In Rilievo

«VENITE ADOREMUS DOMINUM»

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Santo Natale

A te che cerchi Gesù, perché soffri come Lui soffriva, quando gli calpestavano i piedi e le mani sotto la Croce.

A chi è solo al mondo e non ha più nessuno.

A chi ha per Madre la Vergine Maria e Padre il buon Signore, poiché ha scoperto finalmente chi sono i veri genitori.

A chi cerca giustizia e non la trova.

A chi ama anche quando viene dimenticato e abbandonato, tradito dagli stessi amici e fratelli. Dai propri Pastori.

A chi cerca calore nel cuore degli uomini illudendosi di trovarlo.

A chi ha capito che solo Dio può appagarlo.

A chi ha il sentimento della verità, di andare avanti e non dispera mai.

A chi non combina guai.

A chi non si lascia mettere guinzagli al collo da nessuno, perché ha il coraggio di essere un uomo, anziché un cane da passeggio.

A chi si umilia e chiede scusa perché ha capito di aver sbagliato, di ever offeso il prossimo suo come se stesso.

A chi sceglie la Grazia anziché il peccato.

A chi ha il coraggio di chiedere aiuto.

A chi ha la forza di perdonare.

A chi sa vincere il proprio orgoglio ed ogni superbia con atti profondi di umiltà e carità.

A chi non si accontenta di poco, ma vuole tutta la verità.

A chi vive per l’onestà, la santità.

A chi non si arrende al proprio dolore, ma scavando di più trova sorpreso l’acqua e l’amore. Trova Gesù.

A chi scorge uno spiraglio di luce in piena notte. Quando tutto sembra perduto.

A chi si rialza dopo aver inciampato.

A chi sa discernere il bene dal male, e non si lascia infinocchiare.

A chi non si ferma dalla paura, ma continua a marciare avanti a passi da gigante.

A chi non sceglie occhio per occhio, ma lascia a Dio la sua vendetta.

A chi crede nella forza dei “deboli”, nell’Agnello che ha vinto il lupo.

A chi piange alla luce del sole senza provar vergogna, nessun rossore.

A chi è puro, mite e umile di cuore, al vero adoratore.

A chi confessa il proprio peccato e accusa se stesso non solo in privato.

A chi non è indifferente e si pente.

A chi canta alla vita, invece d’ucciderla in grembo accanita.

A chi si guarda allo specchio e non mente.

A chi non accetta la menzogna, fosse pure a metà, minima di realtà.

A chi ama navigare in un mare di verità.

A chi rimane in piedi dritto piuttosto che “piegato” in ginocchio.

A chi ha il coraggio di dire basta alla viltà e all’omertà.

A chi fino alla fine continua a combattere invece di andare a sbattere, morire tiepido e vomitato da Dio.

A chi prega e digiuna con i piedi per terra.

A chi vive in pace piuttosto che in guerra.

A chi ha una malattia e sa che “guarirà” nonostante nessuno glielo dirà. Perché gli servirà di “” non appena in “pace” vi giungerà.

A chi confida nell’Altissimo e crede nei Novissimi, alle verità eterne: morte, giudizio, inferno e paradiso.

A chi ha compreso che l’umano volere è un orrore senza la Volontà di Dio e il suo amore.

A chi crede che Dio, maschio e femmina li creò, l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Una carne sola, un solo Volere.

A chi crede che la fine dei tempi sarà la fine degli empi. Questa.

A chi rimane a Cristo fedele per sempre e resiste contro ogni avversità, giacché nulla può impedirgli di restare saldo alla verità.

A te che cerchi la vera fede, la libertà. Quella felicità che solo il bambino di Betlemme è venuto a portarci in quantità.

Sì, tanti tanti auguri, anime belle. Che meritate onore e gloria, la corona della vittoria, al cospetto del gran Re.

 

Luciano Mirigliano

Chiesa Cattolica

«L’AMORIS LAETITIA DI PAPA FRANCESCO È UN ATTO DELLA DIVINA VOLONTÀ?»

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Oggi è Santa Lucia (283 – 304 d.C.), grande martire cristiana. Una vergine uccisa durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.

In suo onore, con quegli stessi occhi sacrificati a Cristo, ossia alla verità desidero proporre a coloro che la cercano sul serio, uno sguardo sincero sul nostro panorama di allarmante attualità. Desidero riportare l’attenzione sui gravi tempi spirituali della Chiesa nella sua dolorosa passione. Questa coraggiosa e straordinaria dissertazione che segue, merita ancora tutta l’attenzione teologica dei buoni pensatori. Di un buon pensatore onesto come il filosofo cattolico J. Seifert, amico e collaboratore di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

Egli interroga i “cattolici” e si interroga in tutta umiltà:

“Come possono Gesù e la sua Madre santissima leggere e paragonare queste parole del Papa con quelle di Gesù e della sua Chiesa senza piangere?”.

Luciano Mirigliano

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(di Josef Seifert) In tutto il mondo molte voci di gioia e lode hanno risposto all’ultimo documento di Papa Francesco, Amoris laetitia. Questo testo contiene indubbiamente numerosi passaggi molto belli e profonde verità che danno gloria a Dio e rallegrano il lettore. Il testo irradia l’amore misericordioso di Dio e del Papa verso tutti e contiene grandi perle di saggezza.

