In Rilievo

UT UNUM SINT: NELL’AMORE SIAMO TUTTI UNO.

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Quando diciamo di amare Dio o qualcuno al mondo dobbiamo verificare se in verità la nostra volontà è una con quella della persona amata. Diversamente non è amore, ma qualcosa d’altro.

Ecco il punto. Dove c’è accordo di volontà c’è il vero amore, ossia Dio.

È beatitudine infinita.

Allora si stabilisce il vero regno dell’ordine e della pace in noi e sulla terra rendendoci tutti felici con quella stessa gioia e felicità immensa del Cielo, del nostro Signore e Creatore.

«Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!».  (Gesù a Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XVI Vol. 19 Maggio 1924)

 

Fiat Voluntas Tua
Luciano Mirigliano

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TUTTI GLI ATTI, DAL PIÙ PICCOLO AL PIÙ GRANDE, DI CHI VIVE NEL VOLER DIVINO, ACQUISTANO IL VALORE DI ATTI ETERNI E DIVINI.

 

La mia povera mente si sperdeva nell’immensità del Voler Supremo; mi sentivo come dentro d’un mare, e tutto l’essere mio beveva a larghi sorsi l’acqua salutare della Volontà Eterna, anzi mi entrava da tutte le parti: dalle orecchie, dalla bocca, dagli occhi, dalle nari, dai pori del corpo. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà è Eterna, e solo chi vive in Essa, abbracciando l’eterno, tutti i suoi atti, dal più piccolo al più grande, essendo animati da una Volontà Eterna, tutti acquistano il valore, il merito, la forma di atti divini ed eterni.

Il Voler Divino svuota quegli atti di tutto ciò che è umano, e riempiendoli della sua Volontà Divina, li fa suoi e vi mette il suggello, li costituisce come altrettanti atti eterni e divini”. Ond’io, nel sentire ciò, ho detto meravigliandomi: “Com’è possibile, o mio Sommo Bene, che la creatura solo col vivere nel tuo Volere possa ricevere questo gran bene: che i suoi atti diventino eterni e divini?”

E Gesù: “Perché ti meravigli? La cosa è semplicissima: tutta la ragione è perché la mia Volontà è Eterna e Divina, e tutto ciò che esce da Essa, siccome è parto d’una Volontà Eterna e Divina non può andare escluso da essere eterno e divino. Ma sempre la creatura deve mettere da bando la sua volontà umana per dar luogo alla Mia; se ciò fa, i suoi atti sono contati nei Nostri, sia il grande che il suo più piccolo atto. E poi, ciò successe nella Creazione: quante cose non furono create?

Grandi e piccole, fino il piccolo seme, il piccolo insetto!… Ma per quanto piccole, non si può dire che le mie opere grandi furono create da questa Volontà Suprema, e quindi sono opere divine, e le piccole non siano state create da una mano divina. E sebbene si vede che solo tutto ciò che fu creato nell’atmosfera: cielo, sole, stelle, ecc., sono sempre fissi e stabili, invece ciò che fu creato nella bassa terra: fiori, piante, uccelli, ecc., sono soggetti a morire e rinascere, ciò dice niente, anzi, siccome sono creati da una Volontà Eterna e Divina, il germe tiene virtù di moltiplicarsi, perché in tutte le cose c’è la mia Virtù creatrice e conservatrice.

Ora, se tutte le cose create, piccole o grandi, perché create in virtù del mio Fiat Onnipotente possono chiamarsi opere divine, molto più possono chiamarsi atti divini ed eterni ciò che la mia Volontà opera nell’anima che, mettendo ai piedi del mio Volere il suo umano volere, Mi dà piena libertà di fare agire la mia Volontà! Ah, se si potesse vedere dalle creature un’anima che fa vivere il mio Volere in sé, vedrebbero cose sorprendenti e non mai viste: Un Dio operante nella piccola cerchia della volontà umana!, che è la cosa più grande che può esistere in terra ed in Cielo! La stessa Creazione, oh, come resterebbe dietro a confronto dei prodigi che vado operando in questa creatura!

 

LdC – XVI Vol. 19 Maggio 1924

Chiesa Cattolica

«MARIA DI NAZARETH E LUISA DI CORATO»

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Oggi, anniversario di nascita della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la piccola figlia della Divina Volontà. Chi può comprendere quanto sia davvero grande la sua Missione per l’umanità intera, ma soprattutto per la Chiesa ?

Adveniat Regnum Tuum
Luciano Mirigliano


 

Com’è bella la piccolezza! Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: Per la Redenzione si servì della piccolezza della Santissima Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti! Vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo Cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto: “La mia cara piccolina! Ti ho scelta piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli, li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri; non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò, quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo. Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile. Mi piace tanto che le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono usciti; nulla di proprio faccio entrare in loro per non farle perdere la loro piccolezza, e così conservarle la freschezza e bellezza divina, da donde sono usciti”.

Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, Amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola, e Tu dici che mi ami assai perché piccina; come può essere?” E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere. Come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il ‘Tutto’ esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma [è] grandezza da piangere: non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore; sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla. Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Fra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e Questo non solo La conservò piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma La fece La più grande di tutti. Oh, come era bella: piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che La formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo Me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della Redenzione.

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprisse il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi.

Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola. Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null’altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti – molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo – e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ond’io, nel sentire ciò ho detto: “Amor mio e Tutto mio, dimmi, chi sarà questa piccina fortunata? Oh, come vorrei conoscerla!”

