanto viene predetto dal profeta Daniele. “Va, Daniele, queste parole sono nascoste e sigillate sino al tempo della fine.

Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi continueranno ad agire empiamente. Nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le comprenderanno. Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione, ci saranno milleduecentonovanta giorni. Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni”. (Dn. 12,9-12).

La Santa Messa è il sacrificio quotidiano, l’oblazione pura che viene offerta al Signore in ogni parte, dal sorgere al tramonto del sole.

Il sacrificio della Messa rinnova quello compiuto da Gesù sul Calvario. Accogliendo la dottrina protestante, si dirà che la Messa non è un sacrificio, ma solo la sacra cena, cioè il ricordo di ciò che Gesù fece nella sua ultima cena. E così verrà soppressa la celebrazione della santa Messa. In questa abolizione del sacrificio quotidiano consiste l’orribile sacrilegio compiuto dall’anticristo, la cui durata sarà di circa tre anni e mezzo, cioè di milleduecentonovanta giorni.

→ Il quinto segno è costituito da fenomeni straordinari, che avvengono nel firmamento del cielo. “Il sole si oscurerà, la luna perderà il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze del cielo saranno sconvolte”. (Mt. 24,29).

Il miracolo del sole, avvenuto a Fatima durante la mia ultima apparizione, vuole indicarvi che siete ormai entrati nei tempi in cui si compiranno questi avvenimenti*, che vi preparano al ritorno di Gesù nella gloria.

“Allora si vedrà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo. Tutti i popoli della terra piangeranno, e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo, con grande potenza e splendore”. (Mt. 20,40).

Miei prediletti e figli consacrati al mio Cuore Immacolato, vi ho voluto ammaestrare su questi segni, che Gesù nel suo Vangelo vi ha indicati, per prepararvi alla fine dei tempi, perché essi si stanno realizzando nei vostri giorni.

L’anno che si chiude e quello che si apre fanno parte del tempo della grande tribolazione, durante la quale si diffonde l’apostasia, si moltiplicano le guerre, succedono in tante parti catastrofi naturali, si intensificano le persecuzioni, l’annuncio del Vangelo è portato a tutti i popoli, fenomeni straordinari avvengono nel cielo e si fa sempre più vicino il momento della piena manifestazione dell’anticristo.

Allora vi invito a rimanere forti nella fede, sicuri nella speranza ed ardenti nella carità. Lasciatevi portare da Me e raccoglietevi tutti nel sicuro rifugio del mio Cuore Immacolato, che Io vi ho preparato proprio per questi ultimi tempi. Leggete con Me i segni del vostro tempo e vivete nella pace del cuore e nella fiducia. Io sono sempre con voi, per dirvi che la realizzazione di questi segni vi indica con sicurezza che è vicina la fine dei tempi, con il ritorno di Gesù nella gloria.

“Dalla pianta dei fichi, imparate questa parabola: quando i suoi rami diventano teneri e spuntano le prime foglie, voi capite che l’estate è vicina. Allo stesso modo, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che la vostra liberazione è vicina”. (Mt. 24,32-33)».

AI SACERDOTI FIGLI PREDILETTI DELLA MADONNA – MSM – DON STEFANO GOBBI

[*Cfr. Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XII Vol. 29 Gennaio 1919]

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XII VOL. 29 GENNAIO 1919
DIO COMPIRÀ LA TERZA RINNOVAZIONE DELL’UMANITÀ,
COL MANIFESTARE CIÒ CHE FACEVA LA SUA DIVINITÀ NELLA SUA UMANITÀ.

 

Stavo facendo l’adorazione alle piaghe di Gesù benedetto, ed infine ho recitato il credo intendendo di entrare nell’immensità del Voler Divino, dove stanno tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, e quegli stessi che la creatura dovrebbe fare e che per trascuratezza e malvagità non ha fatto, ed io dicevo: “Mio Gesù, amor mio, entro nel tuo Volere ed intendo con questo credo rifare, riparare tutti gli atti di fede che non hanno fatto le creature, tutte le miscredenze, l’adorazione dovuta a Dio come Creatore”. Mentre queste ed altre cose dicevo, mi sentivo sperdere la mia intelligenza nel Voler Divino, ed una luce che investiva il mio intelletto, in cui scorgevo dentro il mio dolce Gesù, e questa luce che diceva e diceva, ma chi può dire tutto? Dirò in confuso, e poi sento tale ripugnanza, che se l’ubbidienza non fosse così severa, ma più indulgente, non mi obbligherebbe a certi sacrifici, ma Tu, vita mia, dammi la forza e non lasciare a sé stessa la povera ignorantella.Ora pareva che mi dicesse:

“Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia provvidenza, ogni corso di duemila anni ho rinnovato il mondo, nei primi lo rinnovai col diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, cui come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, ed i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della mia Umanità, ed a lambicco hanno goduto della mia Divinità.

Ora siamo in circa del terzo duemila anni, e ci sarà una terza rinnovazione, ecco perciò lo scompiglio generale, non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione, e se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la Divinità, ora in questa terza rinnovazione, dopo che la terra sarà purgata ed in gran parte distrutta la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature, e compirò la rinnovazione col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Voler Divino col mio voler umano, come tutto restava concatenato in Me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna creatura era rifatto da Me e suggellato col mio Voler Divino.

Il mio amore vuole sfogo, e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia Umanità a pro delle creature, che superano di gran lunga gli eccessi che operava esternamente la mia Umanità. Ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, cui finora non ho manifestato a nessuno, al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla Essa contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora. Tanto che a non pochi apparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca. Ma Io a poco a poco mi farò strada manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderlo.

Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità. La mia Umanità immedesimata con la mia Divinità nuotava nel Voler Eterno, ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi, e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Voler Eterno. In questo ambiente del Voler Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti. Ora, questi atti non fatti e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.

Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti. Altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, cui deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere. Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avrebbe saputo; chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della Redenzione”.

Ed io interrompendo il dire di Gesù, ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è in questo vivere nel Voler Divino, perché non lo avete manifestato prima?”

E Lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre le anime a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro; la creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato, perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature, ed avrò stuoli di anime, che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, ed avrò la gloria di tanti atti sospesi fatti solo da Me, anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti in modo tutto divino, ed avrò la gloria divina da parte delle creature di tanti sacramenti ricevuti ed amministrati in modo umano, altri profanati, altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato.

Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu per prima”.

LUCIANO MIRIGLIANO

Chiesa Cattolica

“MACELLAI!”

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Leggere che cosa Padre Pio da Pietrelcina scrisse al suo confessore, Padre Agostino, il 7 aprile 1913.

In questo sofferto scritto il santo descrive un’apparizione di Cristo, agonizzante a causa del comportamento degli indegni sacerdoti:

«Venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi stava parando e chi stava svestendo delle sacre vesti.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!”.

E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire.

L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ohimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità.

Quante volte ero li per li per fulminarli, se non ne fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…”. Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna in questo mondo. Questa apparizione mi cagionò tale dolore nel corpo, ma più ancora nell’anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesù non mi avesse già rivelato… Gesù purtroppo ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria!

Preghiamo per costoro acciocchè il Signore illumini le loro menti e tocchi loro il cuore. Fate coraggio al nostro padre provinciale, che copioso soccorso di celesti favori ne riceverà dal Signore. Il bene della nostra madre provincia deve essere la sua continua aspirazione. A questo devono tendere tutti i suoi sforzi. A questo fine devono essere indirizzate le nostre preghiere, tutti a ciò siamo tenuti. Nel riordinamento della provincia non potranno mancare al provinciale le difficoltà, le molestie, le fatiche; si guardi però dal perdersi d’animo, il pietoso Gesù lo sosterrà nell’impresa. La guerra di quei cosacci si va sempre più intensificando, ma non li temerò coll’aiuto di Dio» (Epist. I, 350, in Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, p. 64).

 

Dolore del Papa. L’umiltà.