Nonostante la letizia della Gioia dell’amore e tutte le lodi che ne hanno tessuto vescovi e cardinali, trovo che alcuni passaggi dell’esortazione apostolica e, in particolare, quelli che avranno maggiori conseguenze, siano motivo di tristezza.

Tali passaggi, che talvolta sono nascosti in poche righe e note a piè di pagina nell’ottavo capitolo, soppiantano alcune delle più belle parole misericordiose e delle più severe ammonizioni di Gesù e, di primo acchito, sembrano respingere alcune dottrine perenni e parti della disciplina sacramentale della Chiesa. A mio avviso, pertanto, rischiano una valanga di conseguenze molto dannose per la Chiesa e per le anime.

Sì, perché Gesù non condanna la donna adultera che, secondo la legge di Mosè, meritava la morte, ma le dice: “Va ed’ora in poi non peccare più”.

Il suo successore Francesco, citando il Sinodo, dice alla donna adultera che, anche se continuerà a peccare in modo grave, non dovrebbe sentirsi scomunicata:

Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo” (AL, 299).

Ciò che dice il Papa qui è vero (dal cambiamento del diritto canonico nel 1983): i divorziati che hanno contratto (senza la nullità del primo matrimonio) una seconda unione non sono automaticamente scomunicati come in passato. Non lo sono infatti. La scomunica è il castigo ecclesiastico più severo con il quale vengono puniti dalla Chiesa solo alcuni peccati molto gravi. La scomunica può essere data automaticamente (per esempio per eseguire un aborto o collaborare a questo scopo) o esplicitamente mediante un atto del vescovo. L’adulterio, che io sappia, non è stato mai punito con la scomunica. Nel codice di diritto canonico del 1917, tuttavia, l’adulterio e il risposarsi (matrimonio civile) fu considerato punibile con la scomunica. Il canone 2356 considerò questo atto un caso di bigamia (e oggettivamente lo è, se il vincolo del primo matrimonio continua a esistere). Nel Codex iuris canonici si dice che i bigami sono quelli che si sposano civilmente, mentre il vincolo matrimoniale con un’altra persona continua a esistere. Il CIC chiede di avvertirli che il loro atto porterà alla scomunica. E se dopo essere stati informati continueranno a convivere devono essere scomunicati.

Papa Francesco “dice che è sbagliato se un compagno di una coppia divorziata inganna la sua compagna (adultera) perché questa non gli permette di avere rapporti sessuali”. Non nego che alcuni valori umani esistono rimanendo fedeli nell’ambito di una relazione adultera e bigama. Né pretendo che “la fedeltà nella coppia adultera non abbia senso”. Direi però che un atto sessuale commesso al di fuori dei rapporti tra la coppia bigama non è necessariamente, e di fatto non è mai, solo moralmente peggiore degli atti dei “fedeli adulteri civilmente sposati”. Questo “inganno”, infatti, se avviene in un “matrimonio” adultero assume, almeno da un punto di vista religioso, un “valore negativo” minore di un atto sessuale tra la coppia adultera “risposata” per l’aspetto “bigamo” e perché attraverso la pretesa di “contrarre un nuovo matrimonio” i suoi atti sono in un certo senso peggiori del “semplice adulterio”.

Tutto questo è indubbiamente l’insegnamento della chiesa che mai punisce un adulterio con la scomunica, ma in passato punì con la scomunica quanti contraevano un nuovo matrimonio civile in una relazione adultera.

In particolare, rompere un vincolo sacramentale del matrimonio è evidentemente un peccato non paragonabilmente peggiore dell’inganno in un matrimonio adultero civile non valido dal punto di vista ecclesiastico. In un simile “adulterio” contro la coppia adultera non si viola un vincolo sacramentale del matrimonio che non esiste tra la coppia divorziata e risposata.

In questo modo si viola solo un vincolo umano (che sul piano religioso e morale è un vincolo intrinsecamente nullo e sbagliato).

In generale, quindi, trovare “valori positivi” in relazioni omosessuali e adultere, dire che la chiesa dà il “benvenuto” a quanti la praticano, ecc. è un linguaggio che, benché abbia un granello di verità, corre il rischio di un oscuramento dei valori massimi e reali e dei demeriti dei quali si tratta.

Se la relazione, secondo nostro Signore, è un adulterio, è un male se la coppia non vive “come fratello e sorella”, nel cui caso può essere un amore di grande valore. Quanto all’osservazione di Papa Francesco che se le coppie risposate si comportano soggettivamente a partire da una coscienza pura e pertanto possono essere in uno stato di grazia che consentirebbe loro di ricevere la Santa Comunione fruttuosa per le loro anime, non nego tale possibilità.

Insisto tuttavia che non possiamo ritenere che questo sia il caso normale di una coppia divorziata e risposata. Perché allora il Sinodo e il Papa trattano questo caso degli “adulteri innocenti” quasi come un caso normale e concedono alle “coppie irregolari”, come l’amico del Papa e probabile coautore dell’AL dichiara, l’“accesso completamente libero all’Eucaristia”, “eliminando tutti gli ostacoli”?