E Lui subito: “Come, non l’hai capito chi è? Sei tu la mia piccolina; te l’ho detto tante volte che sei la piccina, e perciò ti amo”. Ma mentre ciò diceva mi son sentita come trasportare fuori di me stessa, in una luce purissima in cui si vedevano tutte le generazioni divise come in due ali, una a destra e l’altra a sinistra del trono di Dio. A capo d’un ala stava l’Augusta Regina Mamma, da cui scendevano tutti i beni della Redenzione… Oh, come era bella la sua piccolezza! Piccolezza meravigliosa, prodigiosa; piccola e potente, piccola e grande, piccola e Regina, piccola, e dalla sua piccolezza pendere tutti, disporre di tutto, imperare su tutti; e solo perché piccina, ravvolgere il Verbo nella sua piccolezza e farlo scendere dal Cielo in terra, per farlo morire per amore degli uomini! All’altra ala si vedeva a capo un’altra piccola – lo dico tremante e per ubbidire! -: era colei che Gesù aveva chiamato ‘la sua piccola figlia del Divin Volere’. Ed il mio dolce Gesù, mettendosi in mezzo a queste due ali, tra le due piccole che stavano a capo, ha preso con una sua mano la mia e con l’altra quella della Regina Madre, e ha unito insieme l’una all’altra dicendo:

“Mie piccole figlie, datevi la mano innanzi al nostro Trono, abbracciate tra le vostre piccole braccia l’Eterna Divina Maestà; a voi solo è dato, perché piccole, abbracciare l’Eterno, l’Infinito, ed entrarci dentro; e se la prima piccola strappò all’Amore dell’Eterno la Redenzione, così la seconda, dando la mano alla prima, venga da Lei aiutata a strappare dall’Eterno Amore il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ora, chi può dire quello che successe? Io non ho parole per sapermi esprimere, solo so dire che sono rimasta più umiliata e confusa, e quasi come una bimba picciosa volevo il mio Gesù per dirgli i miei timori, i miei dubbi, e pregavo che allontanasse da me tutte queste cose – che il solo pensarle temevo che fosse una fine superbia – e mi desse la grazia d’amarlo davvero e di compire in tutto il suo Santissimo Volere. Onde il mio sempre amabile Gesù, ritornando di nuovo, Si faceva vedere dentro di me, e la mia persona serviva come a coprirlo dentro di me; e senza farmi parlare mi ha detto:

“Povera piccina mia, di che temi? Coraggio; sono Io che farò tutto nella mia figlia piccola, tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma Io farò tutto in te. Non vedi come Io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che Mi copre? Sono Io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere; Io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola. E’ la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so, che tu sei nulla e puoi nulla; perciò ti affliggi; ma è la Potenza del mio braccio che vuole e può operare, e Mi piace operare cose grandi nei più piccoli. E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo, Mi sarebbe mancata la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me.

Invece, col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da Lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana carne. Poi fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse ‘una’, quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe [stata] un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da Me preparato.

Quindi, non vuoi tu essere insieme con Me per dare all’uomo l’opera che Io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele; non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te”.

 

LdC – XVI Vol. 10 Novembre 1923

Chiesa Cattolica

«FATIMA 13 OTTOBRE 1917 → LA VOSTRA LIBERAZIONE È VICINA»

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L’evento scientifico di Fatima del 1917, che ha segnato la storia, poiché è stato un fatto inatteso che ha reso immobili e muti gli occhi di una moltitudine rimasta attonita innanzi ad un sole letteralmente “uscito fuori di sé”, ha la capacità di mostrare a tutti, in particolare a coloro che non credono, che vi è qualcosa di pensante oltre il firmamento del Cielo. Una intelligenza sovrumana ed un’autorità superiore che opera e governa con potenza in tutte le cose da Essa create.

Ecco. L’articolo seguente pubblicato nel 2016, sulla “fine dei tempi”, ha fatto letteralmente il giro del mondo, in pochi giorni.

Perché l’interesse ora è davvero enorme per quel che accade oggigiorno in questa Valle di lacrime (cfr. Mt 24) o meglio in quella di Pompeì:

– IL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI –

 

Rubbio (Vicenza), 31 dicembre 1992. Ultima notte dell’anno.

LA FINE DEI TEMPI.

«Lasciatevi docilmente ammaestrare da Me, figli prediletti. In questa ultima notte dell’anno, raccoglietevi in preghiera e nell’ascolto della parola della vostra Mamma Celeste, Profetessa di questi ultimi tempi. Non passate queste ore nel frastuono e nella dissipazione, ma nel silenzio, nel raccoglimento, nella contemplazione. Vi ho più volte annunciato che si approssima la fine dei tempi e la venuta di Gesù nella gloria. Ora voglio aiutarvi a comprendere i segni descritti nella Divina Scrittura, che indicano ormai vicino il suo glorioso ritorno.

Questi segni sono chiaramente indicati dai Vangeli, dalle Lettere di S. Pietro e di S. Paolo, e si stanno realizzando in questi anni.

→ Il primo segno è la diffusione degli errori, che portano alla perdita della fede ed all’apostasia. Questi errori vengono propagati da falsi maestri, da celebri teologi che non insegnano più le verità del Vangelo, ma perniciose eresie, basate su errati ed umani ragionamenti. È a motivo dell’insegnamento degli errori che si perde la vera fede e si diffonde ovunque la grande apostasia.

“Fate attenzione e non lasciatevi ingannare. Perché molti cercheranno di ingannare molta gente. Verranno falsi profeti ed inganneranno moltissimi”. (Mt. 24,5-9).

“Il giorno del Signore non verrà prima che ci sia stata la grande apostasia”. (2 Ts. 2,3).