Questa mattina il benedetto Gesù mi faceva vedere il Santo Padre con le ali aperte, che andava in cerca dei suoi figli per raccoglierli sotto le sue ali, e sentivo i suoi lamenti, che diceva: “Figli miei, figli miei, quante volte ho cercato di radunarvi sotto le mie ali e voi mi sfuggite! Deh! ascoltate i miei lamenti ed abbiate compassione del mio dolore!” E mentre ciò diceva, piangeva amaramente, e pareva che non erano i soli secolari che si discostavano dal Papa, ma anche i sacerdoti, e questi davano più dolore al Santo Padre. Quanta pena faceva vedere il Papa in questa posizione! Dopo ciò, ho visto Gesù che faceva eco ai lamenti del Santo Padre e soggiungeva: “Pochi sono quelli che sono rimasti fedeli, e questi pochi vivono come volpi rintanati nelle proprie tane, hanno timore d’esporsi per tirarsi i propri figli dalla bocca dei lupi; dicono, propongono, ma sono tutte parole gettate al vento, mai giungono ai fatti”. Detto ciò è scomparso. Dopo poco è ritornato ed io mi sentivo tutta annientata in me stessa alla presenza di Gesù, e Lui vedendomi annichilita mi ha detto: “Figlia mia, quanto più ti abbassi in te stessa, tanto più mi sento tirato ad abbassarmi verso di te ed empirti della mia grazia, ecco perciò che l’umiltà è foriera della luce”.

LdC – III Vol. 17 Marzo 1900

 

«Mia cara vittima, prega per i sacerdoti, specialmente in questo tempo di mietitura. Il Mio Cuore ha trovato in te il Suo compiacimento e per te benedirà la terra».

Diario della Divina Misericordia – Santa Maria Faustina Kowalska

Chiesa Cattolica

PAPA BERGOGLIO NEGA L’ESISTENZA DELL’INFERNO. UNA ENORMITÀ RIMBALZATA SUI GIORNALI DI TUTTO IL MONDO.

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“Ma cosa deve pensare un povero cattolico che la mattina del Giovedì santo si collega a Internet e viene a sapere che il Papa ha raccontato a un vecchio giornalista suo amico che l’inferno non esiste e le anime che non si pentono semplicemente scompaiono? Un Papa che nega due verità di fede: l’Inferno e l’immortalità dell’anima. Non può essere, non è mai accaduto nella storia della Chiesa. E poi proprio all’inizio del Triduo pasquale, dove riviviamo il sacrificio di Cristo, che è venuto a salvarci dal peccato. Un tempismo diabolico. Se non c’è l’inferno non c’è neanche la salvezza. Poco importa se non si tratta di un testo magisteriale ma dell’ormai solito articolo del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che trascrive a senso un colloquio avuto a Santa Marta con papa Francesco. L’affermazione è di una enormità inaudita e dalle conseguenze devastanti.

Non è possibile, non è possibile che il Papa pensi questo; e ancor meno che lo dica così a cuor leggero in una conversazione con un giornalista che si sa avere l’abitudine di trascrivere i colloqui con il Papa, e che la Santa Sede già due volte ha smentito (pur sempre lasciando molti dubbi). Eppure dal Vaticano silenzio. Silenzio malgrado dal primo mattino diversi giornalisti abbiano chiesto immediatamente lumi ai responsabili della Sala Stampa.

Passano le ore, la notizia fa il giro del mondo: «Il Papa nega l’esistenza dell’Inferno». Equivale a dire che la Chiesa per Duemila anni ha scherzato, ha preso in giro un bel po’ di gente. Non solo sull’esistenza dell’Inferno. Dice il catechismo della Chiesa cattolica al no. 1035:«La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira».

Se si può negare questa verità o metterla in discussione, perché non si potrebbe fare lo stesso con tutte le altre verità di fede? Perché credere alla santissima Trinità, o a Dio creatore, o all’Incarnazione? Le ricadute di una tale affermazione sono esplosive, significa negare la stessa funzione della Chiesa. Non è possibile che il Papa possa dire una enormità del genere. Eppure, continuano a passare le ore e dal Vaticano nulla, malgrado il pressing asfissiante dei giornalisti.

Finalmente, poco dopo le 15 la Sala Stampa si degna di diffondere un comunicato che smentisce le parole di Scalfari:

«Il Santo Padre Francesco ha ricevuto recentemente il fondatore del quotidiano La Repubblica in un incontro privato in occasione della Pasqua, senza però rilasciargli alcuna intervista. Quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre».