Perché non appare mai una sola parola sul pericolo reale del sacrilegio, se coppie adultere o bigame ricevono la Sacra Comunione? Perché su 250 pagine non vi è neanche una parola sulla dichiarazione delle Sacre Scritture che “nessun adultero entrerà nel Regno di Dio”? Neanche una parola che affermi ciò che san Paolo dice, ossia che chi mangia e beve indegnamente il corpo e il sangue di Cristo mangia e beve il proprio giudizio? Non sarebbe misericordioso ricordare queste parole alle “coppie irregolari” invece di considerarli “membra vive della Chiesa”?

Questo era senza dubbio il punto di vista di Suor Faustina, l’apostola della misericordia, che scrisse nel suo diario che oggi [fine ottobre 1936] sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; (…) la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore (…); la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. (…) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno”.

Se un cambiamento della disciplina della Chiesa ammette coppie che oggettivamente vivono in un peccato talmente grave da essere fino a poco tempo fa scomunicate automaticamente, un silenzio totale sul pericolo reale di “mangiare e bere il proprio giudizio per ricevere indegnamente l’Eucaristia” è incomprensibile, perché questo pericolo così grave è certamente presente se le coppie che vivono in adulterio ricevono la Santa Comunione. E se le parole delle Sacre Scritture dicono questo, non dirlo neanche con una sola sillaba o negarlo esplicitamente affermando che “nessuno sarà condannato per sempre” non è, credo, un atto di misericordia, ma di grande crudeltà.

Ritengo, pertanto, che per preservare la santità del matrimonio e dell’Eucaristia e per evitare uno scandalo pubblico enorme, sia necessario dire alle coppie che talvolta, grazie alla purezza della loro coscienza, sono in stato di grazia, che devono ricevere la “comunione spirituale” che non suscita né scandalo pubblico né comporta il rischio di un sacrilegio.

Se vivono oggettivamente e soggettivamente in uno stato di peccato, inoltre, non si deve dire loro che sono “membra vive della Chiesa”, se non si convertono dal peccato di adulterio.

Naturalmente è vero e può essere un gran conforto per queste coppie sapere che la misericordia di Dio è sempre presente; tuttavia è del tutto assente il “Va e non peccare più”, manca l’invito alla conversione dal peccato e un divorziato civilmente sposato non è “un membro vivo della Chiesa” e non “va nel cammino della vita e del Vangelo” se non si converte, anche se può sempre intraprendere questa strada aperta a tutti grazie alla confessione e al pentimento.

Con tutta la sua misericordia, Gesù ci avverte 15 volte in modo esplicito che esiste il pericolo della condanna eterna se persistiamo in un peccato grave; mentre il suo successore ci dice che “Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino” (AL, 297). Anche se nel contesto non è chiaro di quale condanna “per sempre” parla il Papa, il significato che sembra imporsi è che non esiste né inferno né pericolo di finirci, dato che Francesco non ha parlato di “nessuna condanna per sempre da parte della Chiesa”, che oggettivamente non esiste e che Papa Francesco non hai mai menzionato. (Alla luce di tutte le sue belle parole sulla misericordia divina come modello per la Chiesa è ovvio che il Papa non ammette la minima possibilità di una “condanna per sempre da parte della Chiesa”. Pertanto non vedo nessun’altra interpretazione ragionevole di queste parole salvo che il Papa escluda in questo passaggio una condanna eterna, cosa che sarebbe un’eresia).

Gesù alla donna adultera e a noi dice il contrario attraverso l’apostolo Paolo: vale a dire che nessun adultero (non convertito, come lei) entrerà nel regno di Dio e quindi tutti saranno “condannati per sempre”:

Cor. 6, 9: Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 6, 10 né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.

Papa Francesco dice agli adulteri che è possibile per essi vivere nella grazia di Dio e, mediante la santa Eucaristia, crescere in grazia anche senza ritorno o conversione dalla vita adultera (nonostante questo cambiamento renda il matrimonio cattolico molto desiderabile) (AL, 297).[1]

Se si considera che il padre gesuita Antonio Spadaro è uno stretto collaboratore del Papa non si può dubitare quanto dice:

L’Esortazione riprende dal documento sinodale la strada del discernimento dei singoli casi senza porre limiti all’integrazione, come appariva in passato”[1].

Gesù, attraverso il suo Apostolo, dice alla donna e all’uomo adultero che è necessario fare un esame di coscienza prima di ricevere il corpo e il sangue di Cristo, se non si vuole commettere un sacrilegio e mangiare e bere il proprio giudizio:

27° Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore.

28° Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice;

29° poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore”.

In altre parole, si tratta di un compiere sacrilegio e mettere in pericolo la propria anima.

Papa Francesco, che neanche una volta menziona il possibile sacrilegio o pericolo per le anime di quanti si comunicano indegnamente, dice agli adulteri che in certe circostanze, da decidere caso per caso, è possibile per chi vive in adulterio o in altra unione “irregolare” accedere alla santa Comunione senza cambiare la propria vita e continuando a vivere da adulteri[3].

