Chiesa Cattolica

«LE CONFUSIONI DI PAPA FRANCESCO E IL MANIFESTO DELLA FEDE»

Pubblicato il

Manifesto della Fede

«Non sia turbato il vostro cuore!» (Gv 14,1)

Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione. È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono. A proposito ammoniva l’Apostolo: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3). Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. Tuttavia, compito proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti (vedi LG 1). In questa situazione, ci si chiede come trovare il giusto orientamento. Secondo Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una «norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei Depositum IV). Esso è stato scritto allo scopo di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, una fede messa duramente alla prova dalla «dittatura del relativismo»1.

1. Dio uno e trino, rivelato in Gesù Cristo

L’epitome della fede di tutti i cristiani risiede nella confessione della Santissima Trinità. Siamo diventati discepoli di Gesù, figli e amici di Dio, attraverso il battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La differenza delle tre persone nell’unità divina (254) segna una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo rispetto alle altre religioni. Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono. Egli è vero Dio e vero uomo, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846). Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663). È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale. Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti. Lui solo adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio (691).

2. La Chiesa

Gesù Cristo ha fondato la Chiesa come segno visibile e strumento di salvezza, che sussiste nella Chiesa cattolica (816). Diede alla sua Chiesa, che «è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce» (766), una struttura sacramentale che rimarrà fino al pieno compimento del Regno (765). Cristo, capo, e i credenti come membra del corpo sono una mistica persona (795), per questo motivo la chiesa è santa, poiché Cristo, unico mediatore, l’ha costituita sulla terra come organismo visibile e continuamente la sostiene (771). Attraverso di essa l’opera redentrice di Cristo diventa presente nel tempo e nello spazio con la celebrazione dei SS. Sacramenti, soprattutto nel Sacrificio eucaristico, la S. Messa (1330). La Chiesa trasmette con l’autorità di Cristo la divina rivelazione, «che si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate» (2035).

page1image4124810176

1 I numeri nel testo si riferiscono al Catechismo della Chiesa cattolica.

 

3. L’Ordine sacramentale

La Chiesa è in Gesù Cristo il sacramento universale della salvezza (776). Essa non riflette sé stessa ma la luce di Cristo, che splende sul suo volto, e ciò avvenire solo quando il punto di riferimento non è l’opinione della maggioranza né lo spirito dei tempi, ma piuttosto la Verità rivelata in Gesù Cristo, che ha affidato alla Chiesa cattolica la pienezza di grazia e di verità (819): Egli stesso è presente nei sacramenti della Chiesa.

La Chiesa non è un’associazione creata dall’uomo, la cui struttura può essere modificata dai suoi membri a proprio piacimento: essa è di origine divina. «È Cristo stesso l’origine del ministero nella Chiesa. Egli l’ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine» (874). Ancora oggi è valido l’ammonimento dell’Apostolo secondo cui maledetto è chiunque proclami un altro Vangelo, «anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo» (Gal 1,8). La mediazione della fede è inscindibilmente legata alla credibilità umana dei suoi annunziatori: essi, in alcuni casi, hanno abbandonato quanti erano stati loro affidati, turbandoli e danneggiando gravemente la loro fede. Per loro se realizza la parola della Scrittura: «non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci» (2 Tim 4,3-4).

Compito del Magistero della Chiesa nei riguardi del popolo di Dio è quello di «salvaguardarlo dalle deviazioni e dai cedimenti» affinché possa «professare senza errore l’autentica fede» (890). Questo è particolarmente vero per quanto riguarda i sette sacramenti. La S. Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (1324). Il sacrificio eucaristico, in cui Cristo ci coinvolge nel suo sacrificio della croce, è finalizzato alla più intima unione con Lui (1382). Per questo la Sacra Scrittura ammonisce riguardo alle condizioni per ricevere la santa Comunione: «chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore» (1Cor 11, 27), dunque «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (1385). Dalla logica interna del sacramento si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano la santa Eucaristia fruttuosamente (1457), perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza. Metterlo in evidenza corrisponde a un’opera di misericordia spirituale.

Il riconoscimento dei peccati nella santa confessione almeno una volta all’anno è uno dei precetti della Chiesa (2042). Quando i credenti non confessano più i loro peccati ricevendone l’assoluzione, si rende vana la salvezza portata da Cristo, Egli infatti si è fatto uomo per redimerci dai nostri peccati. Il potere del perdono, che il Risorto ha conferito agli Apostoli e ai loro successori nell’Episcopato e nel Sacerdozio, rimette i peccati gravi e veniali commessi dopo il Battesimo. L’attuale pratica della confessione evidenzia come la coscienza dei credenti non sia oggi sufficientemente formata. La misericordia di Dio ci è data, affinché adempiamo i suoi comandamenti per conformaci alla sua santa volontà e non per evitare la chiamata alla conversione (1458).

«È il sacerdote che continua l’opera di redenzione sulla terra» (1589). L’ordinazione, che conferisce al sacerdote «un potere sacro» (1592), è insostituibile perché attraverso di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica. I sacerdoti scelgono volontariamente il celibato come «segno di questa vita nuova» (1579). Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene. Al fine di conferire validamente l’ordinazione nei tre gradi di questo sacramento, la Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, «per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile» (1577). A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa.

4. La legge morale

Fede e vita sono inseparabili, poiché la fede senza le opere compiute nel Signore è morta (1815). La legge morale è opera della sapienza divina e conduce l’uomo alla beatitudine promessa (1950). Di conseguenza, la «Legge divina e naturale mostra all’uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine» (1955). La sua osservanza è necessaria a tutte le persone di buona volontà per conseguire la salvezza eterna. Infatti colui che muore in peccato mortale senza pentimento rimarrà per sempre separato da Dio (1033). Ciò comporta delle conseguenze pratiche nella vita dei cristiani, tra le quali è opportuno richiamare quelle oggi più frequentemente trascurate: (cfr 2270-2283; 2350-2381). La legge morale non è un peso ma fa parte di quella verità liberatrice (cfr Gv 8,32) attraverso la quale il cristiano percorre la via della salvezza e non deve essere relativizzata.

5. La vita eterna

Molti si chiedono oggi per quale motivo la Chiesa esista ancora se gli stessi vescovi preferiscono agire da politici piuttosto che da maestri della fede proclamare il Vangelo. Lo sguardo non deve soffermarsi su questioni secondarie, ma è più che mai necessario che la Chiesa si assuma il suo compito proprio. Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo,però con la speranza della risurrezione dei morti (366). La morte rende definitiva la decisione dell’uomo a favore o contro Dio. Tutti devono affrontare il giudizio personale subito dopo la morte (1021): o sarà necessaria ancora una purificazione oppure l’uomo andrà direttamente verso la beatitudine celeste e gli sarà permesso di contemplare Dio faccia a faccia. Esiste però anche la terribile possibilità che una persona, fino alla fine, resti in contraddizione con Dio: rifiutando definitivamente il Suo amore, essa «si dannerà immediatamente per sempre» (1022). «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (1847). L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – riguarda tutti coloro che «muoiono in stato di peccato mortale» (1035). Il cristiano attraversa la porta stretta, «perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13).

Tacere su queste e altre verità di fede oppure insegnare il contrario è il peggiore inganno contro cui il Catechismo ammonisce vigorosamente. Ciò rappresenta l’ultima prova della Chiesa, ovvero «una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia della verità» (675). È l’inganno dell’Anticristo, che viene «con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati» (2Ts 2,10).

Appello

Come lavoratori nella vigna del Signore, noi tutti abbiamo la responsabilità di ricordare queste verità fondamentali aggrappandoci a ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Vogliamo dare coraggio per percorrere la via di Gesù Cristo con determinazione, così da ottenere la vita eterna seguendo i Suoi comandamenti (2075).

Chiediamo al Signore di farci conoscere quanto è grande il dono della fede cattolica, attraverso il quale si apre la porta alla vita eterna. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38). Pertanto ci impegniamo a rafforzare la fede confessando la verità che è Gesù Cristo stesso.

L’avvertimento che Paolo, l’apostolo di Gesù Cristo, da al suo collaboratore e successore Timoteo è rivolto in modo particolare a noi, vescovi e sacerdoti. Egli scriveva: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si

sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tm 4,1-5).

Possa Maria, Madre di Dio, implorarci la grazia di aggrapparci alla confessione della verità di Gesù Cristo senza vacillare.

Uniti nella fede e nella preghiera

Gerhard Cardinale Müller
Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017

 

Chiesa Cattolica

«UN DURO COMBATTIMENTO»

Pubblicato il
Sappiamo, noi cattolici, chi sono davvero le potenze dei cieli, i Principati e le Potestà di cui parla San Paolo nella lettera agli Efesini 6,12? Contro chi combattiamo?

Il grande apostolo delle genti, Paolo di Tarso, afferma che la nostra lotta, quella del cristiano non è contro creature umane fatte di carne e sangue, ma contro i Principati e le Potestà.

Chi sono costoro? Sono angeli decaduti! Sì, lo sappiamo poiché siamo a conoscenza dalla nostra luminosa e millenaria tradizione che alcuni angeli si sono fortemente ribellati a Dio e perciò stesso si sono trasformati in demoni:

La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze (Potestà), contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,12).
Le Sacre Scritture fanno riferimento a vari cori degli Angeli. Pseudo Dionigi l’Areopagita ne ha trovato nove categorie e queste sono state accolte da Papa Gregorio I (San Gregorio Magno), da San Tommaso d’Aquino, e anche dal Concilio Lateranense V, sebbene non ne parli in una forma dogmatica.