Si tira un sospiro di sollievo. In effetti non poteva essere possibile che il Papa affermasse con tanta leggerezza una enormità del genere. Eppure… Eppure qualcosa non torna. Nove ore per smentire una clamorosa eresia attribuita al Papa: da non credere, una cosa che meriterebbe le dimissioni in blocco di tutti i responsabili della comunicazione vaticana.

E poi il contenuto della smentita, assolutamente inadeguata alla gravità della materia. Non si afferma che Scalfari si è inventato tutto, come qualcuno si è precipitato a scrivere. Le affermazioni sono molto più prudenti per non dire ambigue:

1. Si dice che l’incontro tra il Papa e Scalfari c’è stato ma non era concepito come intervista. Già, ma a parte la prima volta, tutti gli incontri di Scalfari con Francesco erano colloqui privati che poi puntualmente sono finiti sulle pagine di Repubblica. Si poteva dare dunque per scontato che anche stavolta sarebbe andata così;

2. Quanto scritto su Repubblica, secondo la Sala Stampa, non è inventato ma è una «ricostruzione», semplicemente «non sono le parole testuali del Papa». Se l’italiano non è un’opinione vuol dire comunque che dell’argomento si è parlato e qualcosa del genere è stato detto, tanto che si precisa che le parole non sono state trascritte fedelmente.

Bisogna ricordare che nelle occasioni precedenti in cui la Sala Stampa era dovuta intervenire per smentire gli articoli di Scalfari, l’allora portavoce padre Lombardi aveva precisato che la trascrizione non era fedele, però riportava «il senso e lo spirito del colloquio».

Non solo, non è neanche la prima volta che Scalfari attribuisce al Papa questo pensiero sull’inferno. Scriveva infatti lo scorso 9 ottobre: «Papa Francesco – lo ripeto – ha abolito i luoghi di eterna residenza nell’Aldilà delle anime. La tesi da lui sostenuta è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio».

Allora non fu smentito, forse perché l’articolo non si presentava come una intervista diretta al Pontefice o perché era inserito all’interno della recensione di un libro di mons. Paglia. Resta il fatto che Scalfari, nelle sue «ricostruzioni» già da tempo insiste nel dire che con lui il Papa nega l’esistenza dell’Inferno.

Tali enormità vanno smentite con ben altra convinzione e determinazione, con la coscienza della gravità del fatto, e magari cogliendo l’occasione per ribadire la dottrina della Chiesa in materia (noi lo facciamo oggi, clicca qui). Ma soprattutto, visto che dell’argomento si è trattato, spiegare che cosa ha veramente detto il Papa a Scalfari, spazzando via così ogni ambiguità e confusione sull’argomento.

Infine, a questo punto, visto che è recidivo, si potrebbero anche valutare azioni legali nei confronti di Scalfari se è vero che approfitta di un’amicizia e, forse, di una debolezza del Papa, per gettare scompiglio nella Chiesa. E certamente anche l’Ordine dei Giornalisti avrebbe l’obbligo di intervenire come farebbe, per molto meno, nei confronti di altri colleghi.

Chiunque, potendolo evitare, permetta che questa farsa vada avanti ne è complice.”

 

Riccardo Cascioli

(Altro articolo NBQ)

Chiesa Cattolica

«LA SANTA MESSA O DIVIN SACRIFICIO»

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Luisa fuori di se stessa segue Gesù e vede diverse scene.

Gesù: “Diletta mia, aiutami, ché più non posso.” E mentre così diceva, avvicinava le sue labbra alle mie e versava un’amarezza tale, da sentirmi pene mortali quando sentivo entrare in me quel liquore così amaro; mi sentivo entrare come tanti coltelli, punture, saette che mi penetravano a parte a parte, insomma, in tutte le mie membra si formava uno strazio atroce e tornando l’anima al corpo, partecipava queste sofferenze al corpo, chi può dire le pene?

Gesù stesso ne era testimone, perché gli altri non potevano mitigare le mie pene stando in quello stato di perdita dei sensi, e s’aspettava quando era presente il confessore, che anche all’ubbidienza si mitigassero. Quindi, solo Gesù mi poteva aiutare quando vedeva che la natura non poteva più e che giungeva proprio agli estremi tanto che non mi rimaneva che dare l’ultimo respiro.