Dio ordina alla moglie adultera e a ciascuno di noi, in assoluto, senza condizioni, “non commettere adulterio!”.

Papa Francesco insegna che questi comandamenti divini sono espressione dell’ideale (Zielgebote) che pochi possono raggiungere, come se si trattasse di puri consigli evangelici validi solo per coloro che cercano una perfezione superiore e non comandamenti riservati a tutti.

Dio dice senza condizioni “non commettere adulterio!”.

Il Papa dice che se la donna adultera non potrà separarsi dall’adultero (quando, per esempio, la separazione della coppia civilmente sposata provocherebbe danni ai figli), ma vive con lui come sorella (cosa che la Chiesa cattolica ha sempre preteso in tali situazioni), praticherebbe uno stile di vita che può causare l’“infedeltà” propria o quella del partner. Nel caso di minaccia di infedeltà tra i due adulteri, secondo il Papa, piuttosto che vivere come sorella, è meglio che la donna adultera abbia rapporti intimi con il suo uomo. In tal caso, dunque, sarebbe meglio continuare a vivere in adulterio piuttosto che come fratello e sorella. Per provare questa tesi il Papa cita testi che si riferiscono a matrimoni, non a “unioni irregolari” (soprattutto per quanto riguarda l’astensione temporale limitata, in ottemperanza all’Humanae Vitae). Tali testi, inoltre, non permettono che in un matrimonio si eviti il pericolo, di cui parla l’apostolo Paolo, per mezzo di un peccato.

Esiste il caso di una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce «situazioni in cui l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione»” (329).

NOTA 329: “…In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere «come fratello e sorella» che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli»” (Conc. Ecum. Vat. II, Const. past. Gaudium et spes, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 51)[4].

Come possono Gesù e la sua Madre santissima leggere e paragonare queste parole del Papa con quelle di Gesù e della sua Chiesa senza piangere? Como può lo stesso Papa Francesco paragonarle senza piangere? Piangiamo dunque con Gesù, con profondo rispetto e affetto per il Papa, e con il dolore profondo che nasce dall’obbligo di criticare i suoi errori! E preghiamo affinché il Papa stesso o un Santo Concilio revochino queste false dottrine contrarie alle sante parole di Cristo, che mai moriranno, e alle sante dottrine della Chiesa!

Non è possibile, come propongono alcuni eccellenti cardinali e laici (come Rocco Buttiglione), leggere queste poche ma pregnanti parole della Amoris Laetitiaconsiderandole in armonia con le parole di Cristo o con le dottrine della Chiesa!

Qualcuno potrebbe chiedermi come io, misero laico, possa criticare un Papa. Rispondo: il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere – per amore e per misericordia per tante anime – criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i loro errori danneggiano la Chiesa e le anime. Quest’obbligo fu riconosciuto nella Chiesa fin dall’inizio.

San Paolo resistette al primo Papa, san Pietro, con dure ed energiche parole, quando egli, nella sua decisione pratica, deviava dalla verità e dalla volontà di Dio. Sant’Atanasio resistette a Papa Liberio che firmò una dichiarazione che conteneva l’eresia ariana o semi-ariana, che negava la vera divinità di Gesù Cristo. Questo Papa, davanti alla critica di sant’Atanasio, scomunicò sant’Atanasio ingiustamente, commettendo un errore contro il quale vi furono laici che levarono le loro voci e che fu corretto in seguito. E oggi la Chiesa, che deve in parte a questo Santo la preservazione della sua fede, celebra la sua festa in tutto il mondo.

Alcuni laici resistettero a Papa Onorio che fu poi condannato per eresia per essersi dichiarato a favore della eresia monotelita (che negò le due nature e le due corrispondenti volontà umane e divine della medesima persona Gesù Cristo). Laici protestarono contro l’eresia di Papa Giovanni XXII sulla visione beatifica, un’eresia che Giovanni XXII stesso revocò un giorno prima della sua morte con la bolla Ne super his e che fu condannata nella bolla Benedictus Deus dal suo successore Benedetto XII.

Seguiamo allora, senza paura, tali sublimi esempi di amore per la verità e per la Chiesa e non acconsentiamo mai se vediamo che Pietro è caduto in un errore. Papa Francesco stesso ci esortava a fare esattamente questo e a criticarlo invece di mentire al mondo cattolico o di adularlo. Prendiamo a cuore le sue parole, ma facciamolo umilmente e solo per amore di Gesù e della sua Santa Chiesa, per asciugare le lacrime di Gesù e per glorificare Dio in veritate.

In conclusione: se non è possibile, come non lo è, interpretare le affermazioni dell’AL, quelle menzionate e altre, in continuità con il magistero sempiterno della Chiesa, dobbiamo chiedere umilmente, ma con forza, e in modo deciso al Santo Padre che egli stesso revochi questi errori gravi o, almeno, corregga queste frasi che quasi nessun lettore dell’AL può intendere come conseguenze delle Sacre Scritture, ma che tutti (compreso le Conferenze episcopali come quella delle Filippine) interpreteranno inevitabilmente, più o meno subito, con un significato errato che nessun Papa deve affermare essere la verità. Come il Papa stesso, e non cattivi giornalisti o interpreti dell’AL, ha detto queste e altre cose false, credo che spetti al Papa sostituirle con la verità, affinché la parola della Santa Eucaristia e della Costituzione dogmatica Lumen Gentium si verifichi in modo glorioso e che la Chiesa si mostri a tutti come epifania e “ferma colonna della verità” e come forno di fuoco di un amore e di una misericordia infinita, ma in veritate.