“Verranno tra voi falsi maestri. Essi cercheranno di diffondere eresie disastrose e si metteranno perfino contro il Signore che li ha salvati. Molti li ascolteranno e vivranno, come loro, una vita immorale. Per colpa loro, la fede cristiana sarà disprezzata. Per il desiderio di ricchezza, vi imbroglieranno con ragionamenti sbagliati”. (2 Pt. 2,1-3).

→ Il secondo segno è lo scoppio di guerre e di lotte fratricide, che portano al predominio della violenza e dell’odio ed a un generale raffreddamento della carità, mentre si fanno sempre più frequenti le catastrofi naturali come epidemie, carestie, inondazioni e terremoti.

“Quando sentirete parlare di guerre, vicine o lontane, non abbiate paura; bisogna che ciò avvenga. I popoli combatteranno l’uno contro l’altro, un regno contro un altro regno. Ci saranno carestie e terremoti in molte regioni. Tutto questo sarà solo l’inizio di sofferenze più grandi. Il male sarà tanto diffuso che l’amore di molti si raffredderà. Ma Dio salverà chi resisterà sino alla fine”. (Mt. 24,6-12).

→ Il terzo segno è la sanguinosa persecuzione di coloro che si mantengono fedeli a Gesù ed al suo Vangelo e permangono forti nella vera fede. Frattanto il Vangelo viene predicato in ogni parte del mondo.

Pensate, figli prediletti, alle grandi persecuzioni cui viene sottoposta la Chiesa ed allo zelo apostolico degli ultimi Papi, sopratutto del mio Papa Giovanni Paolo II, nel portare a tutte le nazioni della terra l’annuncio del Vangelo. “Voi sarete arrestati, perseguitati ed uccisi. Sarete odiati da tutti per causa mia.

Allora molti abbandoneranno la fede; si odieranno e si tradiranno l’un l’altro. Intanto il messaggio del regno di Dio sarà annunciato in tutto il mondo; tutti i popoli dovranno sentirlo. E allora verrà la fine”. (Mt. 24,9-10).

→ Il quarto segno è l’orribile sacrilegio, compiuto da colui che si oppone a Cristo, cioè dall’anticristo. Entrerà nel tempio santo di Dio e siederà sul suo trono, facendosi adorare lui stesso come Dio.

“Costui verrà a mettersi contro tutto ciò che gli uomini adorano e chiamano Dio. Il malvagio verrà con la potenza di Satana, con tutta la forza di falsi miracoli e di falsi prodigi. Userà ogni genere di inganno maligno per fare del male”. (2 Ts. 2,4-9).

“Un giorno vedrete nel luogo santo colui che commette l’orribile sacrilegio. Il profeta Daniele ne ha parlato. Chi legge cerchi di comprendere”. (Mt.24,15).

Figli prediletti, per capire in che cosa consiste questo orribile sacrilegio, leggete quanto viene predetto dal profeta Daniele. “Va, Daniele, queste parole sono nascoste e sigillate sino al tempo della fine.

Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi continueranno ad agire empiamente. Nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le comprenderanno. Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione, ci saranno milleduecentonovanta giorni. Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni”. (Dn. 12,9-12).

La Santa Messa è il sacrificio quotidiano, l’oblazione pura che viene offerta al Signore in ogni parte, dal sorgere al tramonto del sole.

Il sacrificio della Messa rinnova quello compiuto da Gesù sul Calvario. Accogliendo la dottrina protestante, si dirà che la Messa non è un sacrificio, ma solo la sacra cena, cioè il ricordo di ciò che Gesù fece nella sua ultima cena. E così verrà soppressa la celebrazione della santa Messa. In questa abolizione del sacrificio quotidiano consiste l’orribile sacrilegio compiuto dall’anticristo, la cui durata sarà di circa tre anni e mezzo, cioè di milleduecentonovanta giorni.

→ Il quinto segno è costituito da fenomeni straordinari, che avvengono nel firmamento del cielo. “Il sole si oscurerà, la luna perderà il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze del cielo saranno sconvolte”. (Mt. 24,29).

Il miracolo del sole, avvenuto a Fatima durante la mia ultima apparizione, vuole indicarvi che siete ormai entrati nei tempi in cui si compiranno questi avvenimenti*, che vi preparano al ritorno di Gesù nella gloria.

“Allora si vedrà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo. Tutti i popoli della terra piangeranno, e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo, con grande potenza e splendore”. (Mt. 20,40).

Miei prediletti e figli consacrati al mio Cuore Immacolato, vi ho voluto ammaestrare su questi segni, che Gesù nel suo Vangelo vi ha indicati, per prepararvi alla fine dei tempi, perché essi si stanno realizzando nei vostri giorni.

L’anno che si chiude e quello che si apre fanno parte del tempo della grande tribolazione, durante la quale si diffonde l’apostasia, si moltiplicano le guerre, succedono in tante parti catastrofi naturali, si intensificano le persecuzioni, l’annuncio del Vangelo è portato a tutti i popoli, fenomeni straordinari avvengono nel cielo e si fa sempre più vicino il momento della piena manifestazione dell’anticristo.

Allora vi invito a rimanere forti nella fede, sicuri nella speranza ed ardenti nella carità. Lasciatevi portare da Me e raccoglietevi tutti nel sicuro rifugio del mio Cuore Immacolato, che Io vi ho preparato proprio per questi ultimi tempi. Leggete con Me i segni del vostro tempo e vivete nella pace del cuore e nella fiducia. Io sono sempre con voi, per dirvi che la realizzazione di questi segni vi indica con sicurezza che è vicina la fine dei tempi, con il ritorno di Gesù nella gloria.