Oh! quante volte la morte si è burlata di me, ma verrà un giorno in cui io mi burlerò di lei. Allora veniva Gesù, mi prendeva fra le sue braccia, m’avvicinava al suo cuore ed oh!, come mi sentivo ritornare la vita, poi, dalle sue labbra versava un liquore dolcissimo e così le pene si mitigavano.

Altre volte, mentre mi portava insieme con Lui girando, se erano peccati di bestemmie, contro la carità ed altri, versava quell’amaro velenoso; se poi erano peccati di disonestà, versava una cosa di marciume puzzolente e quando ritornavo in me stessa, sentivo tanto bene quella puzza, ed era tanto il fetore che mi toccava lo stomaco e mi sentivo venire meno e a volte, prendendo il cibo e dopo quando lo rovesciavo, mi sentivo uscire dalla bocca quel marciume misto col cibo.

Qualche volta, poi, mi portava nelle chiese ed anche là il mio buon Gesù era offeso. Oh! come giungevano male al suo cuore quelle opere sante, sì, ma strapazzatamente fatte, quelle orazioni vuote di spirito interno, quella pietà finta, apparente, solamente pareva che facesse più insulto a Gesù che onore. Ah! sì, quel cuore santo, puro, retto, non poteva ricevere quelle opere così mal fatte. Oh! quante volte si è lamentato dicendo:

“Figlia, anche dalla gente che si dice devota, vedi quante offese mi fanno, anche nei luoghi più santi, nel ricevere gli stessi sacramenti, invece d’uscirne purificati, ne escono più imbrattate.”

Ah! sì, quanta pena faceva a Gesù vedere gente che si comunicava sacrilegamente, sacerdoti che celebravano il Santo Sacrificio della Messa in peccato mortale, per abitudine e, certuni, orrore a dirlo, per fine d’interesse. Oh! quante volte il mio Gesù mi ha fatto vedere queste scene sì dolorose.

Quante volte mentre il sacerdote celebrava il Sacrosanto Mistero, Gesù era costretto ad andare, perché chiamato dalla potestà sacerdotale, nelle loro mani; si vedevano quelle mani che stillavano marciume, sangue, oppure imbrattate di fango.

Oh! come era compassionevole allora lo stato di Gesù, sì santo, sì puro, in quelle mani che facevano orrore solo a mirarle, pareva che volesse fuggire da quelle mani, ma era costretto a rimanere finché si consumavano le specie del pane e del vino.

A volte, mentre rimaneva là, col sacerdote, se ne veniva frettoloso alla volta mia e tutto si lamentava, e prima che io lo dicessi, Lui stesso me lo diceva:

“Figlia, fammi versare in te, ché più non posso, abbi compassione del mio stato che è troppo doloroso, abbi pazienza, soffriamo insieme”.

E mentre ciò diceva versava dalla sua bocca nella mia, ma chi può dire ciò che versava? Pareva un veleno amaro, un marciume fetente, misto con un cibo tanto duro e stomachevole e nauseante, che a volte non andava giù, chi può dire poi, le sofferenze che produceva questo versare di Gesù? Se Lui stesso non mi avesse sostenuto, certo sarei rimasta vittima; eppure a me non versava che la minima parte, che sarà di Gesù che ne conteneva tanto e tanto?

Oh! quanto è brutto il peccato! Ah! Signore, fallo conoscere a tutti, affinché tutti fuggano da questo mostro sì orribile; ma mentre vedevo queste scene sì dolorose, mi faceva vedere pure altre volte scene sì consolanti e belle che rapivano, e questo era il vedere buoni e santi sacerdoti che celebravano i Sacrosanti Misteri. Oh Dio! quanto è alto, grande, sublime il loro ministero.

Quanto era bello vedere il sacerdote che celebrava la Messa e Gesù trasformato in esso, pareva che non il sacerdote ma che Gesù stesso celebrasse il Divin Sacrificio e a volte faceva scomparire affatto il sacerdote e Gesù solo celebrava la Messa, ed io l’ascoltavo, oh! quanto era commovente vedere Gesù recitare quelle preci, fare tutte quelle cerimonie e movimenti che fa lo stesso sacerdote.