Di questi Angeli Dio si serve per il governo del mondo e degli uomini. Scrive infatti san Tommaso l’Aquinate: “Tutto l’ordinamento dei poteri si trova innanzitutto e originariamente in Dio, e viene partecipato dalle creature nella misura in cui esse si avvicinano a lui: infatti le creature più perfette e più vicine a Dio predominano su tutte le altre. Ora, la perfezione massima, mediante la quale si raggiunge la massima vicinanza con Dio, è quella delle creature che godono della fruizione di Dio, come sono gli angeli santi: e di questa perfezione sono privi i demoni. Perciò gli angeli buoni hanno autorità e dominio su quelli cattivi” (Somma teologica, I, 109, 4).

A questa precisa classe di demoni o angeli perversi, che precedentemente erano della categoria dei Principati e delle Potestà, San Paolo fa riferimento anche in altri suoi scritti. In Romani 8,39 menziona ad esempio sia i Principati che le Potestà inteso come demoni: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. Ne parla pure in Col 2,15 quando sostiene che Dio ha dato vita anche a noi, che eravamo morti a causa del peccato: “avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo”.

Ecco un altro punto fondamentale della nostra fede cattolica, mi riferisco ai seguenti cap. del Catechismo:

Un duro combattimento

407 La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell’uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta « la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo ». 541 Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale 542 e dei costumi.

408 Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l’espressione di san Giovanni: « il peccato del mondo » (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l’influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini. 543

409 La drammatica condizione del mondo che « giace » tutto « sotto il potere del maligno » (1 Gv 5,19) 544 fa della vita dell’uomo una lotta:

« Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio ». 545

Il dipinto in effige dell’Arcangelo Michele e gli angeli ribelli di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’arpino (1592), da cui si è formato il Caravaggio, racconta la caduta di Lucifero e dei suoi compagni negli inferi.
DESCRIZIONE. SAN MICHELE SCONFIGGE SATANA E LE SUE SCHIERE DI ANGELI RIBELLI FACENDOLI PRECIPITARE NEGLI INFERI.
L’Arcangelo Michele aleggia in alto, in posizione minacciosa, mentre sotto di lui i corpi nudi e umani degli angeli precipitano negli inferi. Michele indossa un’armatura romana, una lorica blu aderente al corpo munita di pteruges in stoffa e cuoio (frange, ali in greco). Sul capo, poi, porta un elmo pretoriano con pennacchio e dei calzari. Oltre alla pesante spada, con la mano sinistra regge un clipeus, uno scudo tondo decorato e munito di punta in centro. Infine, le sue ali sono spiegate e il mantello rosso si gonfia dietro di lui.

Sotto di lui precipitano circa dieci corpi ignudi, disposti in diverse posizioni nella caduta. Alcuni di loro precipitano di schiena, altri con la testa in basso, altri ancora hanno raggiunto gli inferi. I dannati vengono accolti da demoni con corna e barba e avvolti dalle spire dei serpenti infernali. Il dannato che si trova al centro e in basso, nella caduta, sta assumendo l’aspetto di un demone.

Dietro l’Arcangelo Michele le nuvole sono squarciate da una luce dorata. In basso, invece, il nero avvolge i corpi che precipitano verso l’oscurità.

INTERPRETAZIONI DEL DIPINTO L’ARCANGELO MICHELE E GLI ANGELI RIBELLI

L’Arcangelo è una figura definita nella Bibbia e significa principe degli angeli. L’Arcangelo Michele è una figura che si ritrova nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam. Il suo nome deriva dall’espressione “Mi-ka-El” e significa “chi è come Dio?” Fu impegnato nella prima guerra in Paradiso e nella seconda guerra terrena della donna (Maria) contro il drago. Di questa vicenda esistono molti dipinti rinascimentali.

Fu impegnato, infine, nella battaglia contro Satana guidando le milizie celesti contro gli angeli che si ribellarono a Dio. Inizialmente, Satana era chiamato Lucifero ed era compagno di Michele al comando delle schiere degli angeli. Nel momento in cui Lucifero organizzò la ribellione, Michele si schierò in difesa della fede combattendolo. Durante l’Apocalisse Michele squillerà la tromba per annunciare il giudizio finale. (Fonte: https://www.analisidellopera.it)

Luciano Mirigliano

 

È DECRETO DIVINO CHE IL REGNO DELLA DIVINA VOLONTÀ DEVE VENIRE SULLA TERRA. LA REGINA CELESTE PIANGE E PREGA. LA DIVINA VOLONTÀ È COME LA LINFA ALLE PIANTE. 
Sono sempre nel Voler Divino, sebbene tra amarezze indicibili, come se volessero rendere torbido il suo stesso mare, ma questo mare del Fiat forma le sue onde, mi copre, mi nasconde dentro, mi raddolcisce le amarezze, mi ridona la forza e mi fa continuare la via nella sua Volontà. La sua Potenza è tanta, che mi riduce nel nulla le mie amarezze e mi fa risorgere da dentro di esse la sua Vita piena di dolcezza, tutta bella e maestosa; ed io l’adoro, la ringrazio, la prego che non mi lasci mai sola e abbandonata. Onde il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua visitina, mi ha detto: “Figlia mia buona, coraggio, se tu ti abbatti perderai la forza di vivere sempre nel mio Volere, né ti dar pensiero di ciò che dicono e fanno, tutta la nostra vittoria è che non ci possono impedire di fare quello che vogliamo; quindi Io posso parlarti del mio Volere Divino e tu puoi ascoltarmi, nessuna potenza ce lo può impedire. Ciò che Io ti dico sul mio Volere non è altro che lo svolgimento del nostro decreto, fatto ab eterno nel concistoro della nostra Trinità Sacrosanta, che Esso deve tenere il suo regno sulla terra; ed i nostri decreti sono infallibili, nessuno ce li può impedire che non vengano effettuati. Come fu decreto la Creazione, la Redenzione, così è decreto nostro il regno della nostra Volontà sulla terra, quindi, per compiere questo nostro decreto, Io dovevo manifestare i beni che ci sono in esso, le sue qualità, le sue bellezze e meraviglie. Ecco la necessità per cui Io dovevo parlarti tanto, per poter compiere questo decreto.
Figlia, per giungere a ciò, Io volevo vincere l’uomo a via d’amore, ma la perfidia umana me lo impedisce, perciò userò la Giustizia, spazzerò la terra, toglierò tutte le creature nocive, che come piante velenose avvelenano le piante innocenti. Quando avrò tutto purificato, le mie verità troveranno la via per dare ai superstiti la Vita, il balsamo, la pace che esse contengono e tutti la riceveranno, le daranno il bacio di pace e a confusione di chi non la ha creduto, anzi condannato, regnerà e avrò il mio regno sulla terra: Che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra.
Perciò ti ripeto: Non ci spostiamo in nulla, facciamo la via nostra e canteremo vittoria e loro facciano la via loro, in cui troveranno confusione e vergogna di loro stessi. Succederà di loro come ai ciechi che non credono alla luce del sole perché loro non la vedono, loro resteranno nella loro cecità e quelli che la vedono e credono goderanno, sfoggeranno nei beni della luce con sommo loro contento.” Gesù ha fatto silenzio e la mia povera mente è restata funestata dai tanti mali raccapriccianti di cui è investita e sarà investita la terra. In questo mentre si faceva vedere la Sovrana Regina con gli occhi rossi e come insanguinati dal tanto pianto che aveva fatto; ma che stretta al cuore nel veder piangere la mia Mamma Celeste e col suo accento materno, con una tenerezza indicibile, piangendo mi ha detto: “Figlia mia carissima, prega insieme con Me.

Come mi duole il cuore nel vedere i flagelli in cui sarà ravvolta l’umanità intera. La volubilità dei capi, oggi dicono e domani disdicono, getterà i popoli in un mare di dolori e anche di sangue; poveri figli miei; prega figlia mia, non mi lasciare sola nel mio dolore; che il tutto avvenga per il trionfo del regno della Divina Volontà.” Onde seguivo la Divina Volontà nei suoi atti, tutta abbandonandomi nelle sue braccia ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire: “Figlia mia, come la creatura entra nella nostra Volontà per farla sua, essa fa sua la nostra e Noi facciamo nostra la sua; ed in tutto ciò che fa, se ama, se adora, se opera, se soffre, se prega, il nostro Volere forma il germe divino negli atti suoi ed oh! come cresce bella, fresca, santa. La nostra Volontà è come la linfa alle piante, se c’è la linfa, le piante crescono belle, sono verdi, folte di foglie e producono frutti maturi, pingui e saporiti; se invece incomincia a mancare la linfa, la povera pianta perde il verde, le foglie cadono, non ha virtù di produrre i suoi bei frutti e finisce col seccare, perché la linfa è come l’anima della pianta, come gli umori vitali che sostengono e fanno fiorire la pianta.