“Dalla pianta dei fichi, imparate questa parabola: quando i suoi rami diventano teneri e spuntano le prime foglie, voi capite che l’estate è vicina. Allo stesso modo, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che la vostra liberazione è vicina”. (Mt. 24,32-33)».

AI SACERDOTI FIGLI PREDILETTI DELLA MADONNA – MSM – DON STEFANO GOBBI

[*Cfr. Luisa Piccarreta – Libro di Cielo XII Vol. 29 Gennaio 1919]

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XII VOL. 29 GENNAIO 1919
DIO COMPIRÀ LA TERZA RINNOVAZIONE DELL’UMANITÀ,
COL MANIFESTARE CIÒ CHE FACEVA LA SUA DIVINITÀ NELLA SUA UMANITÀ.

 

Stavo facendo l’adorazione alle piaghe di Gesù benedetto, ed infine ho recitato il credo intendendo di entrare nell’immensità del Voler Divino, dove stanno tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, e quegli stessi che la creatura dovrebbe fare e che per trascuratezza e malvagità non ha fatto, ed io dicevo: “Mio Gesù, amor mio, entro nel tuo Volere ed intendo con questo credo rifare, riparare tutti gli atti di fede che non hanno fatto le creature, tutte le miscredenze, l’adorazione dovuta a Dio come Creatore”. Mentre queste ed altre cose dicevo, mi sentivo sperdere la mia intelligenza nel Voler Divino, ed una luce che investiva il mio intelletto, in cui scorgevo dentro il mio dolce Gesù, e questa luce che diceva e diceva, ma chi può dire tutto? Dirò in confuso, e poi sento tale ripugnanza, che se l’ubbidienza non fosse così severa, ma più indulgente, non mi obbligherebbe a certi sacrifici, ma Tu, vita mia, dammi la forza e non lasciare a sé stessa la povera ignorantella.Ora pareva che mi dicesse:

“Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia provvidenza, ogni corso di duemila anni ho rinnovato il mondo, nei primi lo rinnovai col diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, cui come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, ed i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della mia Umanità, ed a lambicco hanno goduto della mia Divinità.

Ora siamo in circa del terzo duemila anni, e ci sarà una terza rinnovazione, ecco perciò lo scompiglio generale, non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione, e se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la Divinità, ora in questa terza rinnovazione, dopo che la terra sarà purgata ed in gran parte distrutta la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature, e compirò la rinnovazione col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Voler Divino col mio voler umano, come tutto restava concatenato in Me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna creatura era rifatto da Me e suggellato col mio Voler Divino.

Il mio amore vuole sfogo, e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia Umanità a pro delle creature, che superano di gran lunga gli eccessi che operava esternamente la mia Umanità. Ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, cui finora non ho manifestato a nessuno, al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla Essa contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora. Tanto che a non pochi apparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca. Ma Io a poco a poco mi farò strada manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderlo.

Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità. La mia Umanità immedesimata con la mia Divinità nuotava nel Voler Eterno, ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi, e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Voler Eterno. In questo ambiente del Voler Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti. Ora, questi atti non fatti e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.

Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti. Altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, cui deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere. Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avrebbe saputo; chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della Redenzione”.

Ed io interrompendo il dire di Gesù, ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è in questo vivere nel Voler Divino, perché non lo avete manifestato prima?”

E Lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre le anime a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro; la creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato, perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature, ed avrò stuoli di anime, che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, ed avrò la gloria di tanti atti sospesi fatti solo da Me, anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti in modo tutto divino, ed avrò la gloria divina da parte delle creature di tanti sacramenti ricevuti ed amministrati in modo umano, altri profanati, altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato.

Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu per prima”.

LUCIANO MIRIGLIANO

In Rilievo

LA DIVINA VOLONTÀ È IMMENSA E TUTTO CIÒ CHE FA PORTA L’IMPRONTA DELL’IMMENSITÀ.

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1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. (Genesi 1, 1-8)

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Nelle privazioni del mio dolce Gesù, sebbene senta il suo duro martirio, mi abbandono nelle braccia del Supremo Volere come sua piccola figlia, che cresce sulle sue ginocchia, attaccata al suo petto per vivere della sua Vita ed a sua somiglianza ed il mio amato Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, la mia Volontà è immensa e tutto ciò che può uscire da Essa porta l’impronta della sua immensità, da una sua sola parola uscì l’immensità del cielo con tutte le stelle, da una sua parola uscì il sole coll’immensità della sua luce e così di tante altre cose. Ora per far uscire questa immensità di luce e di cielo, dovetti prima creare lo spazio dove poter mettere questa immensità di luce e di cielo. Ora quando la mia Volontà vuol parlare, prima vede se c’è spazio dove mettere il gran dono della sua parola, che può essere un altro cielo, un sole, un mare ancora più grande.

Ecco perciò molte volte la mia Volontà tace, perché manca lo spazio nelle creature dove poter deporre il gran dono dell’immensità della sua parola e, per poter parlare, prima biloca la sua Volontà e poi parla e depone in Essa stessa i suoi doni immensi. Fu questa la ragione per cui nel creare l’uomo gli demmo il più gran dono, l’eredità più preziosa, la più ricca: la nostra Volontà depositata in lui per potergli dire le sorprese dei nostri doni immensi della parola del nostro Fiat. Come l’uomo respinse la nostra Volontà bilocata, non trovammo più lo spazio per poter deporre in lui il gran dono della nostra parola creatrice e perciò restò povero e con tutte le miserie della sua volontà umana.