Chi può dire quanto mi riusciva consolante vedere queste Messe insieme con Gesù? Quante grazie ricevevo, quanti lumi, quante cose comprendevo! Ma siccome sono cose passate e non le ricordo tanto chiaramente, perciò le passo in silenzio.

Riflessioni sulla Santa Messa.

Ma mentre così dico, Gesù nel mio interno si è mosso e mi ha chiamato, e non vuole che faccia ciò. Ah! Signore, quanta pazienza ci vuole con Te. Ebbene Ti contenterò. Oh! dolce amore dirò qualche piccola cosa ma dammi la grazia tua per poterla manifestare, che da me non ardirei mettere parola in misteri sì profondi e sublimi. Ora, mentre vedevo Gesù o il sacerdote che celebrava il Divino Sacrificio, Gesù mi fece capire che nella Messa c’è tutto il fondo della nostra sacrosanta religione.

Ah! sì, la Messa ci dice tutto e ci parla di tutto. La Messa ci ricorda la nostra redenzione, ci parla a parte a parte delle pene che Gesù patì per noi, ci manifesta ancora l’amore immenso perché non fu contento di morire sulla croce, ma volle continuare lo stato di vittima nella Santissima Eucarestia. La Messa ci dice pure che i nostri corpi disfatti, inceneriti dalla morte, risorgeranno nel giorno del giudizio insieme con Cristo a vita immortale e gloriosa.

Gesù mi faceva comprendere che la cosa più consolante per un cristiano ed i misteri più alti e sublimi della nostra santa religione sono: Gesù in sacramento e la resurrezione dei nostri corpi alla gloria. Sono misteri profondi che comprenderemo solo al di là delle stelle, ma Gesù in sacramento ce li fa quasi toccare con mano in più modi.

In primo, la sua Resurrezione; in secondo il suo stato di annientamento sotto quelle specie, ma pure è certo che Gesù sta vivo e vero. Poi, consumate quelle specie, la sua reale presenza non esiste più. Di poi consacrate quelle specie, di nuovo viene ad acquistare il suo stato sacramentato.

Così Gesù in sacramento ci ricorda la resurrezione dei nostri corpi alla gloria, come Gesù, cessando il suo stato sacramentale risiede nel seno di Dio, suo Padre, così per noi quando cessa la nostra vita, le anime nostre vanno a fare la loro dimora nel Cielo, nel seno di Dio ed i nostri corpi restano consumati, sicché si può dire che non esisteranno più, ma poi con un prodigio dell’onnipotenza di Dio, i nostri corpi acquisteranno nuova vita ed unendosi all’anima andranno insieme a godere la beatitudine eterna.

Si può dare cosa più consolante per un cuore umano, sapendo che non solo l’anima, ma anche il corpo deve bearsi negli eterni contenti? A me sembra che in quel gran giorno succederà come quando il cielo è stellato ed esce il sole, che avviene? Il sole, con la sua immensa luce assorbe le stelle e le fa scomparire, ma le stelle esistono.

Il sole è Dio e tutte le anime beate sono stelle, Iddio con la sua immensa luce ci assorbirà tutti in Sé, in modo che esisteremo in Dio e nuoteremo nel mare immenso di Dio. Oh! quante cose ci dice Gesù in sacramento, ma chi può dirle tutte? Davvero andrei troppo per le lunghe, se il Signore permetterà mi riservo di dire qualche altra cosa in altra occasione.

(Luisa Piccarreta – Ldc I Vol. )

Chiesa Cattolica

LUISA PICCARRETA: «SAN PAOLO → NESSUNO VI INGANNI IN ALCUN MODO!

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Cose da fine del mondo. I “novissimi” secondo Francesco.

Sull’importante quotidiano “la Repubblica” di cui è fondatore, Eugenio Scalfari, autorità indiscussa del pensiero laico italiano, lo scorso 9 ottobre è tornato a riferire così quella che egli ritiene una “rivoluzione” di questo pontificato, raccolta dalla viva voce di Francesco nel corso dei frequenti colloqui che ha con lui:

“Papa Francesco ha abolito i luoghi dove dopo la morte le anime dovrebbero andare: inferno, purgatorio, paradiso. La tesi da lui sostenuta è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere, mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio”.

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/10/20/cose-da-fine-del-mondo-i-novissimi-secondo-francesco/