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«MARIA DI NAZARETH E LUISA DI CORATO»

Oggi, anniversario di nascita della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la piccola figlia della Divina Volontà. Chi può comprendere quanto sia davvero grande la sua Missione per l’umanità intera, ma soprattutto per la Chiesa ?

Adveniat Regnum Tuum
Luciano Mirigliano


 

Com’è bella la piccolezza! Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: Per la Redenzione si servì della piccolezza della Santissima Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti! Vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo Cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto: “La mia cara piccolina! Ti ho scelta piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli, li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri; non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò, quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo. Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile. Mi piace tanto che le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono usciti; nulla di proprio faccio entrare in loro per non farle perdere la loro piccolezza, e così conservarle la freschezza e bellezza divina, da donde sono usciti”.

Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, Amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola, e Tu dici che mi ami assai perché piccina; come può essere?” E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere. Come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il ‘Tutto’ esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma [è] grandezza da piangere: non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore; sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla. Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Fra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e Questo non solo La conservò piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma La fece La più grande di tutti. Oh, come era bella: piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che La formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo Me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della Redenzione.

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprisse il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi.

Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola. Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null’altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti – molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo – e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ond’io, nel sentire ciò ho detto: “Amor mio e Tutto mio, dimmi, chi sarà questa piccina fortunata? Oh, come vorrei conoscerla!”

E Lui subito: “Come, non l’hai capito chi è? Sei tu la mia piccolina; te l’ho detto tante volte che sei la piccina, e perciò ti amo”. Ma mentre ciò diceva mi son sentita come trasportare fuori di me stessa, in una luce purissima in cui si vedevano tutte le generazioni divise come in due ali, una a destra e l’altra a sinistra del trono di Dio. A capo d’un ala stava l’Augusta Regina Mamma, da cui scendevano tutti i beni della Redenzione… Oh, come era bella la sua piccolezza! Piccolezza meravigliosa, prodigiosa; piccola e potente, piccola e grande, piccola e Regina, piccola, e dalla sua piccolezza pendere tutti, disporre di tutto, imperare su tutti; e solo perché piccina, ravvolgere il Verbo nella sua piccolezza e farlo scendere dal Cielo in terra, per farlo morire per amore degli uomini! All’altra ala si vedeva a capo un’altra piccola – lo dico tremante e per ubbidire! -: era colei che Gesù aveva chiamato ‘la sua piccola figlia del Divin Volere’. Ed il mio dolce Gesù, mettendosi in mezzo a queste due ali, tra le due piccole che stavano a capo, ha preso con una sua mano la mia e con l’altra quella della Regina Madre, e ha unito insieme l’una all’altra dicendo:

“Mie piccole figlie, datevi la mano innanzi al nostro Trono, abbracciate tra le vostre piccole braccia l’Eterna Divina Maestà; a voi solo è dato, perché piccole, abbracciare l’Eterno, l’Infinito, ed entrarci dentro; e se la prima piccola strappò all’Amore dell’Eterno la Redenzione, così la seconda, dando la mano alla prima, venga da Lei aiutata a strappare dall’Eterno Amore il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”. Ora, chi può dire quello che successe? Io non ho parole per sapermi esprimere, solo so dire che sono rimasta più umiliata e confusa, e quasi come una bimba picciosa volevo il mio Gesù per dirgli i miei timori, i miei dubbi, e pregavo che allontanasse da me tutte queste cose – che il solo pensarle temevo che fosse una fine superbia – e mi desse la grazia d’amarlo davvero e di compire in tutto il suo Santissimo Volere. Onde il mio sempre amabile Gesù, ritornando di nuovo, Si faceva vedere dentro di me, e la mia persona serviva come a coprirlo dentro di me; e senza farmi parlare mi ha detto:

“Povera piccina mia, di che temi? Coraggio; sono Io che farò tutto nella mia figlia piccola, tu non farai altro che seguirmi fedelmente, non è vero? Tu hai ragione che sei troppo piccola e non puoi nulla, ma Io farò tutto in te. Non vedi come Io sto in te e tu non sei altro che l’ombra che Mi copre? Sono Io che valicherò in te gli eterni ed interminabili confini del mio Volere; Io che abbraccerò tutte le generazioni per portarle insieme con la tua ombra ai piedi dell’Eterno affinché le due volontà, l’umana e [la] Divina, si bacino insieme, si sorridano e non più si guardino tra loro come estranee, divise ed in cagnesco, ma una si fonda nell’altra e si formi una sola. E’ la potenza del tuo Gesù che ciò deve fare, tu non devi fare altro che aderire. Lo so, lo so, che tu sei nulla e puoi nulla; perciò ti affliggi; ma è la Potenza del mio braccio che vuole e può operare, e Mi piace operare cose grandi nei più piccoli. E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di passaggio, ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo, Mi sarebbe mancata la via per scendere, la stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi mancherebbe tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me.

Invece, col trovare la mia Volontà nella mia diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti; al più feci cambio d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che tenevo in Cielo, in virtù della mia Volontà posseduta da Lei lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana carne. Poi fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l’operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l’uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse ‘una’, quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l’uomo come fu creato; sarebbe [stata] un’opera a metà, non intera, ed il tuo Gesù non sa fare opere incomplete; al più aspetto secoli per dare il bene completo da Me preparato.

Quindi, non vuoi tu essere insieme con Me per dare all’uomo l’opera che Io completai con la mia venuta sulla terra? Perciò sii attenta e fedele; non temere, ti terrò sempre piccola per poter maggiormente completare i miei disegni su di te”.

 

LdC – XVI Vol. 10 Novembre 1923