Tale è l’anima senza della mia Volontà, perde il principio, la vita, l’anima del bene, perde la vegetazione, la freschezza, il vigore, si scolorisce, si abbrutisce, si debilita e finisce col perdere il seme del bene. Se tu sapessi quanto mi fa compassione un’anima che vive senza della mia Volontà, potrei chiamarla “le mie scene dolorose della Creazione.” Io, che tutte le cose creai con tale bellezza ed armonia, sono costretto dall’ingratitudine umana a vedere le mie più belle creature che creai, povere, deboli, coperte di piaghe da far pietà. Eppure la mia Volontà sta a disposizione di tutti, non si nega a alcuno; solo chi la respinge, chi ingrato non la vuol ricevere, volontariamente si priva di Essa con sommo nostro dolore.”

Luisa Piccarreta – LdC – XXXVI Vol. 2 Ottobre 1938
Chiesa Cattolica

«IL SANTO ROSARIO E LA BOMBA ATOMICA»

Pubblicato il
Per i tempi che verranno, per ciò che si profila al mondo, nel mio misero nulla ho deciso di impegnarmi nella difesa e promozione della «verità», della Gran Madre di Dio, col suo Santo Rosario. In attesa dell’avvento del Regno del Signore, equivalente all’incredibile Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Nel dilagare ormai estremo dell’apostasia.
Ecco. Per la “Piena di Grazia”. Per Colei che ha fatto nascere dal suo verginale grembo il Salvatore dell’umanità, divenendo, secondo i dogmi indiscutibili di Santa Romana Chiesa, l’“Onnipotente per Grazia”.
Per quel contenitore vivente dell’intera creazione attraverso il quale il Fiat Divino operò e primeggiò glorioso più che in ogni altra creatura.
Ecco. Nel giardino di casa dei miei genitori in Calabria, a Caulonia, il 2 novembre scorso, in onore di questa Regina del Cielo ho eretto insieme a mio fratello Ilario, una statua stupenda della Madonna di Fatima. Venutami per le mani in un modo del tutto imprevedibile, sorprendente. Ma ora capisco, tuttavia.

L’esperienza umana, la coscienza dell’uomo difficilmente può ignorare quanto segue, far finta di niente senza commuoversi. In particolare, la testimonianza del prof. Hikoka Vanamuri. Tale è il suo impatto. A meno che uno non abbia davvero a cuore la propria vita, l’esistenza dell’anima immortale che la Santissima Trinità ci ha donato.

A chi legge vorrei offrire una carezza di conforto, di fede affinché non disperi mai. Poiché siamo nelle mani più buone dell’universo, le più potenti e sicure. Nulla può contro “Maria SS.”! Anche la scienza più atea e moderna, sconfitta dal suo tenerissimo amore, un giorno si piegherà ai suoi piedi. Si arrenderà felice, ma pentita di non averlo fatto prima.

Cosa non può operare questa eterna Madre, con il Santo Rosario!

Ecco un esempio fra molti, cosa consiglia la Madonna a Don Stefano Gobbi:

Invece di inveire, prendete in mano, impugnate il Rosario, l’arma che vincerà il mondo della tenebra. Fatevi apostoli del mio Rosario. Ogni anima orante è una macchina che lega ogni Ave a me rivolta. Nelle avversità e nelle tentazioni non cedere allo scoraggiamento. La pratica della confessione e la recita de S. Rosario sono le armi più efficaci contro il maligno.

Luciano Mirigliano

Fu nel 1945 che fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima. La piccola comunità di 8 gesuiti, situata in una canonica distante solo 8 isolati dallo scoppio della bomba, rimase miracolosamente illesa insieme alla casa, mentre non scampò alcuna persona nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione.

Lo scopo dichiarato era quello di annientare il potere militare giapponese. I quattro Padri gesuiti vivevano in una parrocchia distante solo otto isolati dal centro dell’esplosione. Per un giorno intero i quattro gesuiti furono avvolti in una specie di inferno di fuoco, di fumo e di radiazioni. Nessuno dei quattro Padri fu contaminato dalle radiazioni atomiche, e la loro casa era rimasta ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno furono distrutte e ridotte ad un cumulo di macerie incenerite. Nessuno dei duecento medici americani e giapponesi, seppero mai spiegare come mai, dopo 33 anni dallo scoppio dell’atomica, nessuno degli 8 Padri aveva mai sofferto o aveva riportato conseguenze da quella esplosione atomica e continuavano a vivere in ottima salute.

Interrogati, i Padri avevano sempre risposto: «Avevamo sempre recitato il Rosario tutti i giorni, per cui abbiamo concluso che la preghiera del Rosario fu più forte della bomba atomica». Oggi, nel centro risorto di Hiroshima sorge una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, dove si prega giorno e notte.

Testimonianza del prof. Hikoka Vanamuri sopravvissuto ad Hiroshima il 6 agosto 1945

Hikoka Vanamuri, già professore all’Università di Tokio in filosofia, è stato intervistato in occasione del suo pellegrinaggio a Fatima, e così ha risposto: «Non tornerò in Giappone. Dopo anni di studi, dopo anni di meditazione ho compreso che la vita nell’atmosfera viziata di Buddha è rimasta un’inacidita testimonianza storica di paganesimo vociferante e mi sono convertito alla religione cattolica. La decisione l’ho presa dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima. Ero a Hiroshima per una ricerca storica. Lo scoppio della bomba mi trovò in biblioteca. Consultavo un libro portoghese e mi venne sott’occhio l’immagine della Madonna di Fatima. Mi sembra che questa si muovesse, dicesse qualcosa. All’improvviso una luce abbagliante, vivissima mi ferì le pupille. Rimasi impietrito. Era accaduto il cataclisma. Il cielo si era oscurato, una nuvola di polvere bruna aveva coperto la città. La biblioteca bruciava. Gli uomini bruciavano. I bambini bruciavano. L’aria stessa bruciava. Io non avevo portato la minima scalfittura. Il segno del miracolo era evidente. Non riuscivo tuttavia a spiegare quello che era successo. Ma il miracolo ha una spiegazione? Non riuscivo nemmeno a pensare. Solo l’immagine della Madonna di Fatima mi splendeva su tutti i fuochi, sugli incendi, sulla barbarie degli uomini. Senza dubbio ero stato salvato perché portassi la testimonianza della Vergine su tutta la terra. Il dott. Keia Mujnuri, un amico dal quale mi recai quindici giorni dopo stabilì attraverso i raggi X che il mio corpo non aveva sofferto scottature. La barriera del mistero si frantumava. Cominciavo a credere nella bellezza dell’amore. Imparai il catechismo ma sul cuore tenevo l’immagine di Lei, il canto soave di Fatima. Desideravo il Signore per confessarmi, ma lo desideravo per mezzo di Sua Madre».

Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde:

“Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno.” Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri in un raggio di circa 1,5 chilometri, si racconta, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma. Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo. Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba. In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti gli otto membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita. Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all’esplosione: Fr. Hugo Lassalle, Fr. Kleinsorge, Fr. Cieslik.

Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano – “Mugenzai no Sono” (“Giardino dell’Immacolata”) – fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la sopravvivenza degli otto gesuiti all’esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.

( tratto da: nelcuoredimaria )

Chiesa Cattolica

«TE DEUM»

Pubblicato il

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.

O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.


A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:

Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.


I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;


le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *

la santa Chiesa proclama la tua gloria,

adora il tuo unico figlio, *

e lo Spirito Santo Paraclito.


O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,

tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.


Vincitore della morte, *

hai aperto ai credenti il regno dei cieli.

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.


Soccorri i tuoi figli, Signore, *

che hai redento col tuo sangue prezioso.

Accoglici nella tua gloria *

nell’assemblea dei santi.


Salva il tuo popolo, Signore, *

guida e proteggi i tuoi figli.

Ogni giorno ti benediciamo, *

lodiamo il tuo nome per sempre.


Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.

Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.


Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.

Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.


Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.

Tibi omnes ángeli, *

tibi cæli et univérsæ potestátes:

tibi chérubim et séraphim *

incessábili voce proclamant:


Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *

Dóminus Deus Sábaoth.

Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.

Te gloriósus * Apostolórum chorus,

te prophetárum * laudábilis númerus,

te mártyrum candidátus * laudat exércitus.

Te per orbem terrárum *

sancta confitétur Ecclésia,

Patrem * imménsæ maiestátis;

venerándum tuum verum * et únicum Fílium;

Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.


Tu rex glóriæ, * Christe.

Tu Patris * sempitérnus es Filius.

Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *

non horruísti Virginis úterum.

Tu, devícto mortis acúleo, *

aperuísti credéntibus regna cælórum.

Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.

Iudex créderis * esse ventúrus.

Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *

quos pretióso sánguine redemísti.

ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.


Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *

et bénedic hereditáti tuæ.

Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.

Per síngulos dies * benedícimus te;

et laudámus nomen tuum in sæculum, *

et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto *

sine peccáto nos custodíre.

Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.

Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *

quemádmodum sperávimus in te.

In te, Dómine, sperávi: *

non confúndar in ætérnum.

Chiesa Cattolica

«L’AMORIS LAETITIA DI PAPA FRANCESCO È UN ATTO DELLA DIVINA VOLONTÀ?»

Pubblicato il

Oggi è Santa Lucia (283 – 304 d.C.), grande martire cristiana. Una vergine uccisa durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.