[1] In certi casi potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti. Per questo “ricordo ai sacerdoti che il confessionale non deve essere una sala di tortura, ma il luogo della misericordia del Signore”, Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038. Sottolineo inoltre che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (ivi, 47: 1039).

[2] Si veda

[3] AL n. 306.

 [4] Questo rimando alla fedeltà in Gaudium et Spes si riferisce solo al matrimonio e non, come nell’AL, a rapporti extraconiugali. Non conosco nessun altro testo ecclesiastico (a parte l’AL) nel quale si parla della fedeltà tra adulteri come virtù o dell’infedeltà tra loro come vizi o addirittura come mali più gravi dell’adulterio.

[1] Antonio Spadaro, S.I., “Amoris Laetitia”. Struttura e significato dell’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, LaCiviltà  Cattolica, p. 119. Sandro Magister rende la posizione in questo modo: “Francesco ha tolto tutti i “limiti” del passato, anche nella “disciplina sacramentale”, per le coppie “cosiddette irregolari””: il termine “cosiddette” non è del padre Spadaro, ma del Papa e secondo lo storico della Chiesa Alberto Melloni “vale tutta l’esortazione”, perché solo lui assolve queste coppie e le fa diventare “i destinatari dell’Eucaristia”. Sandro Magister, “Roma: Francesco e Antonio, una coppia in ottima compagnia”, Magister aggiunge: E la norma vuole che la presentazione che ne ha fatto Spadaro in “La Civiltà Cattolica” sia stata consegnata a Francesco prima di essere pubblicata. Una ragione in più per ritenere che questa esegesi del documento è stata autorizzata dal Papa rivelando così le sue intenzioni reali” (12 aprile 2016).

https://evangelizadorasdelosapostoles.wordpress.com/2016/04/12/roma-francisco-y-antonio-una-pareja-en-optima-compania/. Alberto Melloni afferma: “Francesco dice a questi sacerdoti che hanno amministrato la comunione ai divorziati risposati sapendo ciò che facevano che non hanno agito contro la norma, ma secondo il Vangelo”.

 

FONTE: corrispondenzaromana.it

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«TUTTA LA FINEZZA E L’ASTUZIA DEL VERO AMORE»

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L’ANIMA CHE FA LA MIA VOLONTÀ, PERDE IL SUO TEMPERAMENTO ED ACQUISTA IL MIO. SORRISO DI GESÙ.

Avendo visto varie anime intorno a Gesù, specie una più sensibile, Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, le anime di temperamento sensibile, se si indirizzano al bene, fanno più progresso delle altre, perché la loro sensibilità le porta ad imprese ardue e grandi.”
Io l’ho pregato che le togliesse quel po’ di sensibilità umana che le restava, che la stringesse più a Sé, che le dicesse che l’amava, ché a sentirsi dire che l’amava sarebbe stata conquistata del tutto: “vedrai che riuscirai, non hai vinto me così, dicendomi che mi amavi tanto, tanto?”
E Gesù: “Sì, sì, lo farò, ma voglio la sua cooperazione, che sfugga quanto più può alle persone che le eccitano la sensibilità.”
Onde io ho soggiunto: “Mio amore, dimmi, qual è il mio temperamento?”

E Gesù: “Chi vive nella mia Volontà perde il suo temperamento ed acquista il mio. Sicché nell’anima che fa la mia Volontà si scorge un temperamento piacevole, attraente, penetrante, dignitoso ed insieme semplice, d’una semplicità infantile, insomma, mi rassomiglia in tutto. Anzi, di più ancora, ha in suo potere il temperamento come lo vuole e come ci vuole; siccome vive nella mia Volontà prende parte alla mia potenza, quindi ha le cose e se stesso a sua disposizione, quindi, a seconda delle circostanze e delle persone con cui tratta, prende il mio temperamento e lo svolge.”

Ed io: “Dimmi, mi dai un primo posto nel tuo Volere?”
Gesù ha sorriso: “Sì, sì, te lo prometto, dalla mia Volontà non ti farò uscire giammai e prenderai e farai ciò che vuoi.”
Ed io: “Gesù, voglio essere povera, povera e piccola, piccola, delle stesse cose tue non voglio niente, è meglio che le abbia Tu stesso, voglio solo Te e come mi serviranno le cose, Tu me le darai, non è vero, oh! Gesù?”
E Gesù: “Brava, brava, la figlia mia, finalmente ho trovato una che non vuole niente. Tutti vogliono qualcosa da Me, ma non il tutto, cioè Me solo, mentre tu, col non voler niente, hai voluto tutto e qui sta tutta la finezza e l’astuzia del vero amore.” Io ho sorriso e Gesù è scomparso.