Vedi anche tutto ciò che si svolse nella mia Umanità, il più gran miracolo fu il restringere tutta l’immensità della mia Volontà Divina in Essa, i miracoli che Io feci si possono chiamare nulla in confronto a questo. Molto più che in Me era natura il poter dare la vita facendo risorgere, il dare la vista ai ciechi, la lingua ai muti e tutto il resto di miracoloso che feci, perché in Me era natura poter dare quanti beni volevo, al più era miracolo per chi li riceveva, ma per Me il gran miracolo fu il restringere in Me la mia Divinità, l’immensità della mia Volontà, la sua luce interminabile, la sua bellezza e santità inarrivabile. Questo fu il prodigio dei prodigi che solo un Dio poteva fare, perciò per quanto possa dare ad una creatura, darei sempre poco messo al confronto col gran dono della mia Volontà, in essa si vedrano nuovi cieli, soli più fulgidi, cose inaudite, sorprese mai viste.

Cieli e terra tremano e si inginocchiano innanzi ad un’anima che possiede il gran dono della mia Volontà e con ragione, perché vedono uscire da essa la virtù e la forza vivificatrice e creatrice che li conserva nella nuova vita da Dio creata. Oh! potenza della mia Volontà, se ti conoscessero quanti ambirebbero il tuo gran dono e darebbero la vita per averti!

Dopo ciò seguivo gli atti miei nella Volontà Divina ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà ha in se stessa questa Divina Volontà dominante e reggente, l’anima è posseditrice, la tiene in suo potere e mentre essa possiede il Divin Volere, ha in suo potere la sua forza, la sua santità, la sua luce, i suoi beni; il Divin Volere possiede l’anima e tenendola in suo potere, le debolezze umane, le passioni, le miserie e l’umana volontà stanno sotto la potenza irremovibile e la santità della Suprema Volontà, quindi innanzi a questa potenza si sentono perdere la vita, sicché la debolezza si sente vinta dalla forza irresistibile del Fiat Divino, le tenebre si sentono vincere dalla luce, le miserie dalle sue ricchezze infinite, le passioni dalle sue virtù, l’umana volontà dalla Divina.

Che differenza tra chi vive nel mio Volere e chi fa solo la mia Volontà. La prima la possiede e la tiene a sua disposizione, la se conda è sottostante ad Essa e la riceve a seconda le sue disposizioni e dal possederla al riceverla c’è distanza come dal Cielo alla terra, c’è distanza come chi possiede immense ricchezze e chi giorno per giorno riceve ciò che è di assoluta necessità. Perciò chi fa la mia Volontà e non vive in Essa è costretta a sentire la debolezza, le passioni e tutti gli stracci e le miserie che sono il corredo dell’umana volontà.

Tale fu lo stato di Adamo prima di sottrarsi alla Divina Volontà, Essa le fu data dal suo Creatore come il dono più grande, perché conteneva tutti i beni in uno, lui la possedeva, la dominava e si faceva reggitore di questa Volontà Divina, perché Dio stesso gli aveva dato il diritto di padroneggiarla, quindi era padrone della forza, della luce, della santità, della felicità di questo eterno Fiat.

Invece, quando si sottrasse da Essa, perdette il possesso ed il dominio e si ridusse a ricevere, non a possedere come cosa propria gli effetti della mia Volontà, a seconda le sue disposizioni. Chi si trova in condizione di ricevere è sempre povero, non è mai un ricco, perché il ricco possiede, non riceve e sta in condizione di poter dare agli altri parte dei suoi beni.

LdC – XXI Vol. 8 Maggio 1927

In Rilievo

L’ANIMA CHE FA LA DIVINA VOLONTÀ È SEMPRE CIELO E NON SI ESAURISCE MAI.

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«Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete». (Pavel Florenskij)

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Le privazioni del mio dolce Gesù mi tormentano, mi debilitano e sento la povera anima mia come esposta ai raggi d’un sole ardente qual è il Voler Divino, raggi che offuscano e quasi mi anneriscono, ma nonostante mi senta abbrunire, sono costretta da una forza suprema a restare fissata in questi raggi del Sole del Fiat Divino senza potermi spostare, senza Colui che, innaffiandomi, rende meno cocenti questi raggi e farebbe spuntare nel mio insanguinato cuore qualche filo d’erba; come mi sento male!

Senza Gesù tutto si è cambiato in me, solo il Voler Divino mi è rimasto, unica mia eredità che non mi può essere tolta da alcuno, neppure da Gesù. Essa sola è la mia vita, il mio soggiorno, il mio tutto, tutto il resto è finito, tutti mi hanno lasciato, né so a chi posso rivolgermi, né al Cielo, né alla terra. Mentre sfogavo il mio dolore, il mio amato Bene, Colui che mi dà morte e mi dà vita, rende infelice la mia povera esistenza e mi felicita, si è mosso nel mio interno dicendomi:

“Figlia mia, il cielo è sempre cielo, non si muta mai, né si sposta e per quanto alle volte le nubi lo offuscano, si stendono e coprono il bello azzurro del cielo, però le nubi non lo possono toccare, si stendono tanto nel basso dell’aria, che c’è gran distanza tra il cielo e le nubi. Sicché il cielo non perde mai la sua bellezza, l’ornamento delle stelle, il suo colore azzurro per causa delle nubi, esso è intangibile a tutto, se vi è qualche cambiamento è la bassa terra, che lo subisce è l’occhio umano che invece di vedere cielo, vede nubi e l’aria oscurata.