In suo onore, con quegli stessi occhi sacrificati a Cristo, ossia alla verità desidero proporre a coloro che la cercano sul serio, uno sguardo sincero sul nostro panorama di allarmante attualità. Desidero riportare l’attenzione sui gravi tempi spirituali della Chiesa nella sua dolorosa passione. Questa coraggiosa e straordinaria dissertazione che segue, merita ancora tutta l’attenzione teologica dei buoni pensatori. Di un buon pensatore onesto come il filosofo cattolico J. Seifert, amico e collaboratore di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

Egli interroga i “cattolici” e si interroga in tutta umiltà:

“Come possono Gesù e la sua Madre santissima leggere e paragonare queste parole del Papa con quelle di Gesù e della sua Chiesa senza piangere?”.

Luciano Mirigliano

______________________

(di Josef Seifert) In tutto il mondo molte voci di gioia e lode hanno risposto all’ultimo documento di Papa Francesco, Amoris laetitia. Questo testo contiene indubbiamente numerosi passaggi molto belli e profonde verità che danno gloria a Dio e rallegrano il lettore. Il testo irradia l’amore misericordioso di Dio e del Papa verso tutti e contiene grandi perle di saggezza.

Nonostante la letizia della Gioia dell’amore e tutte le lodi che ne hanno tessuto vescovi e cardinali, trovo che alcuni passaggi dell’esortazione apostolica e, in particolare, quelli che avranno maggiori conseguenze, siano motivo di tristezza.

Tali passaggi, che talvolta sono nascosti in poche righe e note a piè di pagina nell’ottavo capitolo, soppiantano alcune delle più belle parole misericordiose e delle più severe ammonizioni di Gesù e, di primo acchito, sembrano respingere alcune dottrine perenni e parti della disciplina sacramentale della Chiesa. A mio avviso, pertanto, rischiano una valanga di conseguenze molto dannose per la Chiesa e per le anime.

Sì, perché Gesù non condanna la donna adultera che, secondo la legge di Mosè, meritava la morte, ma le dice: “Va ed’ora in poi non peccare più”.

Il suo successore Francesco, citando il Sinodo, dice alla donna adultera che, anche se continuerà a peccare in modo grave, non dovrebbe sentirsi scomunicata:

Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo” (AL, 299).

Ciò che dice il Papa qui è vero (dal cambiamento del diritto canonico nel 1983): i divorziati che hanno contratto (senza la nullità del primo matrimonio) una seconda unione non sono automaticamente scomunicati come in passato. Non lo sono infatti. La scomunica è il castigo ecclesiastico più severo con il quale vengono puniti dalla Chiesa solo alcuni peccati molto gravi. La scomunica può essere data automaticamente (per esempio per eseguire un aborto o collaborare a questo scopo) o esplicitamente mediante un atto del vescovo. L’adulterio, che io sappia, non è stato mai punito con la scomunica. Nel codice di diritto canonico del 1917, tuttavia, l’adulterio e il risposarsi (matrimonio civile) fu considerato punibile con la scomunica. Il canone 2356 considerò questo atto un caso di bigamia (e oggettivamente lo è, se il vincolo del primo matrimonio continua a esistere). Nel Codex iuris canonici si dice che i bigami sono quelli che si sposano civilmente, mentre il vincolo matrimoniale con un’altra persona continua a esistere. Il CIC chiede di avvertirli che il loro atto porterà alla scomunica. E se dopo essere stati informati continueranno a convivere devono essere scomunicati.

Papa Francesco “dice che è sbagliato se un compagno di una coppia divorziata inganna la sua compagna (adultera) perché questa non gli permette di avere rapporti sessuali”. Non nego che alcuni valori umani esistono rimanendo fedeli nell’ambito di una relazione adultera e bigama. Né pretendo che “la fedeltà nella coppia adultera non abbia senso”. Direi però che un atto sessuale commesso al di fuori dei rapporti tra la coppia bigama non è necessariamente, e di fatto non è mai, solo moralmente peggiore degli atti dei “fedeli adulteri civilmente sposati”. Questo “inganno”, infatti, se avviene in un “matrimonio” adultero assume, almeno da un punto di vista religioso, un “valore negativo” minore di un atto sessuale tra la coppia adultera “risposata” per l’aspetto “bigamo” e perché attraverso la pretesa di “contrarre un nuovo matrimonio” i suoi atti sono in un certo senso peggiori del “semplice adulterio”.

Tutto questo è indubbiamente l’insegnamento della chiesa che mai punisce un adulterio con la scomunica, ma in passato punì con la scomunica quanti contraevano un nuovo matrimonio civile in una relazione adultera.

In particolare, rompere un vincolo sacramentale del matrimonio è evidentemente un peccato non paragonabilmente peggiore dell’inganno in un matrimonio adultero civile non valido dal punto di vista ecclesiastico. In un simile “adulterio” contro la coppia adultera non si viola un vincolo sacramentale del matrimonio che non esiste tra la coppia divorziata e risposata.

In questo modo si viola solo un vincolo umano (che sul piano religioso e morale è un vincolo intrinsecamente nullo e sbagliato).

In generale, quindi, trovare “valori positivi” in relazioni omosessuali e adultere, dire che la chiesa dà il “benvenuto” a quanti la praticano, ecc. è un linguaggio che, benché abbia un granello di verità, corre il rischio di un oscuramento dei valori massimi e reali e dei demeriti dei quali si tratta.

Se la relazione, secondo nostro Signore, è un adulterio, è un male se la coppia non vive “come fratello e sorella”, nel cui caso può essere un amore di grande valore. Quanto all’osservazione di Papa Francesco che se le coppie risposate si comportano soggettivamente a partire da una coscienza pura e pertanto possono essere in uno stato di grazia che consentirebbe loro di ricevere la Santa Comunione fruttuosa per le loro anime, non nego tale possibilità.

Insisto tuttavia che non possiamo ritenere che questo sia il caso normale di una coppia divorziata e risposata. Perché allora il Sinodo e il Papa trattano questo caso degli “adulteri innocenti” quasi come un caso normale e concedono alle “coppie irregolari”, come l’amico del Papa e probabile coautore dell’AL dichiara, l’“accesso completamente libero all’Eucaristia”, “eliminando tutti gli ostacoli”?

Perché non appare mai una sola parola sul pericolo reale del sacrilegio, se coppie adultere o bigame ricevono la Sacra Comunione? Perché su 250 pagine non vi è neanche una parola sulla dichiarazione delle Sacre Scritture che “nessun adultero entrerà nel Regno di Dio”? Neanche una parola che affermi ciò che san Paolo dice, ossia che chi mangia e beve indegnamente il corpo e il sangue di Cristo mangia e beve il proprio giudizio? Non sarebbe misericordioso ricordare queste parole alle “coppie irregolari” invece di considerarli “membra vive della Chiesa”?

Questo era senza dubbio il punto di vista di Suor Faustina, l’apostola della misericordia, che scrisse nel suo diario che oggi [fine ottobre 1936] sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; (…) la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore (…); la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. (…) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno”.

Se un cambiamento della disciplina della Chiesa ammette coppie che oggettivamente vivono in un peccato talmente grave da essere fino a poco tempo fa scomunicate automaticamente, un silenzio totale sul pericolo reale di “mangiare e bere il proprio giudizio per ricevere indegnamente l’Eucaristia” è incomprensibile, perché questo pericolo così grave è certamente presente se le coppie che vivono in adulterio ricevono la Santa Comunione. E se le parole delle Sacre Scritture dicono questo, non dirlo neanche con una sola sillaba o negarlo esplicitamente affermando che “nessuno sarà condannato per sempre” non è, credo, un atto di misericordia, ma di grande crudeltà.

Ritengo, pertanto, che per preservare la santità del matrimonio e dell’Eucaristia e per evitare uno scandalo pubblico enorme, sia necessario dire alle coppie che talvolta, grazie alla purezza della loro coscienza, sono in stato di grazia, che devono ricevere la “comunione spirituale” che non suscita né scandalo pubblico né comporta il rischio di un sacrilegio.

Se vivono oggettivamente e soggettivamente in uno stato di peccato, inoltre, non si deve dire loro che sono “membra vive della Chiesa”, se non si convertono dal peccato di adulterio.

Naturalmente è vero e può essere un gran conforto per queste coppie sapere che la misericordia di Dio è sempre presente; tuttavia è del tutto assente il “Va e non peccare più”, manca l’invito alla conversione dal peccato e un divorziato civilmente sposato non è “un membro vivo della Chiesa” e non “va nel cammino della vita e del Vangelo” se non si converte, anche se può sempre intraprendere questa strada aperta a tutti grazie alla confessione e al pentimento.

Con tutta la sua misericordia, Gesù ci avverte 15 volte in modo esplicito che esiste il pericolo della condanna eterna se persistiamo in un peccato grave; mentre il suo successore ci dice che “Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino” (AL, 297). Anche se nel contesto non è chiaro di quale condanna “per sempre” parla il Papa, il significato che sembra imporsi è che non esiste né inferno né pericolo di finirci, dato che Francesco non ha parlato di “nessuna condanna per sempre da parte della Chiesa”, che oggettivamente non esiste e che Papa Francesco non hai mai menzionato. (Alla luce di tutte le sue belle parole sulla misericordia divina come modello per la Chiesa è ovvio che il Papa non ammette la minima possibilità di una “condanna per sempre da parte della Chiesa”. Pertanto non vedo nessun’altra interpretazione ragionevole di queste parole salvo che il Papa escluda in questo passaggio una condanna eterna, cosa che sarebbe un’eresia).

Gesù alla donna adultera e a noi dice il contrario attraverso l’apostolo Paolo: vale a dire che nessun adultero (non convertito, come lei) entrerà nel regno di Dio e quindi tutti saranno “condannati per sempre”:

Cor. 6, 9: Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 6, 10 né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.