 

Luisa Piccarreta – LdC – XI Vol. 24 Febbraio 1912

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«NASCITA DI MARIA»

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Messaggio dato da Maria SS. a Medugorje il 1° agosto 1984:

«Il cinque agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del Rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me? ».

«Non altro sospiro che la mia Volontà regni in mezzo a voi. Il Cielo e la terra vi sorrideranno, la mia Mamma Celeste vi farà da Madre e da Regina; già Essa, conoscendo il gran bene che vi riporterà il Regno del mio Volere, per appagare i miei desideri ardenti e per farmi cessare di piangere, ed amandovi da veri suoi figli, va girando in mezzo ai popoli nelle nazioni per disporli e prepararli a ricevere il dominio del Regno della mia Volontà. Fu Lei che Mi preparò i popoli a farmi scendere dal Cielo in terra, ed a Lei affido, al suo amore materno, che Mi disponga le anime, i popoli, per ricevere un Dono sì grande». (Luisa Piccarreta – Appello di Gesù per il Regno della Divina Volontà)

 

 

MARIA VALTORTA

IL POEMA DELL’UOMO DIO.
VOL. I CAPITOLO 5

V. Nascita di Maria. La sua verginità nell’eterno pensiero del Padre

26 agosto 1944

(Estratto)

«Là, oltre il grande Hermon, sorgono nubi veloci. Vento di settentrione. Rinfrescherà e forse darà acqua».
«È tre giorni che si leva e poi cade col sorger della luna. Farà così ancora». Gioacchino è sconfortato.

«Torniamo in casa. Anche qui non si respira, e poi penso che sia bene tornare…», dice Anna, che sembra ancor più olivastra per un pallore che le è venuto sul viso.

2«Soffri?».
«No. Ma sento quella gran pace che ho sentito nel Tempio quando mi fu fatta grazia, e che ho sentito ancora quando seppi d’esser madre. È come un’estasi. Un dolce sonno del corpo, mentre lo spirito giubila e si placa in una pace senza paragone umano. Ti ho amato, Gioacchino, e quando sono entrata nella tua casa e mi sono detta: “Sono sposa di un giusto”, ho avuto pace, e così tutte le volte che il tuo provvido amore aveva cure per la tua Anna. Ma questa pace è diversa. Vedi, io credo che è una pace come quella che dovette invadere, come olio che si spande e molce, lo spirito di Giacobbe, nostro padre, dopo il suo sogno d’angeli (Gn 28,10-16; Tb 12-13); e, meglio ancora, simile alla pace gioiosa dei Tobia dopo che Raffaele si manifestò loro. Se mi vi sprofondo, nel gustarla essa sempre più cresce. È come io salissi per gli spazi azzurri del cielo… e, non so perché, da quando io ho in me questa gioia pacifica, io ho un cantico in cuore, quello del vecchio Tobia. Mi pare sia stato scritto per quest’ora… per questa gioia… per la terra d’Israele che la riceve… per Gerusalemme peccatrice e ora perdonata… ma… — ma non ridete dei deliri di una madre… — ma quando dico: “Ringrazia il Signore per i tuoi beni e benedici il Dio dei secoli, affinché riedifichi in te il suo Tabernacolo”, io penso che colui che riedificherà nella Gerusalemme il Tabernacolo del Dio vero sarà questo che sta per nascere…, e penso ancora che non più della Città santa, ma della mia creatura sia profetizzata la sorte quando il cantico dice: “Tu brillerai di luce splendida, tutti i popoli della Terra a te si prostreranno, le nazioni verranno a te portando doni, adoreranno in te il Signore e terranno come santa la tua terra, perché dentro di te invocheranno il Grande Nome. Tu sarai felice nei tuoi figli, perché tutti saranno benedetti e si riuniranno presso il Signore. Beati quelli che ti amano e gioiscono della tua pace!…”; e la prima a gioirne sono io, la sua madre beata…».

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«IL VERO AMICO»

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Il cuore del vero amico non è come quello degli altri, è molto speciale poiché contiene nel suo seno un tesoro di inestimabile valore. Lui ti porta davvero più d’una stella cometa, il sole Gesù, ti regala il sorriso vittorioso del Cristo, nel suo Divin Volere e ti ama più di sé stesso fino al sacrificio. È vero amante questo cuore umile e casto, puro, ambasciatore del Cielo sulla terra. Gelosia divina degli angioli e dei santi!

È un’epifania del Signore! Ogni volta che lo incontri. (Cfr. Gv 15,12-17Amatevi gli uni gli altri )

 

L’amicizia
Una bocca amabile moltiplica gli amici, un linguaggio gentile attira i saluti.
Siano in molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille.
Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui.
C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi.
C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura.
Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso, e parlerà liberamente con i tuoi familiari.
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te e dalla tua presenza si nasconderà.
Tieniti lontano dai tuoi nemici, e dai tuoi amici guàrdati.
Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele, non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore.
Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore.
Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia, perché come uno è, così sarà il suo amico. (Siracide 6,5-17)

Ave o Maria, amica mia!