Tale è l’anima che fa la mia Volontà, è più che cielo, perché Essa si stende nell’anima più che cielo azzurro tempestato di stelle e, ferma ed irremovibile, si sta al suo posto, regnando e dominando tutto, con tale maestà da rendere anche i più piccoli atti della creatura, in virtù della sua luce, più che sole e stelle fulgidissime. Sicché le pene, le mie privazioni, sono come nubi formate nel basso dell’umana natura, per cui pare che l’oscurino, ma il cielo della mia Volontà resta intangibile ed il suo Sole che in esso risplende dardeggia più forte i suoi raggi ardenti, tanto che tu ti senti come offuscata, ma è tutto superficiale e nel basso della tua umana natura, ma nell’anima tua il cielo del Fiat Divino non subisce alcuna mutazione, chi mai può toccare la mia Volontà?

Nessuno. Essa è irremovibile ed incrollabile e dov’Essa regna forma il suo soggiorno di luce, di pace e di immutabilità. Perciò non temere, basta un piccolo venticello per mettere in fuga le nubi che investono la tua umana natura e togliere l’oscurità che apparentemente occupa l’anima tua.” Ed io: “Mio Gesù, come sei cambiato! Pare che anche del tuo Divin Volere non voglia dirmi più nulla.”

E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Volontà non si esaurisce mai, se non ti parlo Io di Essa, ti parleranno tutte le cose create, persino le pietre si cambieranno in voce per parlarti, il cielo, il sole, il mare, insomma tutta la Creazione ha da dire molto sul mio eterno Volere, perché siccome tutte le cose create sono piene della sua vita, tutte hanno da dire della Vita della mia Volontà che posseggono. Perciò, se farai un poco d’attenzione ad una cosa che guardi o ad una cosa che tocchi, sentirai nuove lezioni sulla mia Volontà.”

LdC – XXI Vol. 4 Maggio 1927

In Rilievo

COME DIO CI ATTIRA AD AMARLO IN TRE MODI E COME IN TRE MODI SI MANIFESTA ALL’ANIMA.

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Questa mattina, il mio adorabile Gesù non ci veniva. Dopo molto aspettare e riaspettare, quando appena, quasi come un lampo che sfugge, parecchie volte si è fatto vedere; ma mi pareva vedere piuttosto una luce che Gesù, ed in questa luce una voce che diceva, la prima volta che è venuta:

“Io ti attiro ad amarmi in tre modi: a forza di benefizi, a forza di simpatie ed a forza di persuasioni”.

Chi può dire quante cose comprendevo in queste tre parole? Mi pareva che Gesù benedetto, per attirare il mio amore ed anche quello delle altre creature, fa piovere benefizi a pro nostro e, vedendo che questa pioggia di benefizi non giunge al punto di guadagnarsi il nostro amore, giunge a rendersi simpatico. E qual è questa simpatia? Sono le sue pene sofferte per amor nostro, fino a morire diluviante Sangue sopra d’una croce, dove si rese tanto simpatico, che innamorò di Sé i suoi stessi carnefici ed i suoi più fieri nemici. Di più, per attirarci più maggiormente e rendere più forte e stabile il nostro amore, ci ha lasciato la luce dei suoi santissimi esempi, uniti alla sua celeste dottrina, che come luce ci diradano le tenebre di questa vita e ci conducono all’eterna salvezza.

La seconda volta che è venuto, mi ha detto: “Io Mi manifesto all’anima in tre diversi modi: con la potenza, con la notizia e coll’amore. La potenza è il Padre, la notizia è il Verbo, l’amore è lo Spirito Santo”.

Oh, quante altre cose comprendevo! Ma troppo scarso è quello che so manifestare. Mi pareva che con la potenza si manifesta Dio all’anima, in tutto il creato; dal primo all’ultimo essere viene manifestata l’onnipotenza di Dio. Il cielo, le stelle e tutti gli altri esseri ci parlano, sebbene in muto linguaggio, d’un Ente Supremo, d’un Essere Increato, della sua onnipotenza, perché l’uomo più scienziato, con tutta la sua scienza non può giungere a creare il più vil moscerino; e questo ci dice che ci deve essere un Essere Increato potentissimo, che ha creato tutto e dà vita e sussistenza a tutti gli esseri. Oh, come tutto l’universo a chiare note ed a caratteri incancellabili ci parla di Dio e della sua onnipotenza! Sicché chi non lo vede è cieco volontario.

Con la notizia, mi pareva che Gesù benedetto nel scendere dal Cielo, venisse in persona sulla terra a darci notizia di ciò che è a noi invisibile; ed in quanti modi non si manifestò Egli? Credo che ognuno, da sé, comprenda tutto il resto, perciò non mi dilungo a dire.

LdC – III Vol. 22 Dicembre 1899

In Rilievo

«MAMMA»

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Una persona cara che considero realmente più d’un amico, un fratello, mi ha chiesto di esprimere qualche parola sulla “mamma” e sull’”esistere”.

Essendo ora da “solo” io, in Casa, i miei occhi si sono gonfiati di lacrime per tanti motivi.

Questa parola! Chi può descriverne tutti gli effetti, calcolarne l’estensione, il valore?

Senz’altro. Sono le lettere che formano la parola più ripetuta al mondo da sempre, la più bella, ognuna nella propria lingua e se potessero anche gli animali delle foreste, i fiori dei campi e gli uccelli del cielo la proferirebbero con immensa gioia, insieme a tutti i regni muti della natura.

La primavera è “mamma”. Il coro, tutta l’orchestra della natura canterebbe solenne: “mamma”. Addirittura le stesse pietre se potessero parlare, la prima parola che direbbero sarebbe: “mamma”. Poiché è la parola della “vita” e in seno la contengono.

Già essi nel loro muto linguaggio, innocente, non fanno altro che ripeterla ininterrottamente attraverso il suono della loro esistenza.