Papa Francesco dice agli adulteri che è possibile per essi vivere nella grazia di Dio e, mediante la santa Eucaristia, crescere in grazia anche senza ritorno o conversione dalla vita adultera (nonostante questo cambiamento renda il matrimonio cattolico molto desiderabile) (AL, 297).[1]

Se si considera che il padre gesuita Antonio Spadaro è uno stretto collaboratore del Papa non si può dubitare quanto dice:

L’Esortazione riprende dal documento sinodale la strada del discernimento dei singoli casi senza porre limiti all’integrazione, come appariva in passato”[1].

Gesù, attraverso il suo Apostolo, dice alla donna e all’uomo adultero che è necessario fare un esame di coscienza prima di ricevere il corpo e il sangue di Cristo, se non si vuole commettere un sacrilegio e mangiare e bere il proprio giudizio:

27° Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore.

28° Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice;

29° poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore”.

In altre parole, si tratta di un compiere sacrilegio e mettere in pericolo la propria anima.

Papa Francesco, che neanche una volta menziona il possibile sacrilegio o pericolo per le anime di quanti si comunicano indegnamente, dice agli adulteri che in certe circostanze, da decidere caso per caso, è possibile per chi vive in adulterio o in altra unione “irregolare” accedere alla santa Comunione senza cambiare la propria vita e continuando a vivere da adulteri[3].

Dio ordina alla moglie adultera e a ciascuno di noi, in assoluto, senza condizioni, “non commettere adulterio!”.

Papa Francesco insegna che questi comandamenti divini sono espressione dell’ideale (Zielgebote) che pochi possono raggiungere, come se si trattasse di puri consigli evangelici validi solo per coloro che cercano una perfezione superiore e non comandamenti riservati a tutti.

Dio dice senza condizioni “non commettere adulterio!”.

Il Papa dice che se la donna adultera non potrà separarsi dall’adultero (quando, per esempio, la separazione della coppia civilmente sposata provocherebbe danni ai figli), ma vive con lui come sorella (cosa che la Chiesa cattolica ha sempre preteso in tali situazioni), praticherebbe uno stile di vita che può causare l’“infedeltà” propria o quella del partner. Nel caso di minaccia di infedeltà tra i due adulteri, secondo il Papa, piuttosto che vivere come sorella, è meglio che la donna adultera abbia rapporti intimi con il suo uomo. In tal caso, dunque, sarebbe meglio continuare a vivere in adulterio piuttosto che come fratello e sorella. Per provare questa tesi il Papa cita testi che si riferiscono a matrimoni, non a “unioni irregolari” (soprattutto per quanto riguarda l’astensione temporale limitata, in ottemperanza all’Humanae Vitae). Tali testi, inoltre, non permettono che in un matrimonio si eviti il pericolo, di cui parla l’apostolo Paolo, per mezzo di un peccato.

Esiste il caso di una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce «situazioni in cui l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione»” (329).

NOTA 329: “…In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere «come fratello e sorella» che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli»” (Conc. Ecum. Vat. II, Const. past. Gaudium et spes, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 51)[4].

Come possono Gesù e la sua Madre santissima leggere e paragonare queste parole del Papa con quelle di Gesù e della sua Chiesa senza piangere? Como può lo stesso Papa Francesco paragonarle senza piangere? Piangiamo dunque con Gesù, con profondo rispetto e affetto per il Papa, e con il dolore profondo che nasce dall’obbligo di criticare i suoi errori! E preghiamo affinché il Papa stesso o un Santo Concilio revochino queste false dottrine contrarie alle sante parole di Cristo, che mai moriranno, e alle sante dottrine della Chiesa!

Non è possibile, come propongono alcuni eccellenti cardinali e laici (come Rocco Buttiglione), leggere queste poche ma pregnanti parole della Amoris Laetitiaconsiderandole in armonia con le parole di Cristo o con le dottrine della Chiesa!

Qualcuno potrebbe chiedermi come io, misero laico, possa criticare un Papa. Rispondo: il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere – per amore e per misericordia per tante anime – criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i loro errori danneggiano la Chiesa e le anime. Quest’obbligo fu riconosciuto nella Chiesa fin dall’inizio.

San Paolo resistette al primo Papa, san Pietro, con dure ed energiche parole, quando egli, nella sua decisione pratica, deviava dalla verità e dalla volontà di Dio. Sant’Atanasio resistette a Papa Liberio che firmò una dichiarazione che conteneva l’eresia ariana o semi-ariana, che negava la vera divinità di Gesù Cristo. Questo Papa, davanti alla critica di sant’Atanasio, scomunicò sant’Atanasio ingiustamente, commettendo un errore contro il quale vi furono laici che levarono le loro voci e che fu corretto in seguito. E oggi la Chiesa, che deve in parte a questo Santo la preservazione della sua fede, celebra la sua festa in tutto il mondo.

Alcuni laici resistettero a Papa Onorio che fu poi condannato per eresia per essersi dichiarato a favore della eresia monotelita (che negò le due nature e le due corrispondenti volontà umane e divine della medesima persona Gesù Cristo). Laici protestarono contro l’eresia di Papa Giovanni XXII sulla visione beatifica, un’eresia che Giovanni XXII stesso revocò un giorno prima della sua morte con la bolla Ne super his e che fu condannata nella bolla Benedictus Deus dal suo successore Benedetto XII.

Seguiamo allora, senza paura, tali sublimi esempi di amore per la verità e per la Chiesa e non acconsentiamo mai se vediamo che Pietro è caduto in un errore. Papa Francesco stesso ci esortava a fare esattamente questo e a criticarlo invece di mentire al mondo cattolico o di adularlo. Prendiamo a cuore le sue parole, ma facciamolo umilmente e solo per amore di Gesù e della sua Santa Chiesa, per asciugare le lacrime di Gesù e per glorificare Dio in veritate.

In conclusione: se non è possibile, come non lo è, interpretare le affermazioni dell’AL, quelle menzionate e altre, in continuità con il magistero sempiterno della Chiesa, dobbiamo chiedere umilmente, ma con forza, e in modo deciso al Santo Padre che egli stesso revochi questi errori gravi o, almeno, corregga queste frasi che quasi nessun lettore dell’AL può intendere come conseguenze delle Sacre Scritture, ma che tutti (compreso le Conferenze episcopali come quella delle Filippine) interpreteranno inevitabilmente, più o meno subito, con un significato errato che nessun Papa deve affermare essere la verità. Come il Papa stesso, e non cattivi giornalisti o interpreti dell’AL, ha detto queste e altre cose false, credo che spetti al Papa sostituirle con la verità, affinché la parola della Santa Eucaristia e della Costituzione dogmatica Lumen Gentium si verifichi in modo glorioso e che la Chiesa si mostri a tutti come epifania e “ferma colonna della verità” e come forno di fuoco di un amore e di una misericordia infinita, ma in veritate.

[1] In certi casi potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti. Per questo “ricordo ai sacerdoti che il confessionale non deve essere una sala di tortura, ma il luogo della misericordia del Signore”, Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038. Sottolineo inoltre che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (ivi, 47: 1039).

[2] Si veda

[3] AL n. 306.

 [4] Questo rimando alla fedeltà in Gaudium et Spes si riferisce solo al matrimonio e non, come nell’AL, a rapporti extraconiugali. Non conosco nessun altro testo ecclesiastico (a parte l’AL) nel quale si parla della fedeltà tra adulteri come virtù o dell’infedeltà tra loro come vizi o addirittura come mali più gravi dell’adulterio.

[1] Antonio Spadaro, S.I., “Amoris Laetitia”. Struttura e significato dell’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, LaCiviltà  Cattolica, p. 119. Sandro Magister rende la posizione in questo modo: “Francesco ha tolto tutti i “limiti” del passato, anche nella “disciplina sacramentale”, per le coppie “cosiddette irregolari””: il termine “cosiddette” non è del padre Spadaro, ma del Papa e secondo lo storico della Chiesa Alberto Melloni “vale tutta l’esortazione”, perché solo lui assolve queste coppie e le fa diventare “i destinatari dell’Eucaristia”. Sandro Magister, “Roma: Francesco e Antonio, una coppia in ottima compagnia”, Magister aggiunge: E la norma vuole che la presentazione che ne ha fatto Spadaro in “La Civiltà Cattolica” sia stata consegnata a Francesco prima di essere pubblicata. Una ragione in più per ritenere che questa esegesi del documento è stata autorizzata dal Papa rivelando così le sue intenzioni reali” (12 aprile 2016).

https://evangelizadorasdelosapostoles.wordpress.com/2016/04/12/roma-francisco-y-antonio-una-pareja-en-optima-compania/. Alberto Melloni afferma: “Francesco dice a questi sacerdoti che hanno amministrato la comunione ai divorziati risposati sapendo ciò che facevano che non hanno agito contro la norma, ma secondo il Vangelo”.

 

FONTE: corrispondenzaromana.it

Chiesa Cattolica

«IL TRIONFO DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO»

Pubblicato il

Oggi, giorno regale e solenne per la vera fede di tanti cattolici sparsi su tutta la terra. Perseguitati e uccisi.