Luciano Mirigliano

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IL PECCATO È UN ATTO OPPOSTO DELLA VOLONTÀ UMANA ALLA DIVINA. IL VERO AMORE È VIVERE NELLA VOLONTÀ DELL’AMATO.

Continuando il mio solito stato, per brevi istanti ho visto il mio adorabile Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, sai tu che cosa forma il peccato? Un atto opposto della volontà umana alla Divina. Immaginati due amici che stanno in contraddizione, se la cosa è lieve tu dici che non è perfetta e leale la loro amicizia, fosse pure in cose piccole; come amarsi e contraddirsi? Il vero amore è vivere nella volontà altrui, anche a costo di sacrificio; se poi la cosa è grave, non solo non sono amici, ma fieri nemici. Tale è il peccato. Opporsi al Volere Divino è lo stesso che farsi nemico di Dio, sia pure in cose piccole, è sempre la creatura che si mette in contraddizione col Creatore.

Luisa Piccarreta – LdC – Vol. V 18 Ottobre 1903

 

In Rilievo

LA SUPERBIA → MALATTIA DEL SECOLO

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Com’è difficile amarsi su questa terra, camminare insieme e rispettarsi, toccare con mano la vera gioia della vita, dell’essere stati amati e creati da Dio. Non è facile mantenere fermo un nobile proposito di bene, mettere in pratica i sani principi della filantropia dell’animo umano. Dappertutto si soffre, nelle relazioni, nelle amicizie, nel matrimonio, in famiglia, sul lavoro e nella società in genere, nella politica. Insomma, in ogni rapporto umano vi sono enormi conflitti e insidie in cui si disputano non umili sacrifici per il bene di tutti, ma orgogliose vittorie per l’egoismo di pochi, portando con sé amare divisioni, contese, desolazione e oscurità spirituali pressanti. Giorno dopo giorno aumenta sempre più la linea di demarcazione, la distanza tra chi fa veramente il bene e chi lo fa solo per finta, l’ansia e la paura di non riuscire più a comunicare con “l’altro”.

Tutti facciamo parte della medesima unità sacra e divina.

Tuttavia ecco il punto. A causa dell’umano volere, il cuore dell’uomo si è terribilmente corrotto, inquinato di superbia. Questa è la malattia del secolo, la malattia del ‘900 peggiore del cancro. Uccide l’anima immortale! Questo è uno dei segni più chiari che contraddistinguono gli uomini spirituali da quelli materiali, carnali; coloro che cercano di vivere “puri” e di Cielo anziché “sporchi” e di terra.

Desidero per l’occasione riportare un pensiero che rimanda alla spiritualità di padre Andrea Gasparino (che ringrazio di cuore), dalla scuola di preghiera:

«Egli non si accontenta di rimanere nell’atrio della preghiera, invita decisamente ad entrare nel tempio stesso della preghiera, la’ dove Dio si incontra nel silenzio anche materiale, nella fuga dal mondo, nel riconoscimento della nostra povertà e dell’assoluto bisogno della grazia di Dio. Gesù ha raccomandato molto di pregare. Cristo ha consigliato la preghiera per far fronte alle lotte della vita. Cristo ci dice che a certi incroci della vita bisogna pregare, solo la preghiera ci salva dal cadere. Purtroppo c’è gente che non lo capisce fino a quando non si sfracella. Se Cristo ha comandato di pregare, è segno che non si può vivere senza la preghiera.

L’uomo ha bisogno dell’incontro diretto con la forza di Dio. L’influenza della preghiera sullo spirito e sul corpo è dimostrabile quanto la secrezione ghiandolare. È solo pregando che noi raggiungiamo l’unità completa e armoniosa del corpo, dell’intelligenza e dell’anima, che conferisce alla struttura dell’uomo la forza.

La preghiera è il mezzo più importante per la ricostruzione e la riabilitazione della personalità di un uomo. La preghiera può cambiare la tua vita in qualunque momento, in qualunque situazione ti trovi, a qualunque età. Esistono situazioni in cui la forza dell’uomo non basta più, la sua buona volontà non regge. Ci sono momenti nella vita in cui l’uomo, se vuole sopravvivere, ha bisogno dell’incontro diretto con la forza di Dio.»

E dunque per poter andare avanti con pace e serenità non si può fare a meno ora di pensare a Lei, alla Madre di tutti noi.

Donaci la tua umiltà o Santissima Vergine Maria. Il tuo salutare Fiat!

Così sia!

AVE O MARIA..
Luciano Mirigliano

 

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MINACCE DI CASTIGHI

Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, ho visto molta gente tutta in movimento, mi pareva, ma non so dire certo, come una guerra, oppure rivoluzione ed a Nostro Signore non faceva altro che intrecciare corone di spine, tanto che, mentre io me ne stavo tutta attenta a toglierne una, ne conficcava un’altra più dolorosa. Ah! si, pareva proprio che il nostro secolo andrà rinomato per la superbia. La più grande sventura è il perdere la testa, perché perduta la testa con il cervello, tutte le altre membra si rendono inabili o si rendono nemiche di se stesso e degli altri, quindi avviene che la persona dà una rotta a tutti gli altri vizi. Il mio paziente Gesù tollerava tutte quelle corone di spine ed io avevo appena tempo di toglierle, onde si è rivolto a loro e ha detto: “Morirete, chi nella guerra, chi nelle carceri e chi al terremoto, pochi ne rimarrete. La superbia ha formato il corso delle azioni della vostra vita e la superbia vi darà la morte.”

Dopo ciò, il benedetto Gesù mi ha tirato da mezzo a quella gente e si è fatto bambino ed io lo portavo nelle mie braccia per farlo riposare. Lui, chiedendomi un ristoro voleva succhiare da me, io, temendo che fosse demonio, l’ho segnato varie volte con la croce e poi gli ho detto: “Se sei veramente Gesù, recitiamo insieme l’Ave Maria alla nostra Regina Mamma.” E Gesù ha recitato la prima parte ed io la Santa Maria. Dopo, Lui stesso ha voluto recitare il Pater Noster, oh! come era commovente il suo pregare, inteneriva tanto che il cuore pareva che si liquefacesse. Onde dopo ha soggiunto: “Figlia, ebbi la mia vita dal cuore, distintamente dagli altri; ecco perciò una ragione perché sono tutto cuore per le anime e perché sono portato a voler il cuore e non tollero neppure un’ombra di ciò che non è mio.

Onde fra Me e te voglio tutto distintamente per Me e quello che concederai alle creature non sarà altro che il trabocco del nostro amore.”

 

Luisa Piccarreta – Libro di Cielo – III Vol. 19 Febbraio 1900

Chiesa Cattolica

«ADRIANA: UNA PICCOLA DI GESÙ»

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Ho girato il mondo, ho studiato, mi sono laureato, ho visto cose ed incontrato persone. Tuttavia però non ho mai conosciuto una creatura intelligente e speciosa come Adriana Pallotti. Uno spirito elevato e rivestito di quel carattere di Cristo di cui mi sono perdutamente innamorato.

Ed ora il cuore si muove e sale sino alle lacrime per questa sua intima gioia che ha in seno, donatami per la vita.

Per continuare la sua grande Missione sulla terra. La divulgazione del grandissimo Carisma della Divina Volontà della Serva di Dio Luisa Piccarreta.

Grazie, Adriana!

 

TERZO FIAT SANTIFICANTE
Luciano Mirigliano

 


 

“Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta, e per quanti incidenti si possono dare, Essa trionferà di tutto! Ed ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto perché la sua assoluta Volontà venga compiuta!

Il tempo quando verranno alla luce è relativo e condizionato a quando si dispongono le creature a ricevere un tanto bene e a quelli che si devono occupare a farne i banditori e farne il sacrifizio per portare la nuova era di pace, il nuovo sole che snebbierà tutte le nubi dei mali.

Se tu sapessi quante grazie e lumi tengo preparati sopra di chi vedo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio Fiat.

Guardami come tengo preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi.

Ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tant’amo e voglio che facciano.

Ma devo dirti pure che guai a chi si oppone o potesse mettere ostacoli!

 

Gesù a Luisa Piccarreta – Estratto LdC – XXIV Vol. 2 agosto 1928

Chiesa Cattolica

«L’AMORE SI È FATTO TROVARE: DITELO A TUTTI»

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Dopo essermi imbattuto in questo quesito, da tempo lo vado investigando. Ed ora lo condivido volentieri con ciascuno di voi, ben disposti.

Cos’è più importante, evitare di conoscere di avere un problema o sapere piuttosto della sua soluzione certa?

L’amore si è fatto trovare” diceva una gigante della fede, Santa Veronica Giuliani, “ditelo a tutti ”. Questa cosa così grande e maestosa, immensa che gli stessi cieli dei cieli non potevano contenere, ha preso forma umana tuffandosi in un batuffolo minutissimo di carne, un corpo minuscolo di cellule. Per Esso era già pronto un nome ed un luogo laddove venire a vivere la più grande missione umana e divina sulla terra. Per venire a salvare i suoi, a liberar da tutte le schiavitù, uno ad uno, ciascun figlio e figlia e portarci di nuovo a Lui. All’Eterno Padre.

Sì, è proprio Lui: Gesù di Nazareth, il figlio di Giuseppe e Maria. I più grandi eroi dell’umanità.

Che importano allora, alla fine, tutte le nostre miserie umane, incalcolabili quando sappiamo con certezza che esiste per davvero questa possibilità enorme a portata di mano, una fonte reale di luce, non immaginifica, un vero Sole nascente e divino che vuole trasformarci e riassorbirci di nuovo in Lui, deificarci? Farci belli d’una bellezza tale che Salomone con tutta la sua gloria insieme ai gigli dei campi non potrebbero gareggiare. E forse neppure la luna con le stelle più lucenti.

Il motivo d’un tal mistero? L’amore! Quell’amore ch’è passato attraverso la Santa Croce di Cristo offerta all’umanità per esser con lei una sola cosa con il Padre.

La ragione dell’amore è l’amore stesso, la sua adorabile Divina Volontà.

«20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;21perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

22E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

24Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». (Gv 17,20-26)

«Santificati e santifica». (Padre Pio)

Santifichiamoci!

TERZO FIAT SANTIFICANTE
Luciano Mirigliano