Mamma è l’alfabeto degli esseri animati e inanimati, il linguaggio dell’esistenza e della vita.

Il silenzio è “mamma”, la dolcezza, la gioia. Mamma è la fecondità che equivale a: felicità.

Dare alla luce è: “mamma”.

E nonostante, forse, sia la più semplice, tuttavia però è anche la più importante, la parola più potente e perfetta, una vera bomba che scatena forza e bagliori al cuore di chi la dice e di chi la riceve. Una temibile minaccia invece per tutti gli altri, per tutto ciò che non è amore.

E fu sera e fu mattino, e fu “mamma”. Dio quando ha creato tutte le cose, Cieli e terra ha detto: “FIAT”. Ma avrebbe potuto dire benissimo anche: “MAMMA”.

È questa parola che ci aiuterà a “morire” e questa parola che ci farà risorgere per l’eternità alla Divina Volontà.

E dire “mamma” è già preghiera, esaudita. Dolce riposo all’anima.

L’inno alla gioia è inno alla “mamma”, alla vita. A Maria: Mamma di tutte le mamme.

Grazie ti sian rese, o dolcissima.

Fiat Mihi
Luciano Mirigliano

Chiesa Cattolica

«LA SANTA MESSA O DIVIN SACRIFICIO»

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Luisa fuori di se stessa segue Gesù e vede diverse scene.

Gesù: “Diletta mia, aiutami, ché più non posso.” E mentre così diceva, avvicinava le sue labbra alle mie e versava un’amarezza tale, da sentirmi pene mortali quando sentivo entrare in me quel liquore così amaro; mi sentivo entrare come tanti coltelli, punture, saette che mi penetravano a parte a parte, insomma, in tutte le mie membra si formava uno strazio atroce e tornando l’anima al corpo, partecipava queste sofferenze al corpo, chi può dire le pene?

Gesù stesso ne era testimone, perché gli altri non potevano mitigare le mie pene stando in quello stato di perdita dei sensi, e s’aspettava quando era presente il confessore, che anche all’ubbidienza si mitigassero. Quindi, solo Gesù mi poteva aiutare quando vedeva che la natura non poteva più e che giungeva proprio agli estremi tanto che non mi rimaneva che dare l’ultimo respiro.

Oh! quante volte la morte si è burlata di me, ma verrà un giorno in cui io mi burlerò di lei. Allora veniva Gesù, mi prendeva fra le sue braccia, m’avvicinava al suo cuore ed oh!, come mi sentivo ritornare la vita, poi, dalle sue labbra versava un liquore dolcissimo e così le pene si mitigavano.

Altre volte, mentre mi portava insieme con Lui girando, se erano peccati di bestemmie, contro la carità ed altri, versava quell’amaro velenoso; se poi erano peccati di disonestà, versava una cosa di marciume puzzolente e quando ritornavo in me stessa, sentivo tanto bene quella puzza, ed era tanto il fetore che mi toccava lo stomaco e mi sentivo venire meno e a volte, prendendo il cibo e dopo quando lo rovesciavo, mi sentivo uscire dalla bocca quel marciume misto col cibo.

Qualche volta, poi, mi portava nelle chiese ed anche là il mio buon Gesù era offeso. Oh! come giungevano male al suo cuore quelle opere sante, sì, ma strapazzatamente fatte, quelle orazioni vuote di spirito interno, quella pietà finta, apparente, solamente pareva che facesse più insulto a Gesù che onore. Ah! sì, quel cuore santo, puro, retto, non poteva ricevere quelle opere così mal fatte. Oh! quante volte si è lamentato dicendo:

“Figlia, anche dalla gente che si dice devota, vedi quante offese mi fanno, anche nei luoghi più santi, nel ricevere gli stessi sacramenti, invece d’uscirne purificati, ne escono più imbrattate.”

Ah! sì, quanta pena faceva a Gesù vedere gente che si comunicava sacrilegamente, sacerdoti che celebravano il Santo Sacrificio della Messa in peccato mortale, per abitudine e, certuni, orrore a dirlo, per fine d’interesse. Oh! quante volte il mio Gesù mi ha fatto vedere queste scene sì dolorose.

Quante volte mentre il sacerdote celebrava il Sacrosanto Mistero, Gesù era costretto ad andare, perché chiamato dalla potestà sacerdotale, nelle loro mani; si vedevano quelle mani che stillavano marciume, sangue, oppure imbrattate di fango.

Oh! come era compassionevole allora lo stato di Gesù, sì santo, sì puro, in quelle mani che facevano orrore solo a mirarle, pareva che volesse fuggire da quelle mani, ma era costretto a rimanere finché si consumavano le specie del pane e del vino.

A volte, mentre rimaneva là, col sacerdote, se ne veniva frettoloso alla volta mia e tutto si lamentava, e prima che io lo dicessi, Lui stesso me lo diceva:

“Figlia, fammi versare in te, ché più non posso, abbi compassione del mio stato che è troppo doloroso, abbi pazienza, soffriamo insieme”.

E mentre ciò diceva versava dalla sua bocca nella mia, ma chi può dire ciò che versava? Pareva un veleno amaro, un marciume fetente, misto con un cibo tanto duro e stomachevole e nauseante, che a volte non andava giù, chi può dire poi, le sofferenze che produceva questo versare di Gesù? Se Lui stesso non mi avesse sostenuto, certo sarei rimasta vittima; eppure a me non versava che la minima parte, che sarà di Gesù che ne conteneva tanto e tanto?