La nostra Santa Madre Chiesa ci fa presente che Cristo, in attesa del suo glorioso ritorno, dopo la “grande prova”, col suo adorabile Divin Volere ha trionfato su tutto: su Satana (il quale non è affatto un mero concetto astratto come qualche falso teologo moderno, seguace delle tesi eretiche di Karl Rahner, vorrebbe far credere), sul peccato e sulla morte. Sull’umano volere! Tuttavia però quanti pregano il Signore ed invitano alla preghiera, tra laici e prelati, e poi si comportano con orgoglio e superbia. Questo è quel tempo tanto atteso, più d’ogni altro, in cui si ha bisogno di testimoni anziché di maestri. Testimoni con le lampade accese.

Ecco il punto.

L’ultima prova della Chiesa: Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. (CCC n. 675)

La Chiesa militante, che ama e mai separa o allontana i suoi veri figli appartenenti alla famiglia divina, insegna l’unità, l’umiltà del sangue offerto in sacrificio da quelli più preziosi tra i suoi, dai migliori imitatori e amanti del Cristo Crocifisso: i martiri.

In lui siamo tutti uno poiché Cristo è tutto in tutti. Infatti dice San Paolo: Non c’è Giudeo né Greco, né schiavo né libero né maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (Galati 3,28)

Pertanto colui che divide è il diavolo, il quale non ha amore per nessuno, ma odia tutti. Il padre della menzogna: 

Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio». (Gv 8, 42-47)

Afferma Benedetto XVI: “La verità è che san Francesco ha avuto realmente una relazione immediatissima con Gesù e con la parola di Dio, che voleva seguire sine glossa, così com’è, in tutta la sua radicalità e verità.

Il consenso moralmente unanime dei Santi Padri della Chiesa, che interpretano la Sacra Scrittura – osserva don C. Nitoglia – rappresenta l’eco della Tradizione divino-apostolica e dunque è infallibilmente vera. Ossia quando un numero considerevole di Padri ecclesiastici è concorde nello spiegare in un determinato senso il significato della lettera della Bibbia, essi sono il canale di cui Dio si serve, come Tradizione orale, per farci giungere infallibilmente il vero significato della scrittura.

Ora, restando saldi negli insegnamenti luminosi ed immutabili dell’unico vero Maestro, Cristo Gesù, nasce spontanea la seguente osservazione. Per quale valida ragione, oggi la nuova classe sacerdotale, il collegio episcopale a partire dalla sommità omette, non affronta temi così cruciali del nostro Magistero, così decisivi, forse perché scottanti al potere? La fine dei tempi, il ritorno di Cristo e le verità divine, vale a dire i capisaldi della sana dottrina salvifica per le anime sono senz’altro il segno certo che il regno di Dio non è più così lontano, un miraggio, ma piuttosto è alle porte ormai (cfr. Mt 24).

Le autorità ecclesiastiche hanno il dovere, le dovrebbero urlare sopra dai tetti del Vaticano, ne dovrebbero parlare chiaramente senza più alcuna mistificazione capziosa di queste verità non negoziabili:

Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della terra
si batteranno il petto.
Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! (Ap 1, 7-8)

Siamo pronti ad andare incontro al Signore che viene nell’aria, non appena ritornerà sulla terra nella gloria degli angeli e dei santi a verificare la fedeltà di Roma, a giudicare l’Europa ed il mondo?

Gesù lo dice, avverte la piccola Luisa: “Un giorno scenderò sulle nubi del cielo a giudicare tutte le nazioni.

Sì, davvero. Sembra tutto coincidere sia con le parole dette da San Giovanni Paolo II a Fulda sia con quelle memorabili di Sua Santità Benedetto XVI a Fatima:

Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).

 

CHRISTUS Vincit, CHRISTUS Regnat, CHRISTUS Imperat!

Luciano Mirigliano

 

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.

Talvolta qualcuno chiamerà la Chiesa “trionfalista” come se fosse una società mediocre, puramente umana, centrata sul mero uomo, una società che non abbia niente su cui gloriarsi, come se dovesse prendere un posto modesto vicino alle altre religioni e, modestamente, tacere.

La realtà carissimi fedeli, però, è ben diversa: la Chiesa è una società perfetta animata dallo stesso Spirito Santo, santificante, infallibile, tutta pura, l’immacolata Sposa di Cristo.

Le altre religioni sono tutte false, i loro seguaci devono convertirsi, devono essere evangelizzati, catechizzati, battezzati e santificati, sottomessi al dominio di Cristo Re, Re di tutti gli uomini, non c’è un altra via di salvezza perché Cristo è Dio, l’unico Dio, “uno simile a Figlio d’uomo – dice san Giovanni – con occhi fiammeggianti come fuoco, la voce simile al fragore di grandi acque, che nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio, il Suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza e mi disse: – Io sono l’Alfa e l’Omega, il Vivente, Io ero morto ma ora vivo per sempre ed ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

Dunque, il Nostro Signore Gesù Cristo + che è già Re dell’Universo, Pantocrator, sia da Dio sia da Uomo in virtù dell’unione ipostatica fra la Sua divinità e la Sua umanità, è anche Re di tutti gli uomini in virtù della Sua Passione e Morte in Croce.

La Santa Chiesa Cattolica non si vergogna di Lui, dunque, che altrimenti si vergognerà di Lei davanti al Suo Padre e ai Suoi Angeli, bensì esulta soprattutto oggi nella Festa di Cristo Re, quando ricorda il Suo trionfo su Satana, sul peccato e sulla morte, esulta per Lui ed anche per se stessa, perché sa con certezza assoluta che seguendo il suo Re sul campo di battaglia di questo mondo, trionferà anche Lei.

Quaggiù facciamo parte della Chiesa Militante, militante contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti, e ci gloriamo di combattere sotto i vessilli di Cristo Re, per poter regnare con Lui dopo come Chiesa Trionfante in Cielo, per sempre.

La parola “trionfalista” come la parola “tradizionalista” sono parole moderne invitate da persone moderne per presentare come falso e male ciò che è vero e bene.

La Chiesa ha sempre visto la nostra vita terrena come una lotta dura contro i nemici della nostra salvezza, cioè, il mondo, la carne, il diavolo.

Il mondo, tutto ciò che ci circonda che sia male, le cattive compagnie, le pubblicità, i fiori del male sparsi attraverso i tratti interminabili del computer, la carne, tutti i desideri, gli istinti, le emozioni che lottano contro la ragione, e il diavolo, lui che aumenta i nostri disagi in tutto, obnubilando la nostra fede e la nostra fiducia in Dio insinuando pensieri cattivi, negativi, meschini nella mente, ingannandoci e seducendoci.

Contro questi nemici noi lottiamo in collaborazione con Nostro Signore Gesù Cristo + una collaborazione che culminerà nella Sua gloriosa vittoria sul mondo.

Questa è la visione della Chiesa, la visione tradizionale che, come tutto ciò che è tradizionale nella Chiesa è da accettare da noi come pienamente cattolica.

Gloriamoci, dunque, di combattere sotto i vessilli di questo Re vestito di una Corona e di una Porpora più gloriose di quelle di tutti i re che abbiano mai vissuto su questa terra, essendo gli strumenti dell’opera del Suo Divin Amore; gloriamoci nel Nostro Re, per cui saremo onorati di versare la nostra vita, come Lui ha versato la Sua per noi fino all’ultima goccia del Suo preziosissimo Sangue; gloriamoci di seguirLo in questa vita non con l’arroganza e la superbia, però, bensì nella profondissima umiltà portando la nostra croce dietro a Lui, consapevoli solo della Sua infinita maestà e della nostra iniquità e della nostra nullità, la nostra iniquità che l’ha messo in Croce, e seguendoLo così nell’umiltà, rinnegandoci, e portando la nostra croce vinceremo nella battaglia contro i nostri nemici, e trionferemo e regneremo con Lui per sempre nella gloria della Patria Celeste.

Amen

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

(CATECHESI a cura di un Sacerdote cattolico)

 

+

LUISA PICCARRETA

CONSACRAZIONE A GESÙ RE DELL’UNIVERSO

 

O Gesù, Re dei Re,

Dio di Bontà, Dio di Amore e di Misericordia,

io adoro, amo, ringrazio, glorifico la Tua Volontà Santissima

emanata dalla Tua Onnipotenza,

guidata dalla Tua Sapienza,

accompagnata dalla Tua Bontà ed Amore.

Ovunque ed in ogni tempo, sia nella gioia che nel dolore,

la Tua SS. Volontà, il Tuo Divino Amore,

siano la stella che rimiro, la legge che mi governa,

l’aria che respiro, il palpito del mio cuore,

la sostanza, o meglio la vita della mia vita.

A tal fine unisco a tutte le mie preghiere ed azioni, le Tue,

tutta la mia vita alla Tua,

nonché a quella della Vergine SS. Madre Tua e Madre mia,

di San Giuseppe e di tutti gli Eletti che sono stati, sono e saranno,

con tutto il bene passato e futuro che è reale possibile in Cielo ed in terra.

Io consacro e dono tutto me stesso,

quanto ho, quanto sono, quanto mi appartiene, quanti mi sono cari,

la mia vita, la mia morte, la mia eternità, tutto ciò che hai creato e creerai,

al Tuo Supremo Volere, al Tuo Infinito Amore

e Ti prego, o sapienza infinita,

di scrivermi a caratteri indelebili nel Tuo Adorabile Cuore,

qual Figlio ardente e zelante, del Tuo Divino Volere e del puro amore Tuo.

Io compio questa offerta e donazione nella Potenza del Padre,

nella Sapienza del Figlio,

nella Virtù dello Spirito Santo,

in nome mio ed in nome di tutte le creature

per ottenere l’avvento e l’espansione

della Divina Volontà e del Divino Tuo Amore sulla terra.

Deh! Fa, o mio Signore,

che da ogni labbro e da ogni cuore, come da sacro Altare,

s’innalzi continuamente al Cielo,

la preghiera che Tu stesso per primo rivolgesti al Padre:

“Venga il Tuo Regno,

sia fatta la Tua Volontà

come in Cielo così in terra”.

Così sia.

+

 

Chiesa Cattolica

«IL PICCOLO RESTO»

Pubblicato il

I tempi ci indicano chiaramente che è giunto sulla terra il momento cruciale degli uomini di scegliere, di rinunciare a tutto ciò che può nuocere, mettere in pericolo non solo la vita umana, ma soprattutto la stessa salvezza dell’anima.

Solo la “fede” potrà salvarci, liberandoci da ogni accanimento, dagli attaccamenti sordidi dell’umano volere. Siamo nati per il Cielo, per conoscere, amare e servire Dio nella sua adorabile Divina Volontà. (Cfr. Rm 9)

Ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
e tutto è vanità.” (Qoèlet 12, 7-8)

 

Fiat Voluntas Tua

Luciano Mirigliano

 

 

GIOVANNI PAOLO II A FULDA

Nell’ottobre del 1981, la rivista tedesca Stimme des Glaubins pubblicò un articolo riguardante una discussione avvenuta tra Papa Giovanni Paolo II ed un gruppo selezionato di Cattolici Tedeschi nel novembre del 1980. Ecco di seguito la trascrizione letterale di quella discussione:

Domanda: “Cos’è del segreto di Fatima? Esso doveva venire pubblicato già nel 1960”.
Risposta (del Santo Padre): “Per il suo contenuto impressionante e per non animare la forza mondiale del comunismo a certe ingerenze, i miei predecessori preferirono una “relazione diplomatica”. Inoltre, dovrebbe bastare ad ogni cristiano di sapere quanto segue: quando si legge che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti dalla vita repentinamente, da un minuto all’altro, e ciò a milioni… se si sa questo, non occorre davvero di pretendere la pubblicazione di questo segreto… Molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazione: ma essi dimenticano che il “sapere” porta con sé anche la responsabilità… ma essi vogliono accontentare solo la loro curiosità. Questo è pericoloso quando, in pari tempo, non si vuole fare nulla, dicendo che “già non giova a nulla!”. Il Papa a questo punto afferrò il Rosario dicendo: “Ecco la medicina contro questo male! Pregate, pregate e non interrogate ulteriormente. Tutto il resto raccomandatelo alla Madonna!”.
Domanda: “Come andranno le cose con la Chiesa?”.
Risposta (del Santo Padre): “Dobbiamo ben essere pronti a vicine grandi prove, che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita e la nostra totale donazione a Cristo e per Cristo… Le prove potranno essere ridotte con la vostra e la nostra preghiera, ma non possono (più) essere evitate, perché un vero rinnovamento nella Chiesa potrà avvenire solo in questo modo… come già
tante volte la Chiesa rinacque nel sangue. Non sarà differente neppure questa volta. Siamo forti e prepariamoci, confidando in Cristo e nella sua Madre. Preghiamo molto, e spesso, il Santo Rosario”.

Stimme des Glaubens (Vox Fidei) n° 10 del 1981

 

 

PREDICE LE GUERRE E LA SORTE DI ALCUNI PAESI.

 

Mi sentivo molto afflitta per la privazione del mio amabile Gesù e la mia mente era funestata dal pensiero che il tutto era stato, in me, o lavorio della fantasia o del nemico. Corrono voci di pace e di trionfo per l’Italia, ed io ricordavo che il mio dolce Gesù mi aveva detto che l’Italia sarà umiliata. Che pena, che agonia mortale, pensare che la mia vita era un inganno continuo! Mi sentivo che Gesù voleva parlarmi, ed io non volevo sentirlo, Lo respingevo; ho lottato tre giorni con Gesù e molte volte ero tanto sfinita che non tenevo forza per respingerlo; ed allora Gesù diceva diceva, ed io, pigliando forza dal suo dire, Gli dicevo: “Non voglio sapere nulla!

Finalmente Gesù mi ha cinto il collo col suo braccio e mi ha detto: “Chetati, chetati, sono Io, dammi ascolto. Non ti ricordi che mesi addietro, lamentandoti tu con Me della povera Italia, ti dissi: ‘Figlia mia, perde chi vince e vince chi perde’? L’Italia, la Francia, sono già umiliate, e non saranno più finché non saranno purgate e ritornate a Me libere ed indipendenti e pacifiche. Nel trionfo puramente apparente che godono, loro già subiscono la più grande delle umiliazioni, ché non loro, ma uno straniero, neppure europeo, è venuto a cacciare il nemico; sicché, se si potesse dire trionfo – ciò che non è – [il trionfo] è dello straniero. Ma questo è nulla. Ora più che mai perdono di più, tanto nel morale quanto nel temporale, perché ciò li farà disporsi a commettere maggiori delitti, a rivoluzioni interne accanite, da sorpassare la stessa tragedia della guerra. E poi, quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri, e quello che non si verificherà ora, si verificherà poi. E se qualcuno troverà difficoltà, dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare: il mio parlare è eterno come sono Io.

Ora voglio dirti una cosa consolante: L’Italia, la Francia, ora vincono e la Germania perde. Tutte le nazioni hanno delle macchie nere e tutte meritano umiliazioni e schiacciamenti. Ci sarà un parapiglia generale, sconvolgimento dappertutto; col ferro, col fuoco e con l’acqua, con morti repentine, con mali contagiosi, rinnoverò il mondo, farò cose nuove. Le nazioni faranno una specie della torre di Babele, giungeranno a neppure capirsi tra loro; i popoli si ribelleranno tra loro, non vorranno più re; tutti saranno umiliati e la pace verrà solo da Me, e se senti dir: ‘pace’, non sarà vera, ma apparente.

Quando avrò tutto purgato, ci metterò il mio dito in modo sorprendente e darò la vera pace ed allora tutti quelli che saranno umiliati ritorneranno a Me e la Germania sarà cattolica: ho dei grandi disegni su di essa. L’Inghilterra, la Russia e dovunque si è sparso il sangue, risorgerà la fede e s’incorporeranno alla mia Chiesa. Ci sarà il grande trionfo e l’unione dei popoli. Perciò prega; e ci vuole pazienza, perché non sarà così presto, ma ci vorrà il tempo”.

 

Luisa Piccarreta LdC – Vol. XII 16 Ottobre 1918

Chiesa Cattolica

«IL FIAT È INFERNO PER IL DIAVOLO»

Pubblicato il

LA DIVINA VOLONTÀ È INFERNO PER IL DEMONIO, E LUI LA CONOSCE SOLO PER ODIARLA.

Mi sentivo un certo timore ancora: chi sa non fosse il mio adorabile Gesù che Si benignava di parlarmi, col manifestarmi tante sublimi Verità, specie sulla Volontà Divina, ma il nemico per trarmi in inganno, e mentre pare che con tante verità mi getta in alto, poi mi precipiterà nell’abisso; e dicevo tra me: “Mio Gesù, liberatemi dalle mani del nemico, io non voglio saper nulla, quello che mi sta a cuore è salvarmi l’anima”.

Onde il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, perché temi? Non sai tu che il meno che sappia di Me il serpente infernale è della mia Volontà? Perché non volle farla, e non facendola né la conobbe né la amò; molto meno penetrò nei segreti del mio imperscrutabile Volere per conoscerne gli effetti, il valore della mia Volontà; e se non li conosce, come può parlarne? Anzi, la cosa che più aborre, [è] che l’anima faccia la mia Volontà.

Lui non si cura se l’anima prega, si confessa, fa la Comunione, fa penitenza, se faccia miracoli; ma la cosa che più gli nuoce è che l’anima faccia la mia Volontà, perché come si ribellò alla mia Volontà, così fu creato in lui l’inferno, il suo stato infelice, la rabbia che lo rode; sicché la mia Volontà è inferno per lui, e ogniqualvolta vede l’anima soggetta al mio Volere conoscerne i pregi, il valore, la santità, si sente raddoppiare l’inferno, perché vede nell’anima creare il Paradiso, la felicità, la pace da lui perduta; e quanto più il mio Volere è conosciuto, tanto più resta tormentato e furibondo.

Quindi, come mai può parlarti del mio Volere se forma il suo inferno? E se ti parlasse, le sue parole formerebbero in te l’inferno, perché lui conosce la mia Volontà solo per odiarla, non per amarla, e ciò che si odia non porta mai la felicità, la pace. E poi, la sua parola è vuota di Grazia, quindi non può conferire la Grazia di far fare la mia Volontà”.