Oh! quanto è brutto il peccato! Ah! Signore, fallo conoscere a tutti, affinché tutti fuggano da questo mostro sì orribile; ma mentre vedevo queste scene sì dolorose, mi faceva vedere pure altre volte scene sì consolanti e belle che rapivano, e questo era il vedere buoni e santi sacerdoti che celebravano i Sacrosanti Misteri. Oh Dio! quanto è alto, grande, sublime il loro ministero.

Quanto era bello vedere il sacerdote che celebrava la Messa e Gesù trasformato in esso, pareva che non il sacerdote ma che Gesù stesso celebrasse il Divin Sacrificio e a volte faceva scomparire affatto il sacerdote e Gesù solo celebrava la Messa, ed io l’ascoltavo, oh! quanto era commovente vedere Gesù recitare quelle preci, fare tutte quelle cerimonie e movimenti che fa lo stesso sacerdote.

Chi può dire quanto mi riusciva consolante vedere queste Messe insieme con Gesù? Quante grazie ricevevo, quanti lumi, quante cose comprendevo! Ma siccome sono cose passate e non le ricordo tanto chiaramente, perciò le passo in silenzio.

Riflessioni sulla Santa Messa.

Ma mentre così dico, Gesù nel mio interno si è mosso e mi ha chiamato, e non vuole che faccia ciò. Ah! Signore, quanta pazienza ci vuole con Te. Ebbene Ti contenterò. Oh! dolce amore dirò qualche piccola cosa ma dammi la grazia tua per poterla manifestare, che da me non ardirei mettere parola in misteri sì profondi e sublimi. Ora, mentre vedevo Gesù o il sacerdote che celebrava il Divino Sacrificio, Gesù mi fece capire che nella Messa c’è tutto il fondo della nostra sacrosanta religione.

Ah! sì, la Messa ci dice tutto e ci parla di tutto. La Messa ci ricorda la nostra redenzione, ci parla a parte a parte delle pene che Gesù patì per noi, ci manifesta ancora l’amore immenso perché non fu contento di morire sulla croce, ma volle continuare lo stato di vittima nella Santissima Eucarestia. La Messa ci dice pure che i nostri corpi disfatti, inceneriti dalla morte, risorgeranno nel giorno del giudizio insieme con Cristo a vita immortale e gloriosa.

Gesù mi faceva comprendere che la cosa più consolante per un cristiano ed i misteri più alti e sublimi della nostra santa religione sono: Gesù in sacramento e la resurrezione dei nostri corpi alla gloria. Sono misteri profondi che comprenderemo solo al di là delle stelle, ma Gesù in sacramento ce li fa quasi toccare con mano in più modi.

In primo, la sua Resurrezione; in secondo il suo stato di annientamento sotto quelle specie, ma pure è certo che Gesù sta vivo e vero. Poi, consumate quelle specie, la sua reale presenza non esiste più. Di poi consacrate quelle specie, di nuovo viene ad acquistare il suo stato sacramentato.

Così Gesù in sacramento ci ricorda la resurrezione dei nostri corpi alla gloria, come Gesù, cessando il suo stato sacramentale risiede nel seno di Dio, suo Padre, così per noi quando cessa la nostra vita, le anime nostre vanno a fare la loro dimora nel Cielo, nel seno di Dio ed i nostri corpi restano consumati, sicché si può dire che non esisteranno più, ma poi con un prodigio dell’onnipotenza di Dio, i nostri corpi acquisteranno nuova vita ed unendosi all’anima andranno insieme a godere la beatitudine eterna.

Si può dare cosa più consolante per un cuore umano, sapendo che non solo l’anima, ma anche il corpo deve bearsi negli eterni contenti? A me sembra che in quel gran giorno succederà come quando il cielo è stellato ed esce il sole, che avviene? Il sole, con la sua immensa luce assorbe le stelle e le fa scomparire, ma le stelle esistono.

Il sole è Dio e tutte le anime beate sono stelle, Iddio con la sua immensa luce ci assorbirà tutti in Sé, in modo che esisteremo in Dio e nuoteremo nel mare immenso di Dio. Oh! quante cose ci dice Gesù in sacramento, ma chi può dirle tutte? Davvero andrei troppo per le lunghe, se il Signore permetterà mi riservo di dire qualche altra cosa in altra occasione.

(Luisa Piccarreta – Ldc I Vol. )

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«L’INCREDIBILE PROMESSA DI LUISA PICCARRETA»

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“Ora muoio più contenta, perché il Divin Volere mi ha consolata più del solito con la vostra presenza in questi ultimi istanti della mia vita. Vedo ora una lunga, bella e spaziosa Via, illuminata da infiniti e splendenti Soli …

Oh, sì, li conosco! Sono i Soli dei miei atti fatti nella Divina Volontà.

È la via che ora devo battere; è la via preparata per me dal Divin Volere, è la via del mio trionfo, è la via della mia gloria, per congiungermi nell’immensa felicità della Divina Volontà.

È la mia via, è la via che farò riservare per voi, caro Padre;  è la via che farò riservare per tutte quelle anime che vorranno vivere nella Divina Volontà

(Dal “Testamento spirituale della Serva di Dio Luisa Piccarreta” – 4 Marzo 1947).


Letteralmente.

Di là c’è ad attenderci una immensa e sterminata felicità. Cosa ci separa? La nostra incredulità, l’umana volontà che già le impedisce il passo, d’incominciare a farsi conoscere anche di qua. Sulla terra.

Forza e fiducia nel Divin Volere.

Luciano Mirigliano

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APOSTOLI DI CRISTO

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Che la luce della Divina Volontà risorga e rimanga sempre accesa. Che il fuoco del vero amore non lo facciamo spegnere mai. Cristo è risorto veramente. Santa Pasqua di resurrezione.

Luciano Mirigliano