Luisa Piccarreta – LdC – XVI Vol. 9 Settembre 1923

Chiesa Cattolica

5 MAGGIO: QUEL MASSONE DI NAPOLEONE.

Pubblicato il

Perché dunque temi se hai lo sguardo del tuo Gesù che sempre ti guarda, ti difende, ti protegge? Se sapessi che significa essere guardato da Me, non temeresti più di nulla”. (Gesù a Luisa Piccarreta)

______________

La “mano nascosta” è infatti un simbolo ricorrente nei rituali del grado massonico “Royal Arch”, ed i leader mondiali che ne fanno uso se ne servono per comunicare agli altri iniziati dell’ordine: “Questo è ciò a cui appartengo, ciò in cui credo e per il quale sto lavorando.” […]

Nel suo saggio su Napoleone e la Massoneria, Tuckett scrive:

“Ci sono prove inconfutabili secondo cui Napoleone conosceva la natura, la finalità e l’organizzazione della Massoneria; nozioni che egli approvava e praticava per promuovere i propri scopi”. (J.E.S. Tuckett, Napoleone e la Massoneria – Link)

 

Il complotto contro la Chiesa

Maurice Pinay scriveva nel 1962:

«Si sta compiendo (con il Concilio Vaticano II) la più perversa cospirazione contro la santa Chiesa […]. Sembrerà […] incredibile a coloro che ignorano questa cospirazione che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal comunismo e dal potere occulto che li governa. Tali agenti sarebbero tra quei Cardinali, Arcivescovi e Vescovi che formano una specie di ala progressista dentro il Concilio» 11.   (di Don Curzio Nitoglia)

______________

 

IL CINQUE MAGGIO

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:


Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.


Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

_______________

Alessandro Manzoni

 

Parafrasi

Egli fu (è morto, è trapassato). Infatti ora giace immobile, avendo esalato l’ultimo respiro, e la sua spoglia è rimasta senza più ricordi, privata della sua anima: chiunque ha saputo la notizia di questa morte è attonito. Tutti restano muti pensando alle ultime ore di quest’uomo inviato dal fato e nessuno sa dire quando un uomo simile tornerà di nuovo a calpestare la terra che lui stesso ha calpestato, lasciando un cammino sanguinoso. Io, come poeta, ho visto Napoleone in trionfo, sul soglio imperiale, ma ho taciuto senza far poesia su questo evento, e ho visto anche il momento in cui, rapidamente, fu sconfitto, tornò al potere e cadde ancora, ma la mia poesia ha continuato a restare in disparte e non mischiarsi a tutte le voci adulanti che aveva intorno Napoleone; adesso il mio ingegno poetico vuole parlare – e si innalza commosso, senza elogi servili o insulti vili – dell’improvvisa morte di una figura simile, e offre alla tomba di quest’uomo un componimento che forse resterà eterno.
Dall’Italia all’Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni rapidissime di quest’uomo seguivano il suo modo di pensare, condusse imprese dalla Sicilia fino al Don, dal Mediterraneo all’Atlantico. Fu vera gloria la sua? Spetta ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle fare di Napoleone (lui) un simbolo della sua potenza divina. La pericolosa e trepida gloria di un grandissimo disegno, l’insofferenza di un animo che deve obbedire ma pensa al potere e poi lo raggiunge e ottiene un premio che sarebbe stato una follia ritenere possibile.
Sperimentò tutto: provò la gloria, tanto più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere regale e l’esilio, due volte è stato sconfitto, e due volte vincitore. Egli stesso si diede il nome: due epoche tra loro opposte guardarono a lui sottomesse, come se ogni destino dipendesse da lui, egli impose il silenzio e si sedette tra loro come un arbitro. Nonostante tanta grandezza, scomparve rapidamente e finì la sua vita in ozio, prigioniero in una piccola isola, bersaglio di immensa invidia e di rispetto profondo, di grande odio e di grande passione.
Come sulla testa del naufrago si avvolge pesante l’onda su cui poco prima lo sguardo dello sventurato scorreva alto e in cerca di rive lontane che non avrebbe potuto raggiungere,così su quell’anima si abbatté il peso dei ricordi. Ah, quante volte ha iniziato a scrivere le sue memorie per i posteri ma su tutte quelle pagine si posava continuamente la sua stanca mano! Quante volte alla fine di un giorno improduttivo ha abbassato lo sguardo fulmineo, con le braccia conserte, preso dal ricordo dei giorni ormai andati.
E ripensò agli accampamenti militari in continuo movimento, alle trincee, allo scintillare delle armi e agli assalti della cavalleria, e agli ordini dati rapidamente e alla loro esecuzione. Ah, forse fra tanto dolore crollò il suo spirito e si disperò, ma arrivò l’aiuto di Dio a quel punto, che lo condusse in una realtà più serena; E lo guidò per i floridi sentieri delle speranze, verso i campi eterni, lo condusse alla beatitudine eterna, che sorpassa ogni desiderio umano, lo guidò dove la gloria terrena non vale nulla.Bella, immortale, benefica fede, abituata ai trionfi! Considera anche questo tuo trionfo e sii allegra perché nessuna personalità più grande si è mai chinata davanti alla croce di Cristo.
Tu (Fede) allontana dalle ceneri di quest’uomo ogni parola maligna: il Dio che atterra e rialza, che dà dolori e consola si è posto accanto a lui, per consolarlo nel momento solitario della sua morte.
Chiesa Cattolica

«MARIA DI NAZARETH E LUISA DI CORATO»

Pubblicato il

Oggi, anniversario di nascita della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la piccola figlia della Divina Volontà. Chi può comprendere quanto sia davvero grande la sua Missione per l’umanità intera, ma soprattutto per la Chiesa ?

Adveniat Regnum Tuum
Luciano Mirigliano


 

Com’è bella la piccolezza! Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: Per la Redenzione si servì della piccolezza della Santissima Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti! Vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo Cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto: “La mia cara piccolina! Ti ho scelta piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli, li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri; non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò, quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo. Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile. Mi piace tanto che le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono usciti; nulla di proprio faccio entrare in loro per non farle perdere la loro piccolezza, e così conservarle la freschezza e bellezza divina, da donde sono usciti”.

Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, Amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola, e Tu dici che mi ami assai perché piccina; come può essere?” E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere. Come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il ‘Tutto’ esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma [è] grandezza da piangere: non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore; sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla. Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Fra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e Questo non solo La conservò piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma La fece La più grande di tutti. Oh, come era bella: piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che La formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo Me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della Redenzione.

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprisse il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi.

Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola. Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null’altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti – molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo – e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ond’io, nel sentire ciò ho detto: “Amor mio e Tutto mio, dimmi, chi sarà questa piccina fortunata? Oh, come vorrei conoscerla!”

E Lui subito: “Come, non l’hai capito chi è? Sei tu la mia piccolina; te l’ho detto tante volte che sei la piccina, e perciò ti amo”. Ma mentre ciò diceva mi son sentita come trasportare fuori di me stessa, in una luce purissima in cui si vedevano tutte le generazioni divise come in due ali, una a destra e l’altra a sinistra del trono di Dio. A capo d’un ala stava l’Augusta Regina Mamma, da cui scendevano tutti i beni della Redenzione… Oh, come era bella la sua piccolezza! Piccolezza meravigliosa, prodigiosa; piccola e potente, piccola e grande, piccola e Regina, piccola, e dalla sua piccolezza pendere tutti, disporre di tutto, imperare su tutti; e solo perché piccina, ravvolgere il Verbo nella sua piccolezza e farlo scendere dal Cielo in terra, per farlo morire per amore degli uomini! All’altra ala si vedeva a capo un’altra piccola – lo dico tremante e per ubbidire! -: era colei che Gesù aveva chiamato ‘la sua piccola figlia del Divin Volere’. Ed il mio dolce Gesù, mettendosi in mezzo a queste due ali, tra le due piccole che stavano a capo, ha preso con una sua mano la mia e con l’altra quella della Regina Madre, e ha unito insieme l’una all’altra dicendo:

“Mie piccole figlie, datevi la mano innanzi al nostro Trono, abbracciate tra le vostre piccole braccia l’Eterna Divina Maestà; a voi solo è dato, perché piccole, abbracciare l’Eterno, l’Infinito, ed entrarci dentro; e se la prima piccola strappò all’Amore dell’Eterno la Redenzione, così la seconda, dando la mano alla prima, venga da Lei aiutata a strappare dall’Eterno Amore il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ora, chi può dire quello che successe? Io non ho parole per sapermi esprimere, solo so dire che sono rimasta più umiliata e confusa, e quasi come una bimba picciosa volevo il mio Gesù per dirgli i miei timori, i miei dubbi, e pregavo che allontanasse da me tutte queste cose – che il solo pensarle temevo che fosse una fine superbia – e mi desse la grazia d’amarlo davvero e di compire in tutto il suo Santissimo Volere. Onde il mio sempre amabile Gesù, ritornando di nuovo, Si faceva vedere dentro di me, e la mia persona serviva come a coprirlo dentro di me; e senza farmi parlare mi ha detto:

“Povera piccina mia, di che temi? Coraggio; sono Io che farò tutto nella mia figlia piccola, tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma Io farò tutto in te. Non vedi come Io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che Mi copre? Sono Io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere; Io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola. E’ la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so, che tu sei nulla e puoi nulla; perciò ti affliggi; ma è la Potenza del mio braccio che vuole e può operare, e Mi piace operare cose grandi nei più piccoli. E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo, Mi sarebbe mancata la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me.

Invece, col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da Lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana carne. Poi fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse ‘una’, quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe [stata] un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da Me preparato.

Quindi, non vuoi tu essere insieme con Me per dare all’uomo l’opera che Io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele; non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te”.

 

LdC – XVI Vol. 10 Novembre